Dopo la calma dell'anno scorso la Sem scruta il futuro
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L'altalena degli arrivi
di migranti in Svizzera
ANDREA STERN


La calma dopo la tempesta. Forse anche la calma prima della tempesta, a dipendenza di come evolveranno gli scenari internazionali. Quel che è certo è che il 2018 è stato l’anno meno movimentato dell’ultimo decennio ai confini elvetici. Gli arrivi di migranti si sono rarefatti e complessivamente in Svizzera sono state depositate 15255 domande d’asilo. Poche se si pensa che dall’inizio della primavera araba, nel dicembre 2010,  gli aspiranti rifugiati erano sempre stati più di 20mila. E che nel 2015 si toccò un picco di 39523 domande d’asilo. In seguito la pressione migratoria è gradualmente calata per raggiungere l’anno scorso, come detto, il livello più basso dal 2007.
Tuttavia nei primi mesi di quest’anno il numero di domande è tornato a salire. Solo lievemente, per ora. Tuttavia le incognite dietro l’angolo sono parecchie. "Alla luce dei numerosi focolai di crisi e di conflitti in Medio Oriente e in Africa - ha spiegato la Segreteria di Stato della migrazione (Sem) -  il potenziale migratorio resta elevato. Non si può pertanto escludere un nuovo aumento delle domande d’asilo nel 2019".
Da parte di chi? E da dove? Anche in questo caso non è facile fare previsioni affidabili. Negli ultimi anni ad esempio si è parlato molto della primavera araba come causa scatenante delle migrazioni, ma in realtà non tutte le persone arrivate in Svizzera erano arabe. Anzi, solo una minoranza era araba, a cospetto di una maggioranza africana. Dalle statistiche dei richiedenti l’asilo assegnati al Ticino si osserva che nel 2011 la nazionalità più rappresentata era quella tunisina. Si trattava quindi di fuggiaschi da un Paese direttamente colpito dalle agitazioni. Però già l’anno seguente la palma è passata ai nigeriani. Nel 2013 al primo posto c’erano i siriani ma poi negli anni seguenti la nazionalità più rappresentata è sempre stata quella degli eritrei.

a.s.
14.04.2019


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