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In una ricerca mondiale vince la correttezza elvetica
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Più onesti del previsto,
restituiamo il portafogli
PATRIZIA GUENZI


Più onesti se in ballo non ci sono soldi. Gli svizzeri sono in cima alla classifica di un ampio esperimento effettuato in 40 Paesi per sondare la correttezza di chi trova un portafogli con dentro documenti, chiavi, biglietti da visita e denaro. Se il portamonete non contiene soldi, gli svizzeri sono solerti nel riconsegnarlo, contrariamente a cinesi, ghanesi e turchi ad esempio. Ma se intuiscono il fruscio delle banconote allora dalla vetta gli elvetici scivolano al quarto posto. Superati, per onestà, dai cittadini della Danimarca (in testa), della Svezia e della Nuova Zelanda; a pari merito invece con quelli della Repubblica Ceca e della Norvegia.
Insomma, svizzeri integerrimi ma non al cento per cento. Anche se, va detto, l’esperimento - un test sull’onestà i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science - ha coinvolto 355 città di 40 nazioni e arrivare quarti è comunque un risultato più che onorevole. Molto peggio hanno fatto peruviani, cileni, messicani, portoghesi e argentini.
L’esperimento è stato replicato ben 17mila volte, con finti casi di portamonete smarriti in differenti luoghi pubblici, dai negozi ai musei. I ricercatori delle università di Zurigo, del Michigan e dell’Utah si sono dovuti improvvisare attori. Hanno fatto finta di aver trovato un borsellino per terra, nella hall di un hotel, in un ufficio postale, in una banca, in un centro commerciale. E poi lo hanno consegnato alla prima persona che era lì, vicino a loro, adducendo la scusa di non avere tempo per cercare il proprietario.
Comunque sia, in generale tutti i Paesi, chi più e chi meno, hanno dato prova di correttezza. Ogni portafoglio, realizzato in plastica trasparente, conteneva tre biglietti da visita (con indirizzo e-mail), una lista della spesa, una chiave e potevano pure esserci dei soldi, l’equivalente in potere d’acquisto e valuta locale di 13,45 dollari. Dunque, siamo più onesti di quanto pensiamo? "In realtà, in questi casi - spiega Ivan Battista, psicologo e psicoterapeuta -, subentrano i nostri valori morali. Lo zoccolo duro dei nostri principi e ideali. Quelli che ci sono stati trasmessi dalla nostra cultura, sia da quello che viene definito lo spirito nazionale che dall’educazione familiare. Macrocultura e microcultura dal punto di vista morale, insomma".
Eppure tutti, dite la verità, vi sareste aspettati un comportamento molto meno virtuoso. Lo dimostra pure l’enfasi dei media, il modo in cui è stato  accolto lo studio (peraltro finanziato da un think tank svizzero). Sorpresi pure gli stessi ricercatori, che in partenza avevano intervistato 279 tra economisti ed esperti e un campione di 300 americani. E quasi tutti, avevano ipotizzato una "risposta" molto meno virtuosa. Anche se, guardando attentamente i risultati della ricerca, il tutto andrebbe un poco ridimensionato. Infatti, la media degli onesti, se presi in toto, non arriva al 60%, in certi casi abbondantemente al di sotto del 40%. Ma non importa. Non stiamo lì a sottilizzare.
In generale, l’onestà prevale. I risultati sono più che confortanti, dicono gli autori. Inaspettati. "I nostri comportamenti sono dettati da una sorta di ‘super Io’ che ci controlla, ci dice ciò che possiamo fare e ciò che invece dobbiamo evitare", riprende Battista. Anche se, aggiunge, "secondo Carl Jung siamo fatti di luce e ombra, tutto quello che vogliamo essere in realtà a volte non siamo. In situazioni limite a volte la nostra morale fa cilecca".

p.g.
14.07.2019


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