La ricostruzione del dramma nella pensione di Viganello
Immagini articolo
Con secchio e mocio
un delitto... imperfetto
ANDREA STERN


L’omicidio si è consumato in pochi istanti, nella camera numero 1, quella dell’austriaco. Matteo ci è entrato con le proprie gambe e ne è uscito esanime, trascinato di peso, sanguinolento. Chissà, probabilmente era già morto. Le immagini della videosorveglianza interna della pensione La Santa di Viganello chiariscono il prima e il dopo. Non permettono però di capire se a sferrare il colpo mortale alla testa sia stato il 34enne austriaco oppure il 43enne italiano, entrambi arrestati con l’accusa di assassinio.
Le prime scene ritraggono i tre uomini nel corridoio al secondo piano. Sono appena risaliti dal bar della pensione. Il 43enne e Matteo litigano animosamente, mentre il 34enne cerca di mettersi in mezzo, di fare da paciere. Il suo intento sembra vano. L’austriaco apre quindi la porta della sua stanza e senza andare troppo per il sottile invita Matteo a entrare. L’italiano li segue. Si chiude la porta e per circa due minuti le telecamere non mostrano più nulla. Poi la porta si riapre. Il primo a ricomparire è l’austriaco, che trascina il corpo esanime di Matteo. Dietro di loro c’è l’italiano. L’austriaco esce in corridoio, si dirige verso la camera numero 3 e lì scarica il corpo inerme della vittima. Su quello che era il suo letto. Poi l’austriaco torna nella propria stanza. Tiene la porta aperta, per cui le telecamere lo immortalano mentre si cambia i pantaloni macchiati di sangue. Nel contempo l’italiano prende un secchio d’acqua e un mocio e pulisce il pavimento. Un maldestro tentativo di far sparire le tracce del delitto. Poi entrambi si allontanano. Ma non più di tanto. È infatti ancora nella pensione, nella camera numero 1, che i due vengono arrestati dalla polizia, che a quanto pare sarebbe stata allarmata dalla fidanzata della vittima.
Il resto è noto. Il 34enne starebbe collaborando con gli inquirenti. Il 43enne si è invece dichiarato estraneo ai fatti. Una posizione, quest’ultima, che stride con quanto riportano le immagini. Di certo il giudice dei provvedimenti coercitivi non gli ha creduto e ieri, sabato, ha confermato entrambi gli arresti. L’apice di un lungo e tribolato rapporto con le forze dell’ordine. Furti, taccheggi, danneggiamenti, reati legati al consumo di droga, la polizia conosce bene i due protagonisti. L’austriaco aveva inoltre già alzato le mani in passato. Mentre l’italiano si era distinto in particolare nel 2017: una notte aveva dato fuoco al suo appartamento rendendo necessaria l’evacuazione dell’intero palazzo e la chiusura della strada sottostante. Una strada che, guarda caso, si chiama via Odescalchi.
Da un quartiere difficile all’altro. O forse sono proprio queste persone a portarsi dietro le difficoltà. Dopo essere stato condannato per aver reso inagibile il proprio alloggio a Chiasso, il 43enne non aveva più trovato un’abitazione propria. I servizi sociali lo avevano  sistemato in albergo. Sarebbe anche potuto tornare in una clinica psichiatrica, dove ha trascorso lunghi periodi della sua vita. Ma si è rifiutato. Come non si sono lasciati aiutare gli altri protagonisti di questa triste vicenda, che non può essere liquidata come un semplice regolamento di conti tra tossicodipendenti. Perché dietro a ogni "caso sociale" si nasconde una persona con le sue debolezze e le sue virtù.
Matteo, la vittima, è stato ricordato dal padre sul Corriere del Ticino come un ragazzo buono, che ha imboccato una strada sbagliata e non è più riuscito a tornare indietro. Ma pur immerso nei guai, ha saputo farsi volere bene, come testimonia il toccante saluto dedicatogli su Facebook dalla figlia della sua compagna. "Quel mostro ti mangiava giorno dopo giorno - ha scritto -. Ma ciò non toglie che hai dato tanto a tutti noi, ci hai fatto capire quanto vale la vita".
a.s.
22.12.2019


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