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Analisi dell'uscita della Gran Bretagna dall'Europa
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La Brexit è legata
al concetto di sovranità
LORETTA NAPOLEONI


La situazione di stallo della Brexit da sempre ruota intorno al concetto di sovranità, ormai tutti lo hanno capito grazie alla disputa tra Londra, Dublino e Bruxelles riguardo al confine tra la Repubblica Irlandese e l’Irlanda del Nord. Vale la bene capirne le ragioni.
Uno dei compiti fondamentali dello stato sovrano è garantire la sicurezza nazionale attraverso il controllo delle frontiere. Nell’accordo del Good Friday (Venerdì Santo) il Regno Unito e la Repubblica Irlandese hanno espresso la loro sovranità nazionale abolendo il confine tra nord e sud, e così facendo hanno posto fine a decenni di violenza politica tra cattolici repubblicani e protestanti lealisti nell’Irlanda del Nord.
L’abolizione del confine ha avuto un impatto positivo sull’identità nazionale, corollario della sovranità. Grazie al confine aperto chi vive nell’Irlanda del Nord può essere contemporaneamente irlandese e cittadino britannico, l’identità irlandese è infatti identica all’interno della Repubblica e nell’Irlanda del Nord. Per un’isola divisa in due, con una lunga storia di colonizzazione e violenza politica alle spalle, il diritto di essere irlandese ovunque rappresenta molto più di una conquista politica, simboleggia l’unità geografica dell’Irlanda. Per decenni questi principi hanno protetto la pace.
Ma c’è dell’altro. L’identità nazionale ha anche favorito l’integrazione dell’economia dell’isola. La rimozione del confine ha dato al Nord e al Sud l’opportunità di costruire un’unità commerciale e un’indipendenza economica che desideravano da secoli.
Al momento dell’accordo del Venerdì Santo, la Repubblica irlandese e il Regno Unito facevano parte dell’Unione europea e il loro confine era interno all’Ue, pertanto Bruxelles non aveva alcun motivo di interferire con la sua rimozione. La Brexit però lo ha trasformato in una frontiera esterna, simile a quella tra le repubbliche baltiche e la Russia. Ed ecco perchè negli ultimi tre anni Bruxelles ha sostenuto che il confine irlandese deve essere gestito come qualsiasi altro esterno dell’Unione Europea. In altre parole, l’accordo del Venerdì Santo deve cessare di essere applicato. Per evitare questo scenario, Theresa May, l’ex primo ministro britannico, ha concordato che fino a quando Londra non negozierà un accordo commerciale con Bruxelles, l’intero Regno Unito rimarrà nell’unione doganale europea, questo, in poche parole, è il cosiddetto Irish Backstop.
La proposta di Boris Johnson, con controlli elettronici sporadici non sul confine ma nell’isola, eviterebbe al Regno Unito di rimanere nell’unione doganale europea, ma lo costringerebbe ad erigere un confine nel mare d’Irlanda, tra Irlanda del Nord e Scozia, Inghilterra e Wells. Le imprese in tutti questi paesi che commerciano con l’Irlanda del Nord ne risentirebbero economicamente, gli individui potrebbero opporsi ai controlli della propria identità in territorio nazionale, non dimentichiamo che in Inghilterra nessuno è obbligato ad avere o portare con sè una carta d’identità, le bollette delle utenze e i conti bancari sono considerati prove sufficienti di identità.
Situazione molto difficile, dunque, che ben illustra le difficoltà della separazione tra Londra e Bruxelles e fa presagire un’uscita senza accordo alla fine del mese.
13.10.2019


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