L'iniziativa "posti liberi" salvò 500 profughi da Pinochet
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Il biglietto per la libertà
tra Cile e Ticino
EZIO ROCCHI BALBI


Quarant'anni fa, l'11 settembre 1973, con un golpe le Forze armate cilene rovesciarono il governo democraticamente eletto del presidente socialista Salvador Allende (che morì durante il colpo di Stato) istaurando il regime di Augusto Pinochet. Pochi mesi dopo, con un'iniziativa senza precedenti (e che difficilmente sarebbe ripetibile ai nostri giorni) il Ticino scrisse una delle pagine più belle della sua storia recente. Con la campagna "Posti liberi" si creò una rete di solidarietà che sfidando la legge permise a 500 profughi in fuga dalle atrocità della giunta cilena e ai loro famigliari di trovare rifugio nel cantone.
"E io fui uno dei primi ad arrivare in Ticino nel febbraio '74, passando da Chiasso perchè dopo i primi sei profughi arrivati in aereo a Ginevra chiusero i voli - ricorda il 61enne Miguel Angel Cienfuegos, direttore artistico del teatro Paravento, che allora aveva 22 anni -. Eravamo spaventati, ma soprattutto aleggiava un senso di sconfitta. Mi hanno ospitato diverse famiglie ticinesi, sino agli Stolz di Gordevio. È grazie a loro che ho conosciuto Dimitri, che pure ha ospitato profughi cileni. Un'esperienza toccante, anche perché noi sapevamo benissimo che i ticinesi stavano compiendo un atto illegale, rischiando procedimenti penali. Ma la loro preoccupazione era di infonderci sicurezza, tranquillità, evitavano di accennarci ai rischi che correvano per non trasmetterci il panico per dover scappare un'altra volta". Un'iniziativa solidale sì, ma illegale, visto che il Consiglio federale, riunito in seduta straordinaria, aveva deciso di introdurre l'obbligo del visto di entrata per coloro che dal Cile volessero recarsi in Svizzera. Un divieto, quello dell'allora ministro della Giustizia, il democristiano Kurt Furgler, cui i ticinesi fecero spallucce.
"Può stupire la rigidità di allora, ma vanno considerate le contingenze storiche. Era la prima volta dal dopoguerra che c'erano profughi non europei e, naturalmente, pesava pure il clima della Guerra fredda - spiega lo storico Maurizio Rossi, del Dodis di Berna (il centro Documenti diplomatici svizzeri) autore de "Solidarité d'en bas et raison d'Etat", l'unico saggio pubblicato sull'argomento -. Solo nel 2005, per la prima volta, i documenti del tempo sono stati accessibili e ho potuto consultare con alcune deroghe i dossier, e neanche tutti. Ma il clima politico nel Paese è facilmente ricostruibile: proprio quell'anno si votava l'iniziativa popolare sull''Inforestierimento e la sovrappopolazione della Svizzera'".
Contro molti ticinesi, infatti, fu aperto un procedimento penale. Incluso il pastore Guido Rivoir (vedi articolo a lato) che aveva raccolto il restimone del parroco di Vogorno Cornelio Koch, intessendo una rete di coraggiosi benefattori, di tutti i ceti e delle più diverse ideologie, per offrire un biglietto ticinese per la libertà agli esuli cileni. Viaggi da organizzare e pagare, quindi soldi da raccogliere, contatti, vitto e alloggio, cure mediche. Il tutto praticamente in un'atmosfera di semiclandestinità. "Sì tutto vero, ma questo divieto noi l'interpretavamo come un 'compitino' per il  procuratore pubblico che doveva dare le sue 'giustificazioni' a Berna - spiega Giancarlo Nava, allora docente liceale,  che, con la moglie Annamaria, ospitò per diversi mesi l'esule Hector Antezana in attesa del ricongiungimento con moglie e figli -.Poi li abbiamo aiutati a metter su casa a Stabio, Hector ormai lavorava come elettricista... È stata un'esperienza umana notevole, non la ritenevamo un bel gesto, ma una cosa naturale. Un'esperienza che, purtroppo, penso sia irripetibile nel Ticino di oggi".
Un clima che sarà rievocato  dalla trasmissione Falò in onda il prossimo 29 agosto. Ma anche  nella mostra che verrà allestita al  Liceo Cantonale di Lugano, nell'ambito di un ciclo di conferenze sui diritti umani. Un'esposizione con i manifesti del 1973/1974, sul tema della solidarietà con i perseguitati cileni, il sostegno ticinese e le stampe dei giornali dell'epoca.

erocchi@caffe.ch
@EzioRocchiBalbi
25.08.2013


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