Il clamoroso caso di uno specialista denunciato in procura
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Chirurgo sospettato
di "interventi fasulli"
R.C.


Sono trascorsi giusto cinque anni e un mese da quando in una sala operatoria della clinica Sant’Anna di Sorengo il chirurgo Piercarlo Rey asportò, per un errore di identità, i seni di una paziente di 67 anni. Sono trascorsi cinque anni da quel tragico errore, forse il più grave caso di malasanità in Svizzera, e in magistratura a Lugano arriva una vicenda forse più preoccupante. Se quella di cinque anni fa ha potuto essere definita "un caso isolato", questa volta - sempre che l’inchiesta in corso confermerà i fatti così come conosciuti per ora - si è confrontati con una storiaccia che ha dell’incredibile, stando almeno alle poche indiscrezioni che inevitabilmente, data la particolarità, filtrano dalla magistratura. Si ipotizzano vari reati: dalle lesioni gravi intenzionali alla truffa alle assicurazioni sociali, alla falsità in documenti  e  in certificati. L’inchiesta è affidata alla procuratrice Marisa Alfier.

Tutto inizia nel 2018
In una struttura sanitaria privata del Luganese in almeno quattro casi (presumibilmente dagli ultimi mesi dello scorso anno alle prime settimane del 2019) un neurochirurgo avrebbe effettuato delle operazioni "fasulle", fittizie cioè. Interventi non complessi, quantomeno nel primo caso, operazioni che potrebbero forse definirsi di routine. E, data la specializzazione del chirurgo, tutti gli interventi erano legati a patologie neurologiche.
Il Medico cantonale, Giorgio Merlani, ha informato dei quattro casi la procura in seguito alle segnalazioni dell’ospedale Civico di Lugano. La prima in febbraio, la seconda a marzo, la terza e la quarta lo scorso luglio.  
Quattro pazienti operati in precedenza nella clinica privata si sono rivolti al Centro neurologico del Civico. Accusavano dolori persistenti. Esattamente come prima degli interventi a cui erano stati sottoposti dal neurochirurgo oggi al centro della vicenda.  

Il primo caso
Nel primo caso una paziente settantenne era stata operata nell’ottobre dello scorso anno nella struttura privata. Stando ai dolori che lamentava e agli esami eseguiti dal Civico (in particolare una risonanza magnetica) avrebbe dovuto - sottolineiamo, avrebbe dovuto - essere stata sottoposta ad una foraminotomia. Ovvero: un’operazione alla schiena per alleviare la pressione sui nervi compressi, che provocano forti dolori ai glutei e alle gambe.
"Avrebbe dovuto", dicevamo, perché stando agli esami effettuati alla fine dello scorso gennaio al Civico, la paziente non era affatto stata operata. Dalla "risonanza" non è risultato  alcun intervento di foraminotomia. L’operazione, stando agli specialisti del Neurocentro, non era mai stata effettuata, sebbene sulla schiena della paziente, ma non nel punto giusto, era stata praticata una piccola incisione. Sì, solo una piccola incisione della cute e del tessuto sottocutaneo. Niente più, quantomeno stando alle carte che oggi si trovano nell’ufficio della procuratrice Alfier. Si tratta della documentazione ricevuta dall’ospedale Civico e dal Medico cantonale. Giorgio Merlani ha fatto una prima segnalazione alla procura a inizio febbraio e succesivamente sino a luglio.
Si tratta di pazienti che si sono rivolti al Civico, come detto, dall’inizio dell’anno allo scorso mese. Pazienti che presumibilmente erano stati operati dal neurochirurgo nel 2018 o al più tardi tra gennaio e febbraio del 2019. E questo perché in seguito alla prima segnalazione del Medico cantonale la magistratura dovrebbe aver subito o quasi subito sequestrato (sia al Civico sia nella clinica dove opera il neurochirurgo) la cartella medica del primo caso, quello della paziente settantenne. È quindi presumibile che da quel momento il neurochirurgo fosse al corrente  dell’apertura delle indagini.
Al Neurocentro del Civico la prima paziente, la donna settantenne, ha raccontato dettagliatamente quanto accaduto. Ha spiegato di aver avvertito immediatamente dopo l’operazione gli stessi dolori con cui aveva convissuto per settimane e mesi. Aveva immediatamente avuto la percezione di non aver subìto alcun intervento. Si era naturalmente rivolta al chirurgo che l’aveva operata, il quale però si era mostrato sereno e l’aveva tranquillizzata. Le aveva praticato anche un’"infiltrazione" per alleviarle il dolore. Aveva preferito però non sottoporla ad un nuovo esame radiologico. Ma non solo. Il neurochirurgo avrebbe anche lasciato intendere alla signora che quelle lamentele erano da attribuire a... qualche sua problematica psichiatrica.

Risonanze identiche
È stato così che la settantenne si è rivolta al servizio di neurochirurgia del Civico. La donna è stata sottoposta ad una risonanza magnetica e..., qui iniziano i fatti clamorosi, le immagini acquisite sono identiche, stando agli specialisti del Civico, a quelle effettuate dal neurochirurgo prima dell’operazione dell’ottobre 2018. Apparentemente, quindi, non sarebbe stato effettuato l’intervento dichiarato, nonostante in uno scritto del neurochirurgo si affermi di aver praticato una foraminotomia.
E allora? Sulla schiena della paziente c’è sì un’incisione, ma si trova in una posizione più alta rispetto all’area dove avrebbe dovuto essere praticata, stando all’intervento chirurgico dichiarato. Un taglio e poco altro, secondo gli specialisti del Civico. Un semplice atto - più che un intervento - di una decina di minuti, quando invece ne occorrerebbero circa 90 per una foraminotomia.
I documenti ora nell’ufficio della procuratrice Marisa Alfier raccontano una vicenda grave. Non il classico "caso isolato". Sono quattro i pazienti rivoltisi al Neurocentro del Civico e operati in precedenza sempre dallo stesso neurochirurgo e sempre nella stessa struttura privata. E  tutti segnalati dal Medico cantonale alla procura.

Forti sospetti
C’è il forte sospetto, stando alle opinioni degli specialisti e dello stesso Giorgio Merlani, che siano stati commessi reati gravi. Un’incisione della cute, del tessuto sottocutaneo ma… nulla che abbia a che fare, secondo il Civico, con l’intervento chirurgico dichiarato.
È da qui, da queste analisi, dalla risonanza magnetica e da queste considerazioni che il Neurocentro ha dapprima informato il Medico cantonale e successivamente la magistratura. Il sospetto di reato, come detto, è quello di lesioni gravi intenzionali ai danni della paziente. Bisognerà, e questo è parte della segnalazione giunta alla magistratura, valutare sulla base delle cartelle cliniche della struttura privata dove la prima paziente (e anche gli altri tre) è stata operata, se si è di fronte anche ad una truffa ai danni delle casse malati e al reato di falsificazione di documenti e certificati.
Lo scorso 1° febbraio la paziente settantenne è stata, questa volta sì, operata al Neurocentro del Civico. Foraminotomia. E l’intervento, come da procedura in questi casi, è stato interamente filmato e consegnato alla magistratura.
r.c.
11.08.2019


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