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Neomamme licenziate e dibattito sulla parità di genere
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"Le madri lavoratrici
vittime di soprusi"
PATRIZIA GUENZI


La neomamma che rientra al lavoro è vista più come un ostacolo che un’opportunità. E spesso è proprio in quel momento che per lei iniziano le difficoltà. Demansionamento e stop alla carriera. A volte anche il licenziamento. Succede a una mamma lavoratrice su dieci in Svizzera. È successo a una trentenne, sino a due anni fa impiegata in uno studio di avvocatura luganese. La donna si è ribellata, si è rivolta ai sindacati che contesteranno in Pretura il licenziamento come discriminatorio. "Purtroppo siamo confrontati con questo genere di realtà - dice l’avvocato Micaela Antonini Luvini, coordinatrice del consultorio giuridico Donna&Lavoro -. Licenziamenti durante la gravidanza, e questi rientrano perché illegali, declassamento della dipendente quando torna al lavoro, con la modifica del contratto, o il licenziamento. Il Ticino è un po’ arretrato, meno sensibile alla problematica delle madri lavoratrici".
Una ventina di casi giungono negli uffici di Donna&Lavoro. "Molte di più le donne che telefonano, che vogliono sapere, informarsi sui loro diritti - riprende Antonini -. Il nostro consiglio è quello di non accettare, di reagire. Ma in poche lo fanno. Hanno paura delle spese, inoltre il coinvolgimento personale emotivo spesso è troppo forte. E allora lasciano perdere". Un errore. "Eppure - sottolinea l’avvocato -, dal 2005, da quando è entrato in vigore il congedo maternità pagato, ci si aspettava più sensibilità. Invece, ancora troppi sono i casi di iniquità, soprusi e ingiustizie".
Una palese ingiustizia negare ad una mamma di realizzarsi anche professionalmente. "Purtroppo la legge protegge nelle prime sedici settimane dal parto - spiega Antonini -. Una volta rientrata, la donna ha quindi una tutela di un paio di settimane. E lì si gioca tutto". Certo, al consultorio arrivano soltanto le ingiustizie, non le eccellenze, "che per fortuna ci sono - osserva l’avvocato -. Società molto attente ai diritti delle mamme, che fanno di tutto per aiutarle a conciliare famiglia e professione. Tuttavia, in Ticino la sensibilità è minore rispetto ad altri cantoni, come quelli germanofoni, forse perché più sovente i padri si occupano dei figli".  
Le professioni più colpite dalle ingiustizie sono le cameriere, il personale domestico, "e chi ha un ruolo di responsabilità, anche se in questi casi spesso l’ingiustizia è più velata. Ad esempio, ad una donna professionista che rientra al lavoro non si offrono più corsi di specializzazione. Non la si licenzia ma si evita di darle una chance per un ulteriore avanzamento. Una vera e propria discriminazione nella carriera".
Una discriminazione che frena molte donne dal mettere al mondo dei figli. Soprattutto se appassionate al loro lavoro. "Non lamentiamoci se si fanno meno bimbi. Questo è il risultato in una società dove il tentativo di conciliare professione e famiglia è ostacolato in tutti i modi e le neomamme sono costrette a scegliere: o la famiglia o la professione".
In questo senso Donna&Lavoro, in una visione di promozione e tutela delle parità e dei diritti dei lavoratori, offre un servizio di consulenza anche alle aziende, sia per questioni riguardanti la parità, la conciliabilità famiglia e lavoro dei dipendenti, che per quanto riguarda i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici in generale (diritti in caso di maternità, contratti di lavoro...). Svolge anche attività di consulente esterno per procedure in caso di violazione dell’integrità dei lavoratori nelle aziende. La gravidanza rimane un problema ed è alla base di molte consulenze (14%). "Per fortuna - conclude l’avvocato -, alcuni di questi casi sono stati risolti con successo raggiungendo una transazione extragiudiziale".
p.g.
13.10.2019


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