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Le casse fatturano i 15 franchi anche alla dimissione
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Un incasso indebito
di venti milioni l'anno
PATRIZIA GUENZI


Quindici franchi di troppo. Sarebbero quelli addebitati dalle casse malati il giorno in cui il paziente viene dimesso dall’ospedale. Pochi franchi, tutto sommato, se presi singolarmente. Ma se moltiplicati per tutti i ricoveri in Svizzera allora diventano un importo a sei zeri, tra i 10 e i 20 milioni di franchi l’anno. Incassati, in buona sostanza, "impropriamente" dalle casse malati. Come sostiene la rivista Beobachter che ha sollevato la questione, fatto i conti e interpellato quindici assicuratori. Dodici hanno confermato la "consuetudine". L’Ufficio federale della sanità ha avviato delle verifiche.
È dal 2011 che per ogni giorno di ricovero tutti gli assicurati adulti devono versare un contributo di 15 franchi al giorno. L’assicurazione obbligatoria paga oltre alle spese di trattamento anche quelle per vitto e alloggio. Secondo la Legge sull’assicurazione malattie (LaMal), siccome durante le degenze i pazienti risparmiano sul vitto, sono tenuti a partecipare anche a una parte di queste spese. Va bene. Ma pure il giorno d’uscita dall’ospedale? Che poi, solitamente, avviene in mattinata. Le casse malati replicano che un passaggio del regolamento sull’assicurazione malattia è poco chiaro. Ma promettono ulteriori verifiche (vedi in basso a destra).
"Chiaro o no, correttezza e trasparenza dovrebbero sempre essere al primo posto - sottolinea Felix  Schneuwly di Comparis -. Soprattutto quando si parla di salute. La maggior parte degli assicurati si fida, non si mette certo a contare i giorni di ricovero fatturati". E così, di 15 franchi in 15 franchi, alla fine la somma s’ingrossa. E di tanto. "Su una spesa totale per la sanità di 83 miliardi possono anche sembrare relativamente pochi ma sono comunque milioni di troppo! - osserva Yannis Papadaniel, responsabile salute della Federazione romanda dei consumatori -. Bisogna trovare al più presto una soluzione a favore degli assicurati".
La questione era rimbalzata sui media già lo scorso maggio con la vicenda di un uomo ricoverato due giorni in un ospedale zurighese e finito in tribunale. Secondo i giudici, il metodo di calcolo per la fatturazione dei 15 franchi approvato dall’Ufficio federale della sanità (Ufsp) favoriva le casse malati. "Quello era un caso particolare - dice al Caffè Grégoire Gogniat dell’Ufsp -. Non vi è alcuna decisione del Tribunale federale. D’altra parte, ci sono anche tribunali assicurativi cantonali che implicitamente supportano questo tipo di calcolo". E aggiunge: "Non vediamo un bisogno immediato di intervento, stiamo però valutando se sia opportuno chiarire a livello di ordinanza della legge". Secondo l’Acsi, associazione dei consumatori della Svizzera italiana, "l’Ufficio federale della sanità deve intervenire con direttive chiare e vincolanti per tutti gli assicuratori - dice Laura Regazzoni Meli -. In poco tempo sono emerse due problematiche che penalizzano i pazienti".
La Svizzera è, tra tutti i Paesi industrializzati, quello che più chiede agli assicurati di pagare di tasca loro, attraverso i premi, le partecipazioni alle spese dell’assicurazione malattia e le prestazioni non coperte. Solo un franco su tre arriva dallo Stato. Gli altri Paesi beneficiano di un sistema di finanziamento che prende a carico almeno i due terzi dei costi.
Anche la Fondazione svizzera per la protezione dei pazienti auspica delle modifiche, come spiega l’amministratore delegato, Sara Stalder: "Le casse malati dicono che la legge permette loro di fare così ma è un pretesto. Giocano sul fatto che in realtà non c’è molta chiarezza. L’Ufficio federale di revisione contabile ha l’obbligo di indagare su come l’Ufficio federale della sanità  interpreta, a nostro modo di vedere erroneamente, la legge".
pguenzi@caffe.ch
10.11.2019


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