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Il magistrato dei minori rilancia un vecchio progetto
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"Per fermare questa crisi
serve un Centro chiuso"
ANDREA BERTAGNI


"Secondo le stime, sono almeno una sessantina i giovani che stanno vivendo situazioni di crisi che non riescono a essere gestite dalle famiglie e dalle istituzioni. Un istituto educativo chiuso servirebbe proprio per fermare queste crisi". Reto Medici, magistrato dei minorenni, continua a essere convinto della necessità di realizzare una struttura per minori "problematici" in Ticino. Dopo che Consiglio di stato e Parlamento hanno approvato la Legge sulle misure restrittive della libertà dei minorenni nei centri educativi - con il Governo che ha stanziato anche un credito di oltre 3 milioni per realizzare la struttura - e anche la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) ha confermato il bisogno di un istituto educativo chiuso.
Tutto bene, dunque? Non tanto. Perché dal 2017 a oggi tutto è ancora fermo. O quasi. Il rapporto della Supsi deve essere ancora approvato dal Legislativo. E intanto le situazioni problematiche rimangono. "L’anno scorso - spiega Medici - abbiamo avuto un importante aumento di condanne per reati contro l’integrità personale e il motivo è che sempre più genitori sono in difficoltà nel gestire e nell’educare i loro figli".
L’anno scorso l’autorità giudiziaria ha pronunciato 637 condanne, oltre diversi casi di mediazione penale e ha aperto 1.101 procedimenti mentre i dossier pendenti sono diventati 449. Alla magistratura dei minorenni servirebbero rinforzi. Anche perché ogni anno i magistrati si devono confrontare con nuovi fenomeni o con un aggravamento dei vecchi problemi. Ad esempio i reati contro l’integrità personale sono aumentati passando da una media degli ultimi dieci anni di 46 casi a 124 decisioni. In crescita anche i delitti contro l’onore e la libertà personale: 47 rispetto ai 32 dell’anno precedente. In aumento, inoltre, i procedimenti legati agli stupefacenti: 459 decisioni.
Il tempo passa, ma le situazioni difficili non solo rimangono, ma sono dunque anche in aumento. Che occorra intervenire è d’accordo anche l’Ufficio federale di giustizia. Che ha valutato il rapporto della Supsi ed è giunto alla conclusione che "la prova della necessità è dimostrata". Così lo ha fatto sapere per iscritto al Dipartimento sanità e socialità (Dss) il 24 maggio 2017. Eppure… eppure tutto è ancora fermo. "Anche se mi sembra che qualcosa si stia muovendo nelle commissioni del Parlamento", annota ancora Reto Medici.
Un centro educativo chiuso, in parte di pronta accoglienza, secondo il magistrato, rimane dunque sempre una necessità. Anche perché i campi di azione potrebbero essere molti. La soluzione, detto altrimenti, non è costruire un carcere per i minorenni che infrangono la legge. Al contrario. A essere promossi sarebbero "nuovi progetti educativi" rivolti a quei giovani, come detto circa una sessantina, non collaborativi, insofferenti e refrattari a qualsiasi proposta proveniente dagli adulti o dalle istituzioni. Che lasciati a loro stessi rischiano di diventare violenti, abusare di sostanze stupefacenti e perdere il lavoro o abbandonare la scuola. E (vedi articolo a sinistra) le segnalazioni aumentano.
an.b.
11.07.2020


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