Dietro il suicidio di un celebre avvocato un progetto nell'emirato
Il sogno di Dubai
s'infrange nei debiti
MAURO SPIGNESI
Il sogno dorato di Dubai è andato a infrangersi tra i debiti a Lugano. E quello che doveva essere un importante investimento nella Marina più esclusiva al mondo, s'è trasformato in tragedia con un volo da un ponte di ferro ai confini tra Bergamo e Merate. L'avvocato Enrico Todisco Grande qualche settimana fa qui è arrivato a bordo della sua Bmw, dopo aver lasciato il suo studio di Paradiso, e prima di lanciarsi da ottanta metri d'altezza ha lasciato un bigliettino alla sua compagna: "Scusate, non ce la faccio più". Il legale aveva tentato in tutti i modi di raddrizzare un progetto rilevato da una società che s'era incartata tra difficoltà economiche e pasticci legati ai permessi: la costruzione di una torre superlusso di 40 piani a Dubai, simile ad altri giganteschi palazzi con nomi suggestivi come Dolce vita e Pavarotti Tower. L'avvocato era intervenuto in prima battuta come legale dell'interior designer americana Katherine Prince, ex moglie di Leonardo Mondadori, che con i figli aveva acquistato buona parte degli appartamenti che dovevano essere costruiti nell'emirato. Ma evidentemente il piano di salvataggio, partito nel 2007, non ha funzionato come previsto e le difficoltà economiche hanno forse logorato il professionista e innescato il dramma.
Esperto di trust e norme antiriciclaggio, relatore ai corsi organizzati dal Centro studi bancari di Vezia, l'avvocato Enrico Todisco Grande aveva tra i suoi clienti molte importanti famiglie ticinesi e del nord Italia, nonché altrettanto importanti società internazionali. A Dubai era di casa, tanto che aveva aperto uno studio. E sempre lì aveva sposato il progetto per la torre alla quale era stato il nome Kpm, la firma di Katherine Prince Mondadori. Todisco Grande ci ha messo la faccia e ha provato a disperatamente a strappare dalle sabbie dell'emirato il progetto costituendo una società a Lugano, la Kpm Immobilière Svizzera Sa (capitale nominale 100 mila franchi) e un'altra a Dubai, la Marina Exclusive.
La torre, inizialmente, era stata progettata e portata avanti da un'altra proprietà, la New World Investiment di un gruppo arabo iraniano, che aveva venduto praticamente sulla carta degli appartamenti a investitori di mezzo mondo, soprattutto italiani, attirati da favolose previsioni di rendimento. Ma a Dubai, dove allora si stava realizzando il grattacielo più alto al mondo (828 metri), era esplosa una devastante bolla immobiliare e tutto s'era fermato. Così Todisco Grande aveva cercato, con l'aiuto di architetti e ingegneri, di modificare gli interni e razionalizzare gli spazi. Poi aveva tentato di contattare tutti gli investitori chiedendo loro qualche sacrificio, spiegando che dovevano rinunciare a dei metri quadri in modo da avere più spazi da mettere in vendita e recuperare quanto più denaro possibile per terminare i lavori. In una lettera aveva anche precisato: "La nostra è un'operazione di salvataggio e non è dettata dal desiderio di diventare immobiliaristi".
La sua era, tuttavia, un' operazione a rischio: nel caso fosse fallita la prima società a nessuno sarebbe rimasto nulla o quasi, e comunque i tempi di una causa civile sarebbero stati lunghissimi. Ma le sue rassicurazioni non erano bastate agli investitori che nel frattempo avevano tirato fuori i soldi senza vedere neppure una mattonella di quanto acquistato. La Kpm doveva dunque colmare anni di ritardi dalla precedente gestione e pagamenti mai onorati. In risposta a un cliente piccato, l'avvocato Todisco Grande aveva scritto: "Mi sento responsabile professionalmente e personalmente per la riuscita del progetto". E poi: "Nel caso si dovesse dimostrare che il truffatore sono io", aveva sottolineato, "sarò io a pagarne le conseguenze". Quasi un tristissimo presagio.
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22-04-2012 01:00