Il chirugo del Civico che ha denunciato il collega della Ars
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"Quattro anni fa?
Nessun intervento"
R.C.


Il 12 febbraio di quest’anno, esattamente dodici giorni dopo  l’intervento alla prima paziente giunta dolorante dalla clinica Ars Medica di Gravesano, al Civico di Lugano si presenta un secondo caso. Un secondo caso, stando all’ormai nota denuncia del Medico cantonale alla procura, di presunta "falsa operazione" effettuata all’Ars Medica. Presunta "falsa operazione" (così sta scritto nella denuncia) sebbene il reato ipotizzato dall’autorità cantonale e dalla procura, che da poche settimane ha aperto l’inchiesta, sia di "lesioni intenzionali gravi".
Del secondo caso (così come del terzo e del quarto, perchè tanti sono quelli denunciati) non si è sinora parlato. Anch’esso, come tutti e quattro, è stato segnalato alla procura dal Neurocentro del Civico e dal Medico cantonale.
Per comprendere la dinamica bisogna risalire al 2015. È l’episodio più vecchio fra i quattro denunciati in magistratura. A ricostruirlo, nelle scorse settimane è stato il chirurgo del Neurocentro dell’ospedale luganese che aveva operato anche la paziente, 74 anni, presentatasi dall’Ars Medica mesi prima. Il chirurgo ha ricostruito i fatti, in qualità di testimone, nel corso di un recentissimo interrogatorio.
Protagonista è una signora 85enne. La paziente si era presentata in neurochirurgia a Lugano a inizio febbraio. Dolore e debolezza alle gambe durante il movimento. Da un documento redatto dal neurochirurgo dell’Ars Medica di Gravesano, cioè il medico sotto inchiesta, risultava che nel 2015 l’85enne era stata sottoposta ad un intervento chirurgico alla schiena: decompressione di una radice nervosa. Nonostante ciò, sia la paziente sia i figli hanno detto che nulla era cambiato per le sue condizioni di salute. Un doloroso calvario durato quattro anni. Un ricovero a Faido per la riabilitazione poi, all’inizio di quest’anno, una visita all’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Una risonanza magnetica che spiega il dolore persistente: compressione della radice nervosa. Quindi nulla sembrerebbe essere cambiato rispetto al 2015. E così da Bellinzona il caso passa al Neurocentro del Civico.
La donna viene visitata. Uno dei figli ricorda ai medici di Lugano che la mamma aveva già subìto a Gravesano un intervento chirurgico nel 2015. Da qui la sorpresa. Il pensiero del medico che la visita torna a qualche giorno prima. All’operazione effettutata sulla prima paziente, la donna 74enne che si era presentata al Civico lamentando dolori nonostante un intervento all’Ars Medica (il 26 ottobre 2018). Il primo caso cioè, la prima denuncia.
Nell’interrogatorio di qualche giorno fa il chirurgo del Neurocentro dell’ospedale di Lugano ha dichiarato: "Quando ho eseguito l’operazione (ndr. alla paziente 85enne) non ho trovato tracce di interventi chirurgici precedenti. Ho quindi discusso la situazione con il primario e gli altri capi servizio". Da qui la decisione di denunciare all’autorità cantonale e alla magistratura questo secondo caso. Al chirurgo del Civico la difesa del medico sotto inchiesta, l’avvocato Marina Pietra Ponti, e la procuratrice Marisa Alfier, pongono diverse domande. L’interrogatorio si svolge così.
Per eliminare una compressione si deve asportare il tessuto osseo?
"Sì, se è responsabile della compressione. Inoltre bisogna asportare le strutture legamentose comprimenti".
Negli anni, il tessuto osseo si può riformare?
"Si può riformare parzialmente. Il legamento flavo no. Ma la riformazione dell’osso normalmente non rispetta le strutture anatomiche precedenti".
Durante il suo intervento chirurgico, quello del 6 marzo 2019 al Civico, ha rilevato la presenza di segnali indicanti un precedente intervento di decompressione?
"No, non l’ho rilevato".
L’utilizzo di una fresa diamantata per una decompressione osteolegamentosa, è ancora percepibile dopo tre anni e mezzo (ndr. la prima operazione, quella all’Ars Medica, risale al 6 ottobre 2015)?
"Sì. Questo perché il legamento flavo dovrebbe essere almeno parzialmente rimosso e poi dovrei trovare tessuti cicatriziali. Io non ho trovato né una parziale rimozione del legamento flavo e nemmeno tessuto cicatriziale. La zona era praticamente ‘vergine’".
Quello raccontato è dunque il secondo caso, la storia della seconda paziente presentatasi in febbraio al Neurocentro del Civico. Il primo risale al dicembre 2018 (l’operazione è stata effettuata al Civico il 1 febbraio e la denuncia in magistratura presentata nei giorni successivi). Il secondo caso, come spiegato in quest’articolo, risale allo scorso 12 febbraio (l’operazione è stata effettuata al Civico il 6 marzo e la denuncia presentata nei giorni immediatamente successivi).
r.c.


Gli interrogativi irrisolti

Cosa ha fatto la magistratura?
L’8 febbraio 2019 il Medico cantonale, Giorgio Merlani, segnala alla procuratrice Marisa Alfier il primo caso di presunta falsa operazione all’Ars Medica. A conclusione alla sua lettera scrive: "I dati analizzati sono fortemente sospetti per un falso intervento". Segnala anche "un possibile pericolo per la salute pubblica". Di denunce, sino allo scorso luglio, ne seguono altre tre. Ma solo dopo la pubblicazione di un servizio del Caffè, lo scorso 11 agosto, succede qualcosa. I primi interrogatori avvengono una settimana e mezza dopo. Cosa ha fatto la magistratura da febbraio ad agosto? Come ha giudicato quanto denunciato dal Medico cantonale in merito al possibile pericolo per la salute pubblica?

Perché De Rosa è stato informato solo a Luglio?
La lettera dell’8 febbraio del Medico cantonale è giunta per conoscenza anche alla Commissione di vigilanza sanitaria.
Al segretario Stefano Radczuweit. Al Caffè risulta che l’allora ministro della sanità, Paolo Beltraminelli, sia stato informato del fatto. Raffaele De Rosa, che è subentrato lo scorso aprile a Beltraminelli, è stato invece informato dei fatti solo lo scorso fine luglio dal Medico cantonale. Come mai non già ad aprile,in maggio...? Perché solo dopo il quarto caso?

Il medico sotto inchiesta cosa sapeva delle indagini?
Il neurochirurgo dell’Ars Medica finito sotto inchiesta sapeva del sequestro delle cartelle cliniche relative alle operazioni da lui effettuate all’Ars Medica? Sequestri, stando a quanto dichiarato al Caffè dal direttore generale della struttura sanitaria, effettuati di volta in volta, dopo ogni singola denuncia del Civico.
E la magistratura ha appurato o sta verificando se, come e quando il chirurgo è venuto a conoscenza dell’inchiesta?

la procura sapeva del reintegro e cosa pensa?
Nonostante la gravità dei fatti, ovviamente ancora da accertare, e il "pericolo per la salute pubblica" sottolineato dal Medico cantonale lo scorso febbraio, la clinica ha deciso di reintegrare il neurochirurgo dopo una settimana o poco più di sospensione (decisa il giorno della pubblicazione del servizio del Caffè).
La magistratura è stata informata preventivamente della decisione del reintegro? E se sì qual è la sua opinione? In quei giorni si attendeva ancora che il Medico cantonale, come da lui richiesto, interrogasse il neurochirurgo sotto inchiesta.
08.09.2019


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