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Artisti e galleristi contro la cessione di "casa Epper"
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"Tradimenti e negligenze
sulla vendita del museo"
ANDREA BERTAGNI


Fa freddo, perché è inverno, il 12 gennaio 1969. Ignaz Epper esce in giardino e si dà fuoco. Il pittore e scultore espressionista svizzero morirà suicida quel giorno, in via Albarelle 14 ad Ascona. Oggi la sua casa è un museo. Domani - una volta ristrutturata ma non abbattuta - potrebbe diventare una Spa dell’hotel Eden Roc, che si trova proprio lì accanto.
Il pasticciaccio brutto di via Albarelle inizia proprio dal finale della storia. "Una storia bruttissima - dice Mario Matasci, imprenditore e gallerista d’arte - anzi, una grande ingiustizia". Anche Edgardo Cattori, artista locarnese, non usa parole di riguardo. "L’autorità di vigilanza sulle fondazioni della Svizzera orientale, con sede a Muralto, ha tradito gli intenti delle volontà testamentarie". Maurizio Checchi, vicesindaco di Ascona, non ha nulla da rimproverarsi. "Abbiamo salvato l’eredità culturale della Fondazione Epper. Non c’erano soldi per ristrutturare la casa dell’artista. Con la vendita della proprietà immobiliare restaureremo le opere, creeremo un archivio e valorizzeremo ancora di più il centro culturale di via Borgo".
Ignaz e sua moglie Mischa sono ancora sepolti lì. Nel giardino dove il pittore si è dato fuoco. E che per sua volontà testamentaria sarebbero dovute restare anche le sue opere e il museo. Sarebbero. Perché il Consiglio di fondazione della Fondazione Epper, di cui Checchi è presidente, lo scorso dicembre ha disgiunto la sede del museo dalle opere. E l’autorità di vigilanza sulle fondazioni, di Muralto, il 24 febbraio ha approvato il cambiamento. Così la sede è diventata genericamente Ascona. E le opere possono essere spostate da un’altra parte. Nel palazzo poco lontano della Fondazione Rolf Gérard, di cui Checchi è membro, per l’esattezza. La vendita dell’edificio è avvenuta dopo un giorno, il 25 febbraio.
"Tutta questa vicenda presenta delle negligenze gravissime da parte dell’autorità di vigilanza sulle fondazioni, del vicesindaco Checchi e del Comune", tuona Cattori. "Siamo stati traditi dall’autorità di vigilanza sulle fondazioni", rincara Matasci.
Tornare indietro sembra però impossibile. Il finale della storia, a meno di clamorosi colpi di scena, sembra ormai scritto. "I termini di ricorso contro la vendita sono scaduti - precisa Checchi -. Nulla è però stato fatto di nascosto. Il Municipio è stato informato. Così come i nipoti di Epper sono stati ascoltati dall’autorità di vigilanza". Il vicesindaco è sicuro. "Non c’erano altre strade, se non vendere la proprietà immobiliare. La casa non è protetta a livello cantonale e il Comune non poteva farsi carico dei costi di ristrutturazione che superavano il milione di franchi".
Così, sono arrivati i privati. Anzi, il privato: il Tschuggen Group, per l’esattezza, a cui l’Eden Roc, che si trova nella stessa via, appartiene. Il prezzo di vendita? "Tra i 3 e i 4 milioni", precisa Checchi. "Non dovevano vendere - sottolinea sconsolato Matasci - quella casa fa parte del patrimonio di Ascona. Mi viene da piangere se penso che tra quelle mura si aggireranno solo ciccioni in asciugamano".
abertagni@caffe.ch
23.05.2020


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