Una lettera a otto Municipi contro la campagna LoveLife
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"Togliete dalle strade
le pubblicità anti Aids"
ANDREA BERTAGNI


La pubblicità "pro preservativo" dell’ultima campagna anti Aids lede la sensibilità degli adulti e dei bambini. E per questo i manifesti vanno rimossi subito. A esserne convinto è l’avvocato locarnese Fiorenzo Cotti che venerdì 8 novembre ha scritto ai Municipi di Locarno, Muralto, Ascona, Minusio, Orselina, Losone, Bellinzona e Lugano.  Essendo i cartelloni irrispettosi della salute pubblica, secondo Cotti, le amministrazioni devono ordinare all’Ufficio federale della sanità pubblica, ideatore della campagna, di togliere immediatamente le insegne dalle strade.
"All’ente pubblico  - scrive Cotti - incombe l’obbligo di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini da ogni pregiudizio che l’edificazione o l’esercizio di manufatti o impianti di ogni genere  potrebbero arrecare". In questo ambito, sostiene Cotti, riprendendo l’articolo 11 della Costituzione, va prestata particolare attenzione alla sensibilità accresciuta di bambini e adolescenti. Tanto più che "in relazione alla tutela da pregiudizi al benessere psichico e mentale - continua l’avvocato, prendendo spunto dagli articoli 10, 13 e 15 della Costituzione - sono in primo luogo rilevanti il diritto all’integrità fisica, il diritto alla sfera privata, come pure la libertà (negativa) di credo e coscienza".
Nell’applicare l’articolo 4 della Legge sugli impianti pubblicitari, e qui sta il nesso, non si deve portare pregiudizio, tra le altre cose, alla salute pubblica e alla moralità. Posare quei manifesti, detto altrimenti, significa ledere i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Anche perché, secondo Cotti, è tirata in ballo anche la sensibilità degli adulti.  "Oltre all’imbarazzo e all’indignazione - scrive Cotti - l’adulto si trova senza volerlo confrontato con delle domande dei propri figli a cui non vuole, non può rispondere o non è preparato a rispondere". Tutto questo quando, continua Cotti, "non mi risulta che i genitori affrontano questi temi con ragazzini in età preadolescenziale. E neppure il tema è affrontato nelle nostre scuole". È quindi dovere dell’autorità comunale, secondo l’avvocato, intervenire. Tanto più che è l’ente pubblico a rilasciare le autorizzazioni edilizie per i cartelloni.
Già nel 2014 le pubblicità contro l’Hiv promosse dall’Ufficio federale della sanità pubblica erano finite nell’occhio del ciclone. A criticarle aspramente era stato, tra gli altri, anche il consigliere nazionale Ppd Fabio Regazzi. Ritenendosi "schifato" per immagini da lui stesso definite "pornografiche", Regazzi aveva inoltrato un’interpellanza all’indirizzo del Consiglio federale. Le critiche erano però state respinte dall’esecetuvo, sostenendo  che le immagini della campagna non erano dannose per i bambini e gli adolescenti e non erano suscettibili di influenzare il loro sviluppo sessuale. "Se oggi le malattie trasmissibili rappresentano un rischio nettamente inferiore - scriveva il Consiglio federale - il merito va anche all’efficace lavoro di prevenzione condotto negli ultimi decenni".
abertagni@caffe.ch
10.11.2019


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