I tempi lunghissimi della burocrazia tra Cantoni e Città
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Un permesso edile?
A Lugano 153 giorni
MAURO SPIGNESI


Si passa dai 98 giorni d’attesa a San Gallo, per arrivare ai tempi dilatati, lunghissimi di Ginevra dove i giorni diventano 208. In pratica quasi un anno. A Lugano, invece, per ottenere il rilascio di un permesso di costruzione servono in media 153 giorni. Praticamente quanto a Berna (143). I numeri, che sono stati ricavati da tabelle della Banca mondiale, e si riferiscono a un arco temporale che va dal 2013 al 2017, sono alla base di una ricerca di Avenir Suisse sulla burocrazia, quell’infernale percorso fra passaggi amministrativi, firme, lettere che fanno la sponda da un ufficio all’altro, e che il cittadino (o un’impresa) è costretto a seguire diverse volte l’anno. "Perché si pensa sempre che il nostro Paese sia più semplice di altri, invece ha una macchina amministrativa che spesso si mostra farraginosa", spiega Marco Salvi, economista di Avenir Suisse, dove si occupa del progetto "Società delle pari opportunità", oltre che di mercato del lavoro e politica fiscale.
Proprio Avenir Suisse un anno fa aveva compilato una classifica sulle città svizzere più virtuose. E questo sulla base di 47 indicatori. Lugano era stata indicata per la sua "esemplare politica nel campo della gestione amministrativa". Questo perché alla fine non sono tanto le città (da sole) a rallentare la gestione delle pratiche, quanto appunto la burocrazia. "Io direi anche - spiega ancora Marco Salvi - l’eccesso di regolamentazione. Abbiamo calcolato che il diritto federale, senza contare le norme cantonali e quelle finanziarie, è aumentato negli ultimi 10 anni di 10 mila pagine, in media mille all’anno. Bisogna trovare rimedi.
Già, ma come? "In realtà - spiega ancora Salvi - sui tempi di evasione delle pratiche ci sono precisi limiti. Ma, faccio un esempio, se la regola dice che il cittadino deve avere una risposta in tre mesi, a metà percorso arriva frequentemente una lettera dove si dice che servono ulteriori documenti e dunque l’iter amministrativo si allunga". Secondo Avenir Suisse la soluzione migliore sarebbe quella di creare centro unici, con potere decisionale e forti competenze. Centri gestiti da personale molto qualificato in modo che buona parte dei tempi che si perdono facendo passare le pratiche da un ufficio all’altro possano essere tagliati. E possano essere evitati quei perversi conflitti di regole diverse. Questo tuttavia presume che i differenti enti pubblici facciano un passo indietro, rinunciando ad alcuni poteri che attualmente hanno. "Ma non sono loro. Se la macchina amministrativa si è appesantita - nota ancora Marco Salvi - non è solo colpa di Comuni e Cantoni, o della Confederazione, ma dell’economia. Ci sono settori che muovendosi come lobby sono riuscite a ottenere una normativa per la loro area di attività. Non è dunque solo colpa dello Stato".
Un altro elemento da tener presente, perché sembra un dato astratto ma poi va a incidere sulla vita quotidiana dei cittadini e delle famiglie, è la globalizzazione. E dunque la tendenza a creare o a recepire leggi e regolamenti internazionali (o europei) che sicuramente servono per far fronte a nuovi fenomeni su vasta scala ma poi vanno ad aggiungersi a leggi già presenti. Creando doppioni.
A livello cantonale, invece, il Ticino ha 647 atti legislativi pubblicati (al 26 gennaio 2018). In pratica un numero che non si scosta sostanzialmente da quello della media dei ventisei Cantoni, pari a circa 635 atti legislativi. Troppi. Tanto che sono diversi gli atti parlamentari per chiedere  che venga analizzato l’intero corpus legislativo, in modo da sfoltirlo e  abrogare le leggi non più necessarie. "Quelle che generano inutile burocrazia e costi per lo Stato".
mspignesi caffe.ch
10.11.2019


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