A 30 anni dalla caduta del Muro la Russia resta ferma
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Il forte "Zar Vladimir"
va indietro nel tempo
LORETTA NAPOLEONI


A trent’anni dall’implosione del blocco sovietico l’economia russa è grande quanto quella dell’Olanda e dipende dall’esportazione del petrolio e del gas. I grattacieli di Mosca e le luci al neon che abbelliscono la capitale nascondono un degrado sociale, specialmente lontano dalle città, che ricorda la Russia zarista di Dostoyevsky. Come se si partisse dall’anno zero. Accanto alla ricchissima elite dei fedeli del regime troviamo le masse affette dai soliti mali, come l’alcolismo. Ciononostante la maggior parte del popolo russo guarda a Vladimir Putin come l’uomo forte che ha restituito loro l’orgoglio nazionale. La formula usata è un cocktail di illusioni politiche diffuse dai media all’interno del Paese e di successi reali in politica estera, fenomeni che hanno prodotto nell’immaginario collettivo una visione fantasiosa del paese.
Vent’anni fa, quando è  arrivato al potere, Putin è stato abilissimo a giocare la carta della nostalgia, un sentimento caro ai russi. Lo ha fatto in un momento di crisi economica ed esistenziale, quasi un decennio dopo la caduta del Muro di Berlino, quando la nazione era in mano a bande di oligarchi e non esisteva un potere centrale abbastanza forte per contrastarli. Putin si è proposto come il difensore del popolo riattivando tradizioni antiche: ha ricucito il legame stretto tra Stato e religione; ha rimesso al centro della gestione della nazione le tradizioni mettendo in secondo piano le leggi; ha ripristinato il primato dell’identità collettiva nei confronti di quella del singolo; ha ricongiunto la Russia contemporanea con la quella imperiale sotto tutti i punti di vista dal ritorno dei cosacchi quale emblema della difesa dello stato all’annessione della Crimea, terra prediletta dagli zar. Naturalmente tutto ciò implica il ritorno anche della corruzione, dell’ingiustizia e delle ineguaglianze profonde della Russia zarista. Ma questa faccia della medaglia del passato è ben nascosta agli occhi dei cittadini.
Grazie al controllo dei mezzi di comunicazione di massa, la Russia vede se stessa ed il mondo attraverso un filtro che blocca qualsiasi dissenso, qualunque critica ed il cui compito è garantire che la figura del leader susciti nei suoi sudditi il sospetto che possegga doti soprannaturali, che Putin sia davvero un dono di dio, come un tempo si credeva fosse lo zar che regnava per diritto divino. Tutto ciò è stato possibile rivitalizzando il profondo senso religioso del popolo russo, compito che Putin ha svolto insieme a Kiril I, il patriarca di Mosca, magistralmente. Ed ecco la conferma.  Il numero dei cattolici ortodossi in Russia e’ salito dal 37 per cento della popolazione nel 1991 al 72 per cento nel 2008 e da allora e’ rimasto costante. Secondo le indagini del Pew research forum il 69 per cento dei russi crede che la propria cultura, inclusa la religione, sia superiore a tutte le altre. E questa certezza fabbricata abilmente da Putin e dalla chiesa ortodossa nasconde verità ben diverse.
A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, infatti, l’erede della nazione spaziale che gareggiava con gli Stati Uniti per conquistare lo spazio e per eccellere negli sport e’ un paese periferico nel settore tecnologico, unico elemento di continuità con i primati scientifici dell’Unione Sovietica è il potenziamento nucleare, come ha fatto notare Gorbaciov in un’intervista con la Bbc questa settimana. Nella corsa agli armamenti più sofisticati e dannosi, a suo parere, Mosca è sempre tra i capofila.
A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino la Russia ha perso il senso della parola modernità ed è tornata indietro nel tempo.
10.11.2019


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