Viaggio nel malessere dei socialdemocratici tedeschi
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Dopo anni da leader
la Spd perde fascino
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Die alte Tante". Non proprio un eufemismo, ma così in Germania chiamano il più vecchio partito tedesco: la Spd (socialdemocratico), nata nel lontano 1863. Oggi la "vecchia zia", dopo i periodi di gloria con Willy Brandt ed Helmut Schmidt, soffre di un grave burnout. E la sua crisi sta cambiando a fondo il profilo della politica tedesca e del governo di Berlino. Disgustata dai feroci attacchi interni, il 3 giugno scorso Andrea Nahles - dallo scorso aprile la prima donna al timone della Spd nonché capofrazione parlamentare - ha gettato la spugna. Buttando alle ortiche anche il mandato al Bundestag. "Mai, mai, mai più - ha scritto il giovane Kevin Kühnert - noi socialdemocratici possiamo trattarci così male". Non solo le baruffe interne hanno ridotto la Spd  ai minimi termini, che ancora nell’era Schröder vantava il 40% dei consensi. Di fatto, se domani i tedeschi andassero alle urne, alla Spd  andrebbero circa il 15% dei voti. Due, tre punti in più della Afd, il partito d’estrema destra. Sino a Natale la Spd sarà governata ad interim dal trio composto da Malu Dreyer, premier della Renania Palatinato, Manuela Schwesig e Thorsten Schäfer-Gumbel. E a dicembre, col voto degli iscritti, la "vecchia zia" con ogni probabilità non avrà più un Vorsitzender, un unico presidente. Dopo l’ultima batosta alle Europee - in cui la Spd ha riscosso un magrissimo 15,8, il peggior risultato nella sua storia - da dicembre opterà per una leadership di coppia. Così come da anni fanno i Grünen. Per ora si è fatta avanti Gesine Schwan, ma ha 76 anni. Per questo i fari dei media sono puntati sul più brillante segretario degli Jusos, la gioventù socialista, che la Spd abbia mai avuto: Kevin Kühnert, il giovane socialdemocratico che ha galvanizzato la scena con le sue idee radicali sul socialismo. Quale che sia il futuro presidente della Spd, resta la certezza che il modello "GroKo", la "grossa coalizione", è giunto al capolinea. I sondaggi lo dicono chiaro: il 57% dei tedeschi non ne può più del "matrimonio" fra Cdu, i bavaresi della Csu e la Spd. Fra i socialdemocratici è il 65% a dire basta ad una Spd ridotta a spalla della Cdu della Kanzlerin. Ruolo ingratissimo che, fra l’altro, ha portato al massacro della Nahles. La Spd ha "consumato" i suoi presidenti come fazzoletti: prima Kurt Beck, poi Sigmar Gabriel sono stati fatti a pezzi dai "compagni". Per non parlare dello scempio con cui, alle ultime elezioni del 2017, è stato fatto fuori l’ex presidente Martin Schulz.
Il futuro della Spd? Dopo gli estenuanti governi con la Cdu, tentare forse una coalizione con i Grünen, matador dominante ormai nella scena tedesca, dato che in alcuni sondaggi i Verdi superano la Cdu. Non è escluso che, se domani si andasse al voto, a Berlino si formi una coalizione tra i Grünen e socialdemocratici, con l’appoggio dei liberali della Fdp. Certo, a dar retta ad Oskar Lafontaine, l’ex ministro delle Finanze di Schröder, è tempo che la sinistra rinserri le fila e si tenti una nuova unità fra Spd, die Linke e gli inevitabili Verdi. Dopo l’era Merkel però è più che probabile che la Germania si faccia "giamaikana", con un governo cioè formato da Cdu, Verdi e liberali. In realtà, oggi tutto è possibile nella politica: anche l’estinzione della "vecchia zia" della Spd, se i suoi pochi, rissosi nipoti continueranno ad automassacrarsi.
14.07.2019


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