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La rivolta degli automobilisti contro "Via sicura"
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"Non vogliamo essere
la vacca da mungere"
CLEMENTE MAZZETTA


Automobilisti tartassati in rivolta. Contro i radar, ora annunciati ma non troppo e comunque sempre onnipresenti. Contro i costi assicurativi, fra i più elevati in Svizzera. Contro il recente aumento dell’imposta di circolazione (che il Ppd venerdì scorso ha deciso di impugnare lanciando un’iniziativa popolare). Contro la politica dei posteggi salatissimi sostenuta dal ministro Claudio Zali e accettata dal popolo lo scorso anno (la tassa per ora è sospesa dai ricorsi al Tribunale federale). Ma soprattutto gli automobilisti sono insorti contro un sistema sanzionatorio, il programma d’intervento Via sicura introdotto per aumentare la sicurezza sulle strade, giudicato eccessivo, non proporzionato alle violazioni del codice stradale.
"Giusto punire i pirati della strada. Ma questa legge è sbagliata perché sanziona più severamente un eccesso di velocità che un pedofilo", sbotta Rossano Guggiari, l’avvocato che ha dichiarato guerra a Via sicura. Due anni fa ha costituito l’Unione automobilisti e motociclisti, Uam, sigla onomatopeica, una sorta di ruggito di protesta dei motori "tartassati". E aggiunge: "L’automobilista è una mucca fin troppo facile da mungere, che ora non è più disposta a sopportare le misure  vessatorie di Via sicura. Non solo i giudici, ma anche gli stessi procuratori ritengono esagerata questa legge che non consente la discrezionalità necessaria. Basta un niente per essere definiti pirati della strada e per subirne le conseguenze: dal ritiro della patente, al pagamento di migliaia di franchi, ai corsi di rieducazione psicologica". Di recente l’avvocato è però riuscito ad evitare che un suo cliente, che circolava a 100 chilometri all’ora anziché a 50, venisse sanzionato come un pirata: "Una pietra miliare contro gli automatismi della legge", dice Guggiari. Il giudice Villa delle Assise correzionali, infatti, dopo una prima decisione annullata, ha ridotto una precedente condanna a 12 mesi a una pena pecuniaria di 1’500 franchi. Motivo: "l’automobilista non ha agito intenzionalmente".
Una decisione che introduce la discrezionalità nell’interpretazione delle nuove norme che definiscono pirata della strada non solo chi provoca incidenti e scappa dalle proprie responsabilità, ma anche chi guida in modo spericolato e non rispetta i limiti. La pena prevista è la revoca della licenza di condurre per almeno due anni e una pena detentiva da uno a quattro anni.
E allora, gli automobilisti incappati in una legge ritenuta a maglie troppo fitte si stanno organizzando anche in Ticino. Oltre all’Uam di Guggiari, a Lugano s’è costituito il Fronte automobilisti del Ticino (Fat) per difendere tutti gli utenti della strada. "Chi guida un’auto è tartassato - spiega Andrea Censi, il giovane consigliere comunale leghista a Lugano, promotore del Fat -. Sempre preso di mira dal lato fiscale quando c’è da rimpinguare le casse dello Stato, tanto non si ribella. E di associazioni che lo difendano non ce n’è". Censi ha fatto ricorso contro l’aumento delle imposte di circolazione decise a gennaio dal Cantone. E non è il solo visto che il Ppd annuncia per marzo il lancio dell’iniziativa "Non siamo un bancomat".
"Tecnicamente abbiamo presentato una serie di reclami alla sezione della circolazione di Camorino - spiega Censi -. Se ci verranno bocciati, ricorreremo alla Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello". Il perché è semplice: "Oltre ad essere già le più care della Svizzera, queste tasse sulla circolazione sono eccessive: ci sono automobilisti che, grazie ai bonus, hanno acquistato modelli più ecologici e poi si sono ritrovati a pagare il doppio", spiega Censi, contrario ai nuovi balzelli sulla circolazione, agli 80 all’ora sostenuti da Zali per combattere le polveri fini, e convinto sostenitore dell’iniziativa federale Stop agli eccessi di Via sicura, che in Ticino registra l’adesione del consigliere nazionale ppd Fabio Regazzi. "Se c’è stata una flessione di incidenti e di morti sulle strade - conclude Censi - non si deve certo solo a queste norme, bensì anche ai progressi tecnologici delle auto e alla maggior  sicurezza delle strade".

cmazzetta@caffe.ch
@clem_mazzetta
26.02.2017


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