Il parere di sei esperti sul futuro dello scalo di Agno
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Lugano Airport 2025
i tre possibili scenari
ANDREA STERN


Rilancio, chiusura o né l’uno né l’altra. Nel groviglio di ipotesi sul futuro dell’aeroporto di Agno emergono tre possibili scenari. Due dei quali piuttosto onerosi, mentre uno è apparentemente a costo zero. È lo scenario della via di mezzo, quello sostenuto dal pilota Fernando Maspoli, membro del locale Aeroclub, che propone di fare una contabilità analitica e salvare solo i "rami verdi" dell’aeroporto. Ovvero quelli dell’aviazione privata. Tutto il resto andrebbe sfoltito e i sogni di gloria andrebbero accantonati, in attesa di giorni migliori. Il vantaggio di questo scenario è che sarebbe molto facile da attuare. Lo si potrebbe fare anche subito, anche senza muovere un dito. In fin dei conti basterebbe aspettare che Swiss passi dalle minacce ai fatti e cancelli l’ultimo volo di linea rimasto ad Agno, quello per Zurigo.
Tuttavia, a costo zero non significa a danno zero. Come sottolinea Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse Ticino, un’eventuale scomparsa dalla mappa dell’aviazione mondiale farebbe di Lugano una città di serie B. A suo dire, nessuno verrebbe più a organizzare un congresso a Lugano se i partecipanti fossero costretti ad atterrare a Milano. Allora tanto varrebbe organizzare i convegni direttamente a Milano. Sempre Pianezzi si dice un po’ sorpreso dall’ostilità politica nei confronti dello scalo luganese. Nei Grigioni, per fare un paragone positivo, nessuno ha battuto ciglio quando si è deciso di investire 22 milioni di franchi per potenziare l’aeroporto di Samedan, una piccola struttura che al contrario di Agno non ospita voli di linea.
Tra chi sostiene la chiusura, socialisti e verdi, basterebbe il semplice buon senso per rendersi conto che l’aeroporto è un pozzo senza fondo. Inghiotte soldi pubblici e in cambio, dicono, fornisce un servizio scadente, oltre che inquinante. Sulla falsariga del campo da golf ipotizzato anni fa da Bignasca, chiedono quindi di studiare una "riconversione verde" del sedime aeroportuale. Lì potrebbe sorgere una delle più grandi aree di svago del cantone, a disposizione di tutti i cittadini. Chiaramente anche questa ipotesi non sarebbe a costo zero, anzi. Non solo. Bisognerebbe inoltre mettere d’accordo quattro comuni (Agno, Bioggio, Lugano e Muzzano) e il Cantone. Il rischio sarebbe quello di ripetere l’esperienza di Ascona, dove l’area dell’aerodromo chiuso nel 1996 giace tuttora in stato di abbandono.
Resta quindi ora da decidere quale rotta imboccare. Certo, si può anche continuare a stare fermi, come peraltro si sta facendo da tempo. Una pia illusione, visto che il mondo attorno fermo non starà.
astern@caffe.ch


"Una struttura dinamica senza il peso della politica"

Gli ottimisti sognano un passaggio di consegne dal pubblico al privato. "Così non si sarebbe più obbligati - dice Lorenzo Pianezzi, presidente di Hotelleriesuisse Ticino - a passare dal Consiglio comunale anche solo per costruire una pensilina di due metri per uno. Si potrebbe avere una gestione più snella, senza impantanarsi ogni volta nel dibattito politico". Perché gli ottimisti credono molto nell’aeroporto, ma sostengono anche che negli ultimi vent’anni poco o nulla è stato fatto per  migliorarlo. "Non sto puntando il dito contro i miei predecessori - afferma Maurizio Merlo, direttore di Lugano Airport - ma il problema è che questo aeroporto è sempre stato gestito da altri. Lo scalo non ha fatto altro che subire le decisioni delle compagnie aeree o dell’Ufficio federale dell’aviazione civile. Di iniziative politiche non se ne sono viste".
Tutto è filato liscio finché c’era Crossair e in un certo senso anche dopo con Darwin Airline. Ma scomparse loro, il re è risultato essere nudo. "Tuttavia la struttura c’è - prosegue Merlo - e sono convinto che possa avere uno sviluppo. Occorre coinvolgere i privati per restare al passo con l’evoluzione dell’aviazione. I droni per passeggeri o gli aerei elettrici magari possono sembrare un’utopia oggi ma domani potrebbero essere di uso comune. Dobbiamo farci trovare pronti". Lo chiedono anche gli albergatori, "perché è fondamentale che Lugano resti presente sulle cartine dell’aviazione mondiale - conclude Pianezzi -. Chiudere l’aeroporto vorrebbe dire far sparire un altro pezzo di Ticino che funziona. Vorrebbe dire andare verso il baratro".
a.s.


"Se il pubblico lasciasse  si finanzierebbe da solo"

Paradossalmente, l’eventuale abbandono di Swiss potrebbe essere benefico per i conti di Lugano Airport. "Declassandolo da aeroporto ad aerodromo - afferma Fernando Maspoli, architetto e pilota - starebbe in piedi senza finanziamenti pubblici. Già oggi l’aviazione privata garantisce la maggior parte delle entrate. Mentre le compagnie aeree spesso non versano neanche i contributi. Come la Minoan Air, che non solo non ha pagato le tasse di atterraggio ma ha pure lasciato uno scoperto di un milione e mezzo di franchi di spese di carburante". Maspoli non vuole pensare a una chiusura dell’aeroporto. "Smantellarlo - dice -, significa non poter più tornare indietro". È però scettico anche sul piano di rilancio. "A cosa servono una nuova torre di controllo e un nuovo terminal se non ci sono i passeggeri? Si faccia il passo secondo la gamba".
Anche Diego Zanoni, pilota e presidente di General Avia, boccia sia il piano di rilancio sia l’ipotesi chiusura. La sua ricetta è un’altra. "Dalla crisi di Agno - spiega - si esce soltanto creando una compagnia regionale frutto di un ampio accordo tra pubblico e privato che possa convergere in un preciso piano operativo". Zanoni ha seguito da vicino le sorti dell’aeroporto di Bolzano. "È simile a quello di Lugano e aveva gli stessi problemi, affrontati commettendo gli stessi errori. Dopo una polemica sui costi a Bolzano è stato fatto un referendum e il popolo ha detto no. Così la provincia è dovuta uscire dalla società. Risultato? Oggi l’aeroporto è morto". Una lezione preziosa, secondo Zanoni, per chi deve decidere le sorti dell’aeroporto cittadino.
a.s./m.sp.


"Una riserva strategica sarebbe molto più utile"

Potrebbe essere una delle più grandi aree verdi del cantone. "La dismissione dell’aeroporto - afferma Martino Rossi, economista - sarebbe l’occasione di pensare a un progetto ambizioso a favore di tutti i cittadini. In una regione che sta esaurendo i suoi spazi liberi, il sedime costituirebbe un’importante riserva strategica". Rossi precisa che, politicamente, sarebbe ancora pronto a valutare l’ipotesi di un aerodromo gestito dai privati per i privati. Ma dentro di sè è affascinato dall’idea di una riconversione. Come lui anche il medico Franco Cavalli, che in passato ha già avuto modo di polemizzare con Swiss per i disagi patiti dai partecipanti al suo congresso sull’oncologia. "Per noi Agno non è più essenziale - ribadisce -. Oggi i nostri colleghi preferiscono atterrare a Malpensa oppure arrivare a Zurigo e prendere il treno per Lugano. D’altronde a breve con l’apertura della galleria del Ceneri i viaggi saranno ancora più veloci". Due alternative, secondo Cavalli, più che sufficienti per garantire i collegamenti tra il mondo e Lugano. "Invece di continuare ad investire su Agno che in questi anni ha mostrato tutti i suoi limiti - aggiunge - si potrebbero usare i soldi per migliorare la mobilità e i trasporti interni ".
Chiudere l’aeroporto sarebbe una soluzione drastica, riconoscono sia Rossi che Cavalli. Ma le conseguenze non sarebbero drammatiche. "La scuola di volo ha già detto che potrebbe spostarsi a Magadino - dice Rossi - mentre a Lodrino si vuole sviluppare un polo dell’aeronautica. Anche senza Agno, il Ticino non sarebbe isolato dal mondo aviatorio"
a.s./m.sp.
08.09.2019


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