Attrae sempre meno il costume adamitico e in Svizzera...
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Diminuiscono i nudisti,
il corpo libero è in crisi
PATRIZIA GUENZI


Ancora non c’è stata alcuna polemica. Strano. Ancora nessuno ha alzato la voce contro i "soliti sporcaccioni che nella bella stagione invadono le nostre rive". I nudisti, insomma. Coloro che amano stare all’aperto come mamma li ha fatti. Ogni estate la storia si ripete. Laghi e fiumi diventano la cornice preferita per i "senza stoffa", detti anche naturisti. Quest’anno no. Ovunque si sta registrando un calo dei "cultori del corpo libero". Niente crisi, invece, per gli esibizionisti (vedi in basso). In Germania, il Paese che il nudismo l’ha inventato, uno dei maggiori sessuologi, Kurt Starke, ha appena lanciato una provocazione: il nudismo sta morendo. Cambierà poco, invece, in Svizzera, e in Ticino soprattutto, dove il fenomeno non è mai attecchito più di tanto e dove fioccano le multe.
Sembra un’assurdità, nell’epoca ultra liberale che stiamo vivendo, di corpi nudi spalmati ovunque che ormai da molto tempo non destano più curiosità né scandalo. Eppure così è. Complice, anche, la scarsità di luoghi dove ci si può spogliare del tutto. Se in Croazia, Spagna, Portogallo, Grecia, Danimarca, oltre alla già citata Germania, si trovano le migliori piagge per nudisti nel mondo, e anche in Italia qualcuna rinomata c’è (San Vincenzo-Livorno è una delle prime spiagge autorizzate), in Svizzera, Ticino ancora di più, la tendenza non ha mai messo radici. Pochi, pochissimi i luoghi dove praticare il naturismo. Sebbene nella Confederazione siano una decina le associazioni che, almeno sulla carta, offrono spazi per stare in tenuta adamitica. In Ticino da sempre, le zone più adatte si trovano nel Sopraceneri: Avegno, in Vallemaggia, o Golino, nelle Centovalli, quelli più conosciuti. Non ufficiali, ovviamente, ma più o meno tollerati dalle autorità. Salvo le proteste di chi non sopporta seni e natiche al vento.
Tra i principali responsabili di questo calo, spiegano gli esperti, il culto del corpo perfetto e i social. La gente, in sostanza, è stanca di dover esibire un "ideale fisico", quello da sempre imposto dalle pubblicità e dalle passerelle. E allora si ribella. Come? Non più mettendosi in mostra. Coprendosi insomma. Il che potrebbe pure apparire un po’ contraddittorio, visto che i nudisti sembravano fregarsene dei diktat modaioli. Inoltre, il "fenomeno" non è per nulla legato alla voglia di esibire il proprio corpo. Anzi. "Ho la pancia, la cellulite, il sedere grosso? Sono malfatto? E allora?, io mi spoglio lo stesso!", hanno sempre sostenuto frotte di "senza stoffa". Oggi, a quanto pare, questi sono un po’ meno numerosi. C’è poi l’aspetto dei social. Inquietante. È reale il pericolo di finire "postati" senza neanche sapere a chi dire grazie. Meglio evitare. Meglio, dunque, coprirsi.
Nel mondo si stimano in circa 70 milioni i naturisti. In Europa più o meno 20 milioni. Persone che preferiscono frequentare luoghi dove il naturismo è più organizzato e le spiagge meglio strutturate, soprattutto Spagna, Francia e Croazia. Quest’ultima, stando ad una ricerca di un paio di anni fa, sembra essere la meta preferita dai nudisti, seguita da Spagna (in particolar modo le isole Baleari) e Francia. Un business niente male. Soltanto in Italia, per l’economia turistica, equivale ad un fatturato attorno ai 55 milioni di euro l’anno. Mentre in Francia, smuove oltre 300 milioni di euro, dà lavoro a tremila persone e conta quasi quattrocento strutture, oltre settanta spiagge riconosciute. Sembra difficile immaginare che questi numeri potrebbero sgonfiarsi. Probabilmente, sono le nuove leve a mancare. I giovani, che sicuramente non scelgono di spogliarsi per una scelta ideologica. La loro, semmai, pare piuttosto un’opzione pragmatica, di comodità. Tanto per viaggiare solo con lo spazzolino, poco di più.
p.g.
11.08.2019


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