Restroscena di un affaire milionario che rischia lo scandalo
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Inopportunità politiche
della Citta dei mestieri
CLEMENTE MAZZETTA


Doppi ruoli, politici e imprenditori. Groviglio di incarichi, matassa di conflitti d’interesse. O, rivedendo le situazioni al ribasso, perlomeno di inopportunità. La Città dei mestieri, un’operazione di 12,6 milioni di franchi, rischia di trasformarsi da un pasticcio ad uno scandalo. Detto in due parole, il progetto è di una semplicità elementare: costruire uno stabile e venderlo al Cantone. A scatola chiusa. Senza rischi. Con una nobile giustificazione: "Per il futuro dei nostri giovani e della nostra società". Ed è quello che chiedeva il plrt Nicola Pini il 23 novembre del 2015, quando in una mozione sollecitava il governo a "realizzare anche in Ticino una Cité des Mé́tiers che possa garantire un prezioso luogo di incontro fra i giovani e il proprio futuro".
La pratica, intanto, è andata avanti, e dopo una discussione in Commissione della gestione, il 18 di questo mese arriverà in parlamento. Ma dopo il tira e molla, serve una decisione. Perché la società eVita immobiliare, proprietaria dello stabile di Giubiasco dove dovrebbe nascere la gemella della Cité des Mé́tiers di Ginevra, ora vuole una risposta. E ha scritto al presidente della commissione, Raffaele De Rosa, chiedendo che venga presa "una decisione definitiva". Decisione che non è ancora arrivata perché bisogna prima sciogliere un nodo: va, e come va applicata la legge sulle commesse pubbliche? eVita, nella sua lettera, dice d’aver chiesto un parere giuridico. Conclusione: "Non essendoci ordinazione da parte dello Stato e non essendoci rischio economico di quest’ultimo, la legge sulle commesse pubbliche non è applicabile". Sarà così? Si vedrà nei prossimi giorni.
Ma per capire meglio fare un passo indietro. La mozione di Pini, che ha fatto partire l’iniziativa è firmata anche da tre ppd, Giorgio Fonio, Lorenzo Jelmini e Marco Passalia, e da altri due plrt, Alex Farinelli e Paolo Pagnamenta. Due giorni dopo la presentazione dell’atto parlamentare, proprio Pagnamenta avverte la sezione logistica facendo presente che la sua società avrebbe costruito uno stabile adatto per la Città dei mestieri e per le altre esigenze del Cantone a Giubiasco. L’ingegner Pagnamenta è socio della eVita immobiliare (di cui è presidente Flavio Petraglio), società proprietaria dello stabile che incasserebbe i 12,6 milioni per la vendita dell’edificio. Ma allora, il 25 novembre del 2015, quando Pagnamenta ha bussato alla logistica, quell’edificio era ancora sulla carta e quel terreno non ancora suo, ma dell’immobiliare Bvk, un importante fondo pensionistico di cui la eVita immobiliare aveva solo un diritto di prelazione.  
La domanda di costruzione invece era già stata presentata al comune di Giubiasco dalla ditta Evolve, progettista per conto della Bvk qualche giorno prima, il 16 novembre 2015 (seguita nel giugno 2016 da una "variante"). Il progetto immobiliare era dunque in cantiere da qualche tempo. Inoltre, il direttore della ditta Evolve è lo stesso presidente della ditta eVita, ovvero Petraglio. Nel Cda della Evolve, oltre a Petraglio, c’è il ppd Marco Romano, ma anche il liberale radicale Giacomo Garzoli.
Ma intanto l’idea convince. Il Cantone reputa lo stabile ben servito dai mezzi di trasporto. Oltre alla Città dei mestieri potrà ospitare l’Istituto della formazione continua, l’Ufficio dello sviluppo manageriale e altri uffici. Così la sezione della logistica del Cantone coinvolge il Dipartimento educazione e sport per gli approfondimenti e per definire gli spazi. E i lavori vanno avanti. A realizzarli è la ditta Taddei, di Lugano, ditta di famiglia per Pagnamenta, che ovviamente ne è il direttore. Tutto chiaro? Non proprio. Perché a mettersi di traverso, come si usa dire, a questo punto è una deputata del Ppd, Nadia Ghisolfi. Il giugno del 2017 il governo, rispondendo alla mozione di Pini del 2015, rende nota l’ipotesi che la sede della Città dei mestieri potrebbe essere a Giubiasco, nei pressi della stazione. Che ipotesi?, chiede Ghisolfi, i lavori sono in fase conclusiva. E giù una serie di domande. Il 17 ottobre dell’anno scorso a queste domande risponde Christian Vitta. Il consigliere di Stato preannuncia il messaggio dove si prevede l’acquisto dello stabile costruito da eVita immobiliare per 12,6 milioni. Con una precisazione: "La società ha deciso l’investimento assumendosi tutti i rischi del caso".
Tutto in regola dunque? Vitta, rispondendo a Ghisolfi, dice di sì. E mette le mani avanti: "L’acquisto di terreni ed edifici non rientra nella legge delle commesse pubbliche". Parte una guerra di perizie. La Lega, propone di uscire da quest’impiccio, bypassando la legge: si affitti lo stabile a 600 mila franchi l’anno. "Peggio la pezza del buco", commenta Fiorenzo Dadò a cui non è sembrato vero poter ribaltare sul Plrt quello che per un anno ha subito il Ppd per Argo1.

cmazzetta@caffe.ch
10.06.2018


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