Gli investimenti sulla prevenzione incidono sui bilanci
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L'impagabile prezzo
dei costi della sicurezza
CLEMENTE MAZZETTA


Quello che si spende per la sicurezza sul posto di lavoro, è un investimento, non un costo - sostiene Davide Rotanzi, responsabile dell’Ufficio consulenze sicurezza  lavoro (Ucsl) -. Le misure di prevenzione descritte nei capitolati, previste dalla legge e dall’ordinanza sui lavori hanno ovviamente dei costi per le aziende. Ma, oltre al valore etico, hanno anche un riscontro economico". Basti pensare cosa implica fermare un cantiere, sostituire un infortunato, valutare le responsabilità. Vale il detto: chi più spende meno spende. La Suva (l’Istituto svizzero di assicurazione contro gli infortuni), ad esempio, calcola i costi assicurativi in base al numero degli infortuni registrati con un sistema bonus-malus. Quanto più sono i dipendenti e i rischi di infortunio, tanto maggiore, in media, è il volume dei premi.
"È difficile però dire quanto incidano i costi complessivi per la sicurezza sui volumi di lavoro - osserva Mauro Galli, presidente della Società Svizzera impresari costruttori del Ticino (Ssic) -. Ma se gli infortuni nei cantieri  diminuiscono , scendono anche i costi relativi ai premi".
Ma questo è solo un aspetto del problema. La sicurezza aziendale oltre al costo assicurativo, ne prevede uno di prevenzione, misure a cui si aggiungono costi indiretti e amministrativi. Anche nascosti,  come quello della reputazione, ovvero delle perdite economiche che possono avvenire in seguito ad un incidente che evidenzia la carenza di misure antinfortunistiche, come il costo legale, di rimpiazzo del personale, di nuova formazione...
"Le misure di prevenzione e di sicurezza interessano molti aspetti - nota Galli -. Si parte dal vestiario, dai mezzi di protezione personali, dal casco, dalle scarpe antinfortunistiche, e si va ai mezzi speciali, alla formazione interna del personale sul cantiere, a quella esterna. Occorre avere un responsabile della sicurezza costantemente aggiornato. Tutto ha un costo, ovviamente. Difficile dire quanto incida percentualmente sui bilanci aziendali. A ragion veduta, tutto considerato, si può dire che la sicurezza è ormai diventata una spesa rilevante". Che ha permesso di raggiungere una maggior sicurezza sul posto di lavoro. Il Ticino, che fino a 15 anni fa aveva un’incidenza infortunistica nei cantieri elevatissima, è decisamente migliorato. "Dal 2013 abbiamo una frequenza di infortuni che è costantemente più bassa rispetto alla media svizzera - aggiunge Galli -. Segno che abbiamo fatto passi avanti. Anche se nel nostro settore l’incidente non si può mai escludere".
In Svizzera ogni anno sono in media un centinaio le persone che perdono la vita per un infortunio sul lavoro. Una statistica che vede il Ticino con un media pluriennale di due decessi. "La situazione non è quella dei primi anni Duemila - osserva il sindacalista di Unia Dario Cadenazzi -. Oggi le imprese rispettano gli obblighi legali e contrattuali sulla sicurezza e la prevenzione, anche se c’è sempre qualcuno che fa il furbo. Il problema è che i grandi committenti impongono alle imprese scadenze  troppo ravvicinate. Cosa che ha fatto esplodere i ritmi di lavoro e accresciuto lo stress nei cantieri con tutto quel che segue".
Fretta, ritmi esasperati, impossibilità di dedicare il giusto tempo al lavoro creano un clima "favorevole" all’incidente. "Ci è andata fin troppo bene fino ad ora", conclude Cadenazzi.

c.m.
08.07.2018


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