I risultati dell'Indagine Swissnoso sulle infezioni operatorie
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Sale operatorie
dis... infettate
PATRIZIA GUENZI


Subentrano dopo un intervento chirurgico, un trapianto di organo, una protesi o un parto cesareo. Le infezioni ospedaliere sono la complicanza più frequente e grave per i pazienti ricoverati. Batteri che penetrano nelle incisioni appena suturate e possono provocare lunghe e pesanti conseguenze, anche dopo la dimissione. Solo in Svizzera si calcola che il 7-8% dei pazienti contragga un’infezione durante un ricovero. Sono la causa di circa 70mila casi di malattia e di 2000 decessi all’anno. Da qui la soddisfazione delle strutture sanitarie ticinesi, pubbliche e private per i recenti risultati (2018) dell’indagine Swissnoso sulla sorveglianza delle infezioni "del sito chirurgico". Gli istituti dell’Ente ospedaliero (Eoc), le cliniche Luganese Moncucco, Santa Chiara di Locarno, Ars medica e Sant’Anna di Lugano hanno registrato, per la maggioranza degli interventi presi in esame (periodi novembre 2016-ottobre 2017/novembre 2017-ottobre 2018), tassi al di sotto della media svizzera. Significa che i sistemi di sorveglianza continua funzionano.
Dati, spiegano gli esperti, da prendere con le pinze. Molto dipende dal numero di pazienti che un ospedale cura ogni anno e dal tipo di intervento. Non sempre, ad esempio, è possibile preparare il paziente in modo adeguato il paziente. "Come nel caso di una diverticolite, un’infiammazione con batteri, dove il ricovero avviene d’urgenza", spiega il dottor Paolo Ferrari, direttore area medica Eoc. Emerge dai dati del Civico di Lugano, il più grande dell’Ente, spesso confrontato con interventi altamente specializzati, che inevitabilmente alzano le medie rispetto ad altri ospedali che non eseguono queste operazioni.
La Moncucco ha registrato lo 0,5% di casi di infezione dopo una colecistectomia; l’8,8% per gli interventi al colon, lo 0% per i bypass gastrici. Buoni i risultati anche per le due cliniche luganesi del gruppo Swiss Medical Network, Ars Medica e Sant’Anna. Il dato più indicativo per quest’ultima, conosciuta soprattutto per il reparto maternità, sono i cesarei: 1.3%, contro una media nazionale dell’1.8%.
Tassi differenti, come detto, negli ospedali svizzeri di grandi dimensioni, dove gli interventi a rischio sono di routine. Maggiori, di un terzo, infatti, risultano le infezioni post operatorie di ferite, seguite dalle infezioni delle vie respiratorie inferiori (18%), delle vie urinarie (15%) e del flusso sanguigno (13%). Colpiscono soprattutto i più anziani e i degenti nei reparti di cure intensive. In sostanza, la poca affidabilità dei dati aumenta con la diminuzione del numero di casi. I risultati dei nosocomi con un basso numero di casi, sottolineano gli esperti, vanno dunque interpretati con prudenza. Fondamentale, anche, considerare quanti interventi di un certo tipo compie in un anno un chirurgo, piuttosto che il numero totale di quel tipo di operazioni fatte da un ospedale. Se un chirurgo ne fa sessanta l’anno avrà molta più esperienza di dieci chirurghi che si suddividono trecento casi.
Intanto, i risultati Swissnoso confermano l’impegno delle strutture del cantone e di tutti gli operatori sanitari contro le infezioni. Attraverso campagne di sensibilizzazione, giornate di studio per il personale, anche quello non sanitario. Un buon risultato anche per la Santa Chiara: azzerati rispetto al 2017 i tassi di infezione al colon (erano il 9%), per le ernie (2,99%) e per i cesarei (1,87%).
In totale, dall’inizio della sorveglianza, giugno 2009, Swissnoso ha completato oltre 420mila casi. I pazienti sono stati seguiti anche dopo l’uscita dall’ospedale. Ciò permette di avere dei tassi che riflettono il più possibile la realtà. Gli ospedali e le cliniche che hanno partecipato al rilevamento, oltre 170 in Svizzera possono fare dei confronti con gli altri partecipanti (anche se anonimizzati), tenendo conto di alcuni fattori di rischio ma non legati alla qualità. Swissnoso presenterà infatti tutti i risultati solo il prossimo autunno.

pguenzi@caffe.ch
12.05.2019


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