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Da mesi chiede invano la cartella clinica del padre
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"È morto in casa anziani,
ora voglio sapere perchè"
PATRIZIA GUENZI


Ancora non sa di cosa suo padre sia morto. Se l’era chiesto subito dopo il decesso, tre mesi fa in una casa anziani del Luganese, dove le avevano sempre lasciato intendere che forse sì, suo papà aveva contratto il Covid-19. Ma un tampone non gliel’hanno mai fatto. E Maria Grazia se lo domanda ancora, visto che la cartella clinica, chiesta da tempo e sollecitata più volte nella speranza di trovarci dentro la risposta, non le è ancora stata data. Per lo svincolo della privacy, hanno spiegato i responsabili della Casa, serve l’ok del Medico cantonale. "Venerdì scorso per l’ennesima volta ho telefonato all’Ufficio del Medico cantonale e lì la richiesta per la ‘liberatoria’ non è ancora arrivata - dice -. Martedì mi presenterò dunque nello studio del medico curante del papà e la cartella deve saltar fuori. È un mio diritto. Non so quante volte l’ho domandata. La prima volta al direttore sanitario della struttura, che mi ha indirizzata, appunto, al medico curante. A lui ho scritto più volte. Ho inviato anche un’e-mail con copia al Medico cantonale. Ora basta! Se hanno qualcosa da nascondere voglio saperlo".
Maria Grazia è amareggiata - "sono arrabbiata, molto arrabbiata, lo scriva pure!, mi sento presa in giro" - e per la seconda volta affida il suo sfogo alle pagine del Caffè (l’aveva fatto lo scorso 24 maggio). "Ditemi voi se è un comportamento corretto nei confronti di un povero anziano che non ha avuto diritto nemmeno ad un tampone né tantomeno ad un ricovero, perché in quei giorni il Dipartimento aveva bloccato le ospedalizzazioni di pazienti provenienti dalle Case", dice tutto d’un fiato, stanca di chiedere. Di richieste ne ha fatte tante in questi tre mesi. Tutte oggettivamente legittime. Facciamo un passo indietro.
Siamo attorno alla metà di marzo. Quando si stava per raggiungere il picco dei contagi. Quando nelle Case la tensione saliva ora dopo ora. Quando la paura per un collasso delle strutture ospedaliere diveniva ogni giorno più concreta. Maria Grazia telefona al medico di riferimento del padre nella residenza per sapere delle sue condizioni. Lo vuole sapere perché all’inizio del mese era stato portato all’ospedale Civico per una visita di controllo. E pochi giorni dopo aveva tosse e febbre. Gli stessi sintomi che, casualmente (?), aveva Maria Grazia. Forse era stata lei a contagiare il padre? Secondo il medico della Casa l’ipotesi reggeva. E allora la figlia (che però un test non l’ha mai fatto) chiede di sottoporre il padre al tampone. Niente. Lo richiede un’altra volta. Ancora niente. "Si comportavano come se avesse il Covid, ma la certezza non c’era e io continuavo a non capire perché non glielo facevano ‘sto benedetto tampone".
Le condizioni del padre peggiorano, il medico della Casa domanda a Maria Grazia se lei e la sorella sarebbero state d’accordo di ricoverarlo. "Non trascorrono nemmeno cinque minuti che squilla di nuovo il telefono e il medico mi dice delle nuove direttive del Dipartimento e quindi, al di là della nostra decisione, il papà non sarebbe stato portato in ospedale. Domando per l’ennesima volta di fargli il tampone, ma il medico mi dà, ancora una volta, delle risposte evasive".
Lo scorso 9 giugno Maria Grazia ha spedito anche una raccomandata alla Commissione di vigilanza sanitaria. "Con grande fatica - racconta - sono riuscita a scrivere e a documentare l’ultimo periodo di vita di papà e tutto quello che a mio parere non funzionava all’interno della struttura. Al di là della vicenda Covid sì Covid no, in passato erano accaduti alcuni episodi spiacevoli. L’ho fatto nella speranza che per altri residenti e familiari le cose in futuro vadano meglio". La risposta della Commissione arriva qualche giorno dopo. In sostanza, spiegano, è stata aperta una procedura amministrativa che riguarda il Dipartimento della sanità e la struttura. Valuteranno in seguito se coinvolgere le denuncianti (Maria e la sorella) nell’accertamento dei fatti.
"Comunque vadano le cose nessuno mi ridarà mio padre - conclude amara Maria Grazia -. Ma io voglio sapere di cosa è morto mio papà, voglio sapere tutto. Aveva o non aveva il Covid? E soprattutto, perché la salma ci è stata consegnata in una bara aperta? Il pericolo di infezione c’era o no?".  pguenzi@caffe.ch
27.06.2020


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