I perché dell'espansione sovietica nel continente africano
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Il Cremlino e l'Africa
nuovi scontri politici
MARCO OLIMPIO


Il 23 ottobre, due bombardieri Tu-160 Blackjack, i più sofisticati dell’aviazione russa, sono atterrati alla base aerea di Waterkloof, Sudafrica, appena fuori Pretoria. Il dispiegamento, una mossa di diplomazia militare, marca la prima visita di questi possenti aerei sul terreno africano ed ha inaugurato l’inizio di un evento importante: il summit Russia-Africa.
Il vertice, organizzato dal Cremlino nella città costiera di Sochi tra il 23 e il 24 di ottobre, ha coinvolto rappresentanti da 54 Paesi africani, tra cui 43 capi di stato, e dirigenti di aziende, per una serie di incontri ad alto profilo. L’obiettivo: promuovere i rapporti politici, economici e militari.
Le relazioni con il continente rappresentano un target rilevante per Mosca. Da un lato consentono l’accesso alle risorse, spingono il commercio e la vendita di armamenti, offrono sbocchi inediti. Ossigeno dopo i duri colpi subiti dalle sanzioni. Dall’altro, l’arena è un teatro di "scontro" con l’Occidente, dove Putin può cercare di espandere la propria influenza politica e minare quella rivale attraverso lo sviluppo di alleanze e cooperazione nel campo bellico. Iniziativa che tiene anche d’occhio il Dragone cinese sempre molto attivo nella regione.
La strategia è stata messa in atto con una serie di manovre. Diverse aziende russe hanno investito pesantemente nell’estrazione delle risorse. Ad aprile 2019, la ditta Rostec, per esempio, ha firmato un contratto per 4 miliardi di dollari per lo sviluppo di una miniera di platino nello Zimbabwe. Altri accordi nel campo degli idrocarburi sono stati discussi da aziende come Gazprom e Zarubezhneft con Algeria, Repubblica Democratica del Congo e Sudan.
Fondamentale l’ampliamento delle esportazioni. Mosca è già una grossa fonte di grano per l’Egitto e vorrebbe estendere la propria fornitura a Libia, Algeria e Marocco. Consistenti gli ordini di materiale bellico russo, che ammontano a circa 4,6 miliardi di dollari all’anno. Tra i principali acquirenti vi sono egiziani, algerini, angolani e ugandesi che hanno acquisito carri armati, elicotteri, caccia e sottomarini.
I "cannoni" rappresentano uno snodo per la strategia di Putin, per concludere affari e rendere profonda la propria impronta globale. In Africa, questo ha portato a diverse intese che prevedono l’addestramento di polizia e eserciti da parte di consiglieri e mercenari russi.
Inoltre, secondo alcune indiscrezioni, tra le ambizioni di Mosca vi sarebbe la costruzione di un avamposto navale nel Mar Rosso, settore geografico dove già molte nazioni (tra cui Cina, Francia, Stati Uniti e Italia) dispongono di basi di appoggio in Gibuti.
Un paese che forse meglio rappresenta questo nuovo approccio del Cremlino è la Repubblica Centrafricana. Afflitto da una guerra civile scoppiata nel 2013, il paese ha visto l’intervento di una forza di peacekeeping composta da Francia e Nazioni Unite. La missione, però, è stata presta affiancata da una russa, con l’istituzione di un centro d’addestramento per le unità di Bangui, e il possibile dispiegamento di mercenari del Gruppo Wagner.
Attirati da concessioni minerarie, gli emissari venuti da Mosca cercano di controbilanciare l’influenza occidentale nella regione e inserirsi come attore protagonista. Una ripetizione di quanto avvenuto in Medio Oriente.
10.11.2019


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