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Avrebbe dovuto essere ricoverato in ospedale ma...
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"Ma adesso voglio sapere
perchè mio padre è morto"
ANDREA BERTAGNI


Sarà stato il 16 o il 17 marzo. La data esatta non è importante. Come non è importante, per ora, sapere in quale casa per anziani è accaduto l’episodio. In fondo è uno dei tanti, simili, verificatisi durante l’emergenza per il coronavirus. A metà marzo, quando si stava per raggiungere il picco dei contagi. Quando la tensione saliva ora dopo ora. Quando la paura per un collasso delle strutture ospedaliere diveniva ogni giorno più concreta.
Sarà stato il 16 o il 17 marzo quando la signora Maria (nome di fantasia per una storia vera) ha telefonato al medico di riferimento del papà ospite da tre anni in una struttura per anziani del Luganese. Voleva sapere quali fossero le sue condizioni di salute. Lo voleva sapere perché all’inizio del mese, il 5 per l’esattezza, era stato portato all’ospedale Civico per una visita di controllo. E nemmeno una settimana dopo aveva tosse e febbre. Gli stessi sintomi che, casualmente (?), aveva la figlia. La signora Maria, appunto.
Cosa era accaduto? Era forse stata Maria a contagiare il padre? Secondo il medico l’ipotesi stava in piedi. Passano comunque i giorni. La donna chiede al proprio medico curante di poter fare un tampone. E contemporaneamente domanda alla struttura dove è ospitato il padre di fare altrettanto. Ma non se ne fa niente.
Torniamo a quel 16-17 di marzo. "Squilla il telefono ed è il medico della Casa dove è ricoverato mio padre. Sospettando che potesse essersi ammalato di Covid, mi domandò se, in caso di peggioramento, eravamo d’accordo di ricoverarlo in ospedale. Chiesi un attimo di tempo per parlarne a mia sorella e comunicare la nostra decisione".
Non trascorrono nemmeno cinque minuti, ricorda la signora Maria, che squilla il telefono e dall’altro capo è nuovamente il medico della struttura per anziani. Sembra incredibile ma le dice che in quel lasso di tempo avevano ricevuto nuove direttive dal Dipartimento, ricorda queste esatte parole la signora Maria, e che quindi il padre, al di là della decisione delle figlie, non sarebbe stato portato in ospedale.
"È accaduto proprio così! E non so ancora spiegarmi il motivo. La decisione della Casa dove era ospitato mio padre capovolta da un minuto all’altro. Ho chiesto spiegazioni, e l’ho fatto anche nei giorni successivi, ma il medico curante mi ha sempre dato delle risposte evasive. Era evidentemente imbarazzato". E l’atteggiamento non è strano, soprattutto dato che il padre della signora Maria nei giorni successivi quello scambio di telefonate è gradualmente peggiorato. La figlia non ha, ovviamente, potuto più incontrare il genitore. È riuscita però a sentirlo al telefono, anzi con una videochiamata, lunedì 23 marzo. Era tardo pomeriggio, ricorda Maria. "Lo sentii e lo vidi sullo schermo del tablet. Aveva la febbre ma tutto sommato mi è sembrato non stesse particolarmente male".
Passano alcune ore. E nel corso della notte la struttura le comunica che il padre è morto. "È una storia dolorosa - racconta oggi Maria -. Non voglio fare polemiche ma capire perché tutto d’un tratto si è deciso di non più trasferire mio padre in ospedale. E tantomeno di fare un tampone. In ospedale avrebbe forse potuto ricevere cure più efficaci. Ne sono quasi certa dato che mi era stato proposto il trasferimento. Ora voglio vederci chiaro. Anche per questo ho raccontato la mia storia al deputato dell’Mps Matteo Pronzini. Vorrei che quanto accaduto venga segnalato alla Commissione di vigilanza sanitaria".
La storia della signora Maria e di suo papà è comunque ora sul tavolo del procuratore generale, Andrea Pagani. Il caso gli è stato segnalato da Pronzini. Lo ha fatto allegando questa storia alla segnalazione, quella più in generale relativa a più case per anziani, fatta all’inizio di maggio.
Oggi Maria, segnalazione o non segnalazione, denuncia o non denuncia, vuol sapere perché suo padre è morto. Aveva o non aveva il Covid? La sua vita è stata stroncata dal coronavirus oppure no? E, soprattutto, perché la salma del padre gli è stata consegnata in una bara aperta? C’era o no pericolo di infezione?
pguenzi@caffe.ch
23.05.2020


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