In calo i flussi di soldi spediti dai migranti nei Paesi d'origine
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Anche cento franchi
valgono una vita
MAURO SPIGNESI CLEMENTE MAZZETTA


Chi è riuscito a costruirsi una nuova vita non dimentica le origini. Ma soprattutto non dimentica i familiari. Così, come "formichine" che risparmiano, i migranti spediscono soldi a casa ogni mese, anche se sempre meno con i canali tradizionali che soffrono la "stretta" delle norme contro il riciclaggio. Cento, duecento, trecento franchi alla volta. Che però messi insieme fanno una bella cifra: oltre otto miliardi, di cui due miliardi e mezzo di franchi destinati ai Paesi extra Ocse, dunque quelli in via di sviluppo, secondo i calcoli della Banca mondiale. Sono le cosidette "rimesse", appunto i denari che gli stranieri residenti in Svizzera, quelli che lavorano, inviano nel loro Paese d’origine. Ed è una cifra in crescita: 20 anni fa il flusso verso gli Stati in difficoltà era di un miliardo e 700 milioni.
"Sono una voce importate che va comporre il Pil in alcuni Paesi poveri", spiega (vedi articolo sotto) il presidente della Fosit Pietro Veglio. In India e Messico, ad esempio, le "rimesse" superano gli investimenti diretti dall’estero. La Banca mondiale per  stabilire la cifra ha fatto una stima annuale calcolando il numero di migranti e il flusso di denari delle agenzie che permettono di spedire soldi, una ottantina in tutta la Confederazione. Facendo un rapporto si potrebbe calcolare, indicativamente, che dal Ticino ai Paesi extra Ocse parte circa il cinque per cento di questo flusso, ossia qualcosa attorno a 125 milioni all’anno. A livello internazionale, sempre secondo calcoli della Banca Mondiale, il flusso che parte dagli emigrati verso i loro Paesi d’origine, è di 466 miliardi. Tanto è vero che diversi Paesi tassano questi trasferimenti e altri, come l’Italia, vogliono imporre un’aliquota attorno l’1 e mezzo per cento. Anche in Svizzera ci sono state richieste in questo senso (una di Lorenzo Quadri della Lega) ma il Consiglio federale ha risposto che è necessaria "una modifica costituzionale" e che tuttavia "risulta inopportuna".
"Sono sempre i soliti che vengono da noi a spedire i loro risparmi alle famiglie d’origine. Si tratta di cifre modeste. Parliamo di 100 o 200 franchi per volta", dicono alla "FXGlobalchang"di Agno. Qui trattano mediamente un centinaio di transazioni al mese. La destinazione prevalente è il Sud America. "Ma non sono pochi neppure quelli che inviano denaro nei Paesi dell’Est, in particolare in Romania o verso l’ex jugoslavia . Abbiamo anche clienti che spediscono  in Africa", aggiunge l’impiegato. Stabile l’afflusso di clienti. "Ho anche bloccato una serie di transazioni che puzzavano, vere e proprie truffe in cui erano caduti dei ticinesi", aggiunge il responsabile dell’ufficio: "Chiedo sempre se spediscono denaro alla famiglia. Se sanno a chi stanno inviando i soldi". In calo invece l’afflusso di clientela alla "Money Gray" di Agno. "In passato facevano 4 anche 5 spedizioni al giorno, oggi molte meno. Tutto è diventato complicato a seguito delle norme antiriciclaggio", afferma l’impiegata. Anche in questa agenzia, sono numerosi i clienti che inviano soldi in Sudamerica.

c.m./m.sp.
12.05.2019


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