Prostitute e i gestori dei locali a luci rosse parlano di crisi
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"I nostri clienti in 2 anni
sono più che dimezzati"
MAURO SPIGNESI


Giovanna, 45 anni, con appartamento privato a Lugano dove nel sito di appuntamenti a luci rosse promette "massaggi tantra e tanta seduzione" risponde con voce assonnata già al primo squillo: "Sì, confermo, c’è crisi. Da due anni a questa parte il numero di habitué è calato progressivamente, direi che si sono dimezzati. C’è poco denaro in giro, gli affari in Italia da dove vengono tanti nostri clienti arrancano e di riflesso anche noi non guadagnamo più come prima". Dieci anni fa il mercato della prostituzione garantiva allo Stato circa 10 milioni di imposte e i locali erano più di trenta. Oggi quelli autorizzati dalle autorità comunali si sono ridotti a otto. "Che ci sia crisi lo si vede in tutti i settori, non soltanto nel nostro - spiega l’ex gestore dell’Hollywood che oggi ha spostato la sua attività soprattutto nel Mendrisiotto, anche se ha in piedi il progetto per un grande locale a Cadenazzo e un altro a Chiasso -. Quando lavoravo nella sicurezza di un night di Pazzallo, era il 2008, ogni settimana arrivavano sino a tremila clienti, persino dal meridione d’Italia e da Zurigo. Era un via vai incessante". Le cause, sia secondo le ragazze che secondo i gestori dei locali, sono molteplici. "La clientela - dice Anna, anche lei con appartamento a Lugano - è completamente cambiata. Oggi per attirare i clienti dobbiamo essere presenti non soltanto nelle piattaforme sul web ma dobbiamo magari fare qualche sconto ai più affezionati frequentatori perché a volte ci portano qualche amico. Insomma, bisogna arrangiarsi".
Chi lavora in proprio, nei 95 appartamenti (un numero complessivamente stabile negli ultimi due anni) censiti dalla sezione Teseu della Polizia cantonale, sente di più le difficoltà. "Io praticamente da tempo lavoro sempre con gli stessi clienti - dice Lola di Lugano, brasiliana da anni in Ticino, salvo una breve parentesi a Zurigo dove però dice di non essersi trovata bene -. È vero  che c’è la crisi ma tutto sommato a me va bene così. Conosco gli uomini che vengono qui, so le loro abitudini e con alcuni abbiamo instaurato un rapporto d’amicizia". Cinzia di Locarno invece dice non essere affatto ottimista. "È sempre più difficile. C’è una concorrenza spietata, ci sono ragazze che arrivano qui, restano tre-quattro mesi e poi vanno via. Noi invece che lavoriamo stabilmente in Ticino siamo controllate continuamente, paghiamo le tasse e mentre calano i clienti aumentano gli affitti e le spese. Comprese quelle per la pubblicità che siamo necessariamente costrette a fare. Non solo, chi arriva da fuori solo per un fine settimana può permettersi di tutto, anche di essere poco carina con i clienti. Se lo facciamo noi si sparge la voce e sono guai".
Dagli appartamenti ai locali storici a luci rosse la situazione cambia. "Qui da noi - spiega un addetto di uno storico locale di Pazzallo - il flusso delle ragazze non è mai mancato. Ma certo, almeno così mi dicono, non è più quello dei tempi d’oro". In un night non lontano la musica non cambia: "Crisi? È una parola grossa, certo stiamo attraversando un periodo poco vivace ma non possiamo lamentarci". Secondo l’ex gestore dell’Hollywood, all’origine delle difficoltà non c’è un solo motivo. "Le cause - dice - sono molteplici. Dalla caduta del segreto bancario che spinge meno persone facoltose in Ticino alla stretta arrivata dopo l’operazione Domino del Ministero pubblico, che ha chiuso parecchi locali, sino alle incertezze che sta vivendo l’Italia da dove veniva gran parte della clientela. Poi c’è un aspetto etico. Seppure la prostituzione è legale c’è chi legittimamente non la vede di buon occhio. E un imprenditore che vuole investire in questo settore oggi deve fare i conti con tutti questi aspetti". Da qui la continua necessità di reinventarsi. "Io ho sempre creato locali dove si può passare una serata in compagnia non necessariamente per andare in stanza con una ragazza - aggiunge l’imprenditore -. E per questo bisogna periodicamente diversificare, proporre giornate o fine settimana a tema".
Lucy di Lugano che nei siti di annunci sottolinea di essere "una novità assoluta" non avverte le difficoltà: "Qui chi vuol essere in regola può lavorare tranquillamente. Io faccio la escort, ho una clientela medio alta e devo onestamente dire che non posso e non voglio parlare di crisi anche se contrariamente a quanto si pensa anche noi abbiamo spese da affrontare, perché ci dobbiamo spostare spesso e non sempre il cliente paga la trasferta". Da quando l’operazione Domino ha praticamente tagliato fuori le prostitute extracomunitarie, soprattutto sudamericane, lasciando il campo a quelle con passaporto dell’Unione europea, si è assistito a uno spostamento progressivo sulla linea di confine. Tanto che le ragazze che lavorano in Ticino fanno notare spesso che in Italia, seppure la prostituzione sia vietata, c’è un mercato florido. "Basta guardare i siti - osserva un gestore di night -. Ci sono decine e decine di annunci. Poi è chiaro che questa fascia di clientela manca a noi". Ed è un po’ la sintesi del discorso di Pamela, anche lei escort, con un forte accento del sud Italia: "Chi sta ferma magari sente la crisi. Io ad esempio - spiega - da anni mi muovo da una città all’altra e arrivo spesso qui in Ticino, dove mi annuncio alla polizia regolarmente per non avere problemi. Perché il cliente oggi bisogna andare a cercarlo".
mspignesi@caffe.ch
12.05.2019


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