Confronto sulle nuove norme per chi aiuta i migranti
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Illegalità o solidarietà?
Confine molto sottile
CLEMENTE MAZZETTA


Sono quasi un migliaio le persone che in Svizzera nel 2018 sono state condannate  per aver favorito l’entrata o il soggiorno illegale di stranieri. Un’azione che può essere commessa da passatori dediti alla tratta di esseri umani, ma anche compiuta per ragioni umanitarie, come è stato il caso di Lisa Bosia Mirra che ha aiutato dei migranti in stato di necessità a varcare il confine elvetico. Per la legge sono tutti colpevoli. L’articolo 116 della Legge sugli stranieri prevede fino ad un anno di detenzione, che può arrivare a 5 se chi l’ha commesso ha ottenuto un "indebito arricchimento". Non sono previste eccezioni per chi agisce per "ragioni umanitarie". Tema qui sotto affrontato da un punto di vista giuridico dall’avvocato Edy Mely, presidente Sos Ticino, e "secondo coscienza" da don Gianfranco Feliciani. L’iniziativa per abolirlo della consigliera nazionale Lisa Mazzone, sostenuta anche dai vescovi, non ha convinto la Commissione Istituzioni.
c.m.


La legge non distingue tra criminalità, passatori e operatori umanitari
Edy Meli
Avvocato, presidente di Soccorso Operaio Svizzero

La questione posta dall’iniziativa parlamentare "Basta con il reato di solidarietà" chiede sostanzialmente una depenalizzazione dell’articolo 116 della Legge sugli stranieri per chi ha agito per motivi onorevoli. Una fattispecie già contemplata nel nostro codice penale. Quindi non si tratta di una proposta rivoluzionaria. Il vecchio articolo della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, del resto, conteneva già una disposizione secondo la quale prestare aiuto non era punibile se il fatto era commesso per sottrarre qualcuno alle persecuzioni o in stato di bisogno... ovvero se i motivi erano onorevoli.
Questa disposizione è scomparsa nel 2008, sostituita dalla Legge sugli stranieri, adducendo che con l’introduzione della  libera circolazione in Europa, nei Paesi a noi confinanti non vigeva alcuna persecuzione e di conseguenza quell’articolo non era più necessario. Ora nella Legge sugli stranieri, con l’articolo 116, che mirava inizialmente a combattere la criminalità operata dai passatori, si colpiscono indifferentemente anche le persone e le organizzazioni non governative che lavorano in ambito umanitario.  
Per chi opera nel settore dei migranti, dei rifugiati - a mio personale modo di vedere -, non è scandaloso che si introduca una esenzione di pena per motivi onorevoli. Se questo concetto è già previsto nel Cp per reati contro la persona, contro il patrimonio, a maggior ragione mi pare ragionevole tenerlo presente nell’ambito di reati di tipo amministrativi, quale la legge sugli stranieri.
Un trafficante di persone, un passatore non potrà mai far valere un motivo onorevole, anzi il fatto di aver agito per denaro è un’aggravante. Si tratta di paure dettate da irrazionalità o da interesse politici che hanno altri fini.


Se giungono da noi dobbiamo agire, le regole si cambiano
Gianfranco Feliciani
Arciprete di Chiasso da anni impegnato con i migranti

Le leggi non sono sacre. Sacri sono i valori che ispirano le leggi. Ecco perché bisognerebbe depenalizzare l’articolo 116 della Legge sugli stranieri che condanna chi favorisce l’entrata in Svizzera di stranieri per ragioni umanitarie. Tanto più che i migranti che fuggono dalle guerre e dalla fame devono scappare anche per colpe che sono nostre. Non bisogna dimenticare che anche noi siamo responsabili di fronte alla catastrofe che si sta verificando nelle parti del mondo da cui oggi fuggono molte persone.
Penso proprio che in questo ambito la Svizzera deve farsi un esame di coscienza e cambiare questa norma. Ma attenzione, non è solo un’intuizione cristiana. Non è solo la fede di vedere in ogni fratello il Cristo. L’ultima istanza di una democrazia, lo ricordo, è l’obiezione di coscienza. Che non si fa certo a cuor leggero, ma è rispettata e prevista dalla nostra Costituzione. Non si tratta quindi solo di una questione di fede.
Anche a livello umano occorre riflettere e agire di conseguenza. Anche perché la Svizzera ha una tradizione umanitaria che le fa onore. Abbiamo inventato la Croce Rossa e aiutato moltissime persone nel corso della nostra storia. Non possiamo sottrarci a questi impegni. Tra i nostri migranti che emigravano in America c’era sicuramente qualche ladro o assassino. Ma questo non deve diventare un pretesto per non fare nulla. Tanto più che la carità deve comunque essere animata da prudenza e giustizia.
Il fatto che tra qualche migrante possa esserci qualcuno che delinque deve essere insomma uno stimolo in più per i migranti stessi, che si vedono discriminati perché tra loro qualcuno fa il furbo. Quelli che fanno del male vanno presi e riportati indietro. Su questo non ci sono dubbi.
01.12.2019


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