Il materiale di voto del ballottaggio per i ticinesi all'estero
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Sono 1.401 le "buste"
recapitate in ritardo
ANDREA BERTAGNI


Non sono centinaia, ma migliaia. Di preciso 1.401 le buste di voto che, secondo l’avvocato Gianluca Padlina, sono arrivate fuori tempo massimo nella cassetta delle lettere dei cittadini ticinesi all’estero per il secondo turno dell’elezione per il Consiglio degli Stati, avvenuta domenica 17 novembre. 1.330 sarebbero state recapitate dopo il 29 ottobre da una ventina di Comuni con posta A. Le restanti 71 sarebbero state spedite tra il 28 ottobre e il 4 novembre da cinque Comuni con posta B. Le buste rientrate quando i seggi erano già chiusi sarebbero invece circa 200. Padlina conferma che le schede "problematiche" sono 1.401, ma preferisce non rilasciare dichiarazioni. Per un’ulteriore conferma il Caffè ha cercato il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, ma non ha ottenuto risposta.
A contestare un’eccessiva lentezza nell’inviare il materiale di voto ai ticinesi residenti all’estero per il ballottaggio è lo stesso avvocato Padlina. Che si era rivolto al Tribunale amministrativo cantonale. E oggi sta ancora attendendo una decisione. Per il Governo invece il problema non sussiste. I Comuni si sono comportati correttamente. E il ricorso di Padlina è da considerarsi irricevibile, perché inoltrato fuori tempo massimo.
Di sicuro, a tre mesi dall’elezione in Consiglio degli Stati del democentrista Marco Chiesa e della socialista Marina Carobbio, che ha superato il popolare democratico Filippo Lombardi per sole 46 schede, sulla contesa non è ancora stata scritta la parola fine. Tanto più che anche il ricorso al Tribunale federale dello stesso Padlina contro l’esito della votazione del 17 novembre è ancora in attesa di risposta.
La vertenza che oppone Padlina al Consiglio di Stato si fonda sull’articolo 18 capoverso 2 della Legge sull’esercizio dei diritti politici. Secondo cui le cancellerie comunali devono inviare al domicilio di ogni avente diritto il materiale di voto in modo che questo lo riceva almeno dieci giorni prima di un turno di ballottaggio. Quindi per l’elezione del 17 novembre, entro il 7 novembre anche le buste dei ticinesi all’estero dovevano essere giunte a destinazione. Proprio per questo, la direttiva numero 2 "Svizzeri e ticinesi all’estero" della Cancelleria di Stato chiarisce che i Comuni sono tenuti a inviare il materiale di voto sempre per posta A. Si rifà a una circolare del Consiglio federale, secondo cui il materiale di voto va recapitato per posta A se è destinato a Paesi extraeuropei e, se necessario, anche a Paesi europei. Questo perché nel 10% dei casi, i Comuni inviano il materiale di voto agli svizzeri residenti in Europa per posta B. Eppure per il Consiglio federale tale forma di recapito è ammessa soltanto se la partecipazione tempestiva allo scrutinio non ne risulta compromessa. È stato il caso per l’elezione per il ballottaggio del 17 novembre? Padlina ne dubita. Soprattutto per gli invii con posta B. Il motivo? Secondo i tempi di trasporto calcolati dalla Posta, una busta affrancata con posta B impiega tra i 6 e i 12 giorni per essere consegnata in Italia, 4-8 giorni in Francia, 5-9 giorni in Gran Bretagna e 7-15 giorni negli Stati Uniti. Come se non bastasse un’inchiesta condotta dall’Organizzazione degli svizzeri all’estero ha evidenziato che in centinaia di casi il voto per corrispondenza degli svizzeri all’estero è tornato in ritardo alle autorità cantonali. In un terzo dei casi, il recapito tardivo, secondo il Consiglio federale, è imputabile alle carenze del servizio postale straniero.
an.b.
09.02.2020


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