Le nuove tecniche forniranno cure in tempii corti ma...
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Nessuna azienda potrà
proteggerci entro breve
ROBERTA VILLA, MEDICO E GIORNALISTA


La strada per produrre un vaccino è lunga e travagliata. Per alcuni microrganismi è stato più facile, per altri ci sono voluti anni di studio da parte di decine di laboratori in tutto il mondo, talvolta senza nemmeno riuscire a poter gridare alla fine vittoria (vedi articolo sotto).
In passato, la produzione di un vaccino partiva sempre dall’agente infettivo responsabile della malattia: questo veniva inattivato o comunque reso inoffensivo, e poi inoculato nei pazienti. Detto così, sembra semplice, ma occorreva trovare le cellule capaci di far crescere il virus o il modo per coltivare il batterio e poi azzeccare l’approccio capace di evocare la migliore e più duratura risposta immunitaria possibile senza provocare effetti indesiderati, che in alcuni casi potevano essere gravi.
Con questi metodi sono quindi stati messi a punto diversi tipi di vaccini, a cui ne sono seguiti altri in cui il materiale infettivo veniva spezzettato o ridotto a subunità. Per alcuni, come quello contro l’epatite B, la proteina che scatena la risposta dell’organismo, detta antigene, da decenni si produce con tecniche di ingegneria genetica.
Ed è proprio l’ingegneria genetica e i grandi avanzamenti in questo campo e in quella della biologia sintetica, che hanno consentito negli ultimi anni di dare a questa disciplina una nuova spinta.
È grazie a queste tecniche innovative che la ricerca del vaccino contro Covid-19 è partita fin da quando i ricercatori cinesi, ai primi di gennaio, hanno messo online, condividendole con tutti gli scienziati del mondo, la sola sequenza di "lettere" che costituisce il codice genetico del nuovo virus.
Oggi non occorre più avere fisicamente tra le mani un campione di virus prelevato da un paziente e isolato dalle sue secrezioni corporee. Si può cominciare a lavorare già dalla semplice informazione genetica che scorre sullo schermo di un computer per individuare quali potrebbero essere le sequenze cruciali per innescare le difese dell’organismo, e cominciare a riprodurre artificialmente in laboratorio  solo queste, senza avere il virus intero.
Con questo metodo negli Stati Uniti l’azienda Moderna ha già prodotto il primo vaccino contro Sars-Cov2, e sta già cominciando, proprio in questi giorni, a sperimentarlo sui primi volontari umani. Il vaccino si basa su materiale genetico che riproduce quello del virus: è quindi costituito da Rna. Speriamo che possa dare risultati, ma con questa tecnica, che nei modelli animali ha dato qualche risultato, in decenni di tentativi non si sono mai ottenuti buoni risultati sugli esseri umani.
Anche gli altri vaccini in sperimentazione con altre tecniche in almeno una trentina di aziende e centri di ricerca di tutto il mondo dovranno essere sottoposti allo stesso iter prima di poter sperare che servano a tenere a bada la pandemia. Inizialmente la strategia deve essere testata sugli animali. Poi inizia la sperimentazione clinica sugli esseri umani. Prima su pochi soggetti, per individuare eventuali reazioni indesiderate - per esempio un’eccessiva stimolazione del sistema immunitario - poi su un numero maggiore di volontari sani, per capire a quali dosi e con quante somministrazioni si può avere la migliore e più duratura produzione di anticorpi protettivi. Superata questa fase si può allargare ulteriormente il campo a moltissime persone, per esempio abitanti di una zona particolarmente colpita, per capire se chi riceve il vaccino risulta davvero protetto, e per quanto tempo, rispetto a chi non è stato vaccinato.
Le aziende farmaceutiche sottopongono poi tutta la documentazione raccolta nel corso di queste ricerche alle autorità regolatorie sovranazionali (come l’Agenzia Europea per i Medicinali, Ema) e nazionali (come la Food and Drug Administration statunitense).
Una volta ottenuta l’autorizzazione all’immissione in commercio, se gli studi effettuati dimostrano efficacia e sicurezza del prodotto, può partire la sua produzione su larga scala. Le nuove tecniche consentono di garantire forniture più abbondanti e in tempi più brevi rispetto a un tempo, ma nessuna azienda potrà certamente offrire tutti i vaccini necessari a proteggere in poche settimane tutta l’umanità, se Sars-Cov-2 starà ancora circolando. Ci vorrà quindi un’ulteriore, difficile scelta, questa volta politica ed etica, su chi dovrà riceverlo prima degli altri: per esempio gli operatori sanitari o altre persone in posizioni cruciali per il sistema oppure gli anziani e in generale le persone più fragili, che rischiano di più in caso di malattia.
22.03.2020


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