Raccoglie consensi l'idea di incentivi alle aziende virtuose
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"Il fisco può contribuire
alla lotta alla plastica"
ANDREA STERN


C’è un record da perdere. E per farlo non basta la sensibilizzazione. Ci vuole di più. Una proposta per ridurre la produzione di rifiuti in plastica - che in Svizzera è di circa 100 chilogrammi all’anno per abitante, il triplo della media europea - giunge dal deputato democentrista Tiziano Galeazzi. E trova consensi tra i diretti interessati. Galeazzi chiede di introdurre degli incentivi a favore delle aziende che si impegnano a ridurre il proprio consumo di plastica. Nei sistemi produttivi, ma anche nell’imballaggio o nelle mense. In ogni ambito in cui si possa limitare l’uso di quel derivato del petrolio che spesso, purtroppo, finisce per inquinare i corsi d’acqua. "È un problema serio che riguarda il nostro futuro e la nostra salute - afferma Oliviero Pesenti, direttore della Erbas e della Fabhor di Mendrisio -. In questo senso degli incentivi fiscali sarebbero benvenuti. Spetta comunque alle singole imprese essere responsabili e moderare l’uso di plastica, ancor prima di un eventuale intervento dello Stato".
Secondo Umberto Giovine, presidente del Cda della Consitex di Mendrisio, gli imprenditori sono già molto attenti all’ambiente. "Da noi ad esempio, non ci sono più sacchetti in plastica - spiega -, solo di carta. È una delle tante iniziative che abbiamo preso per migliorare il nostro impatto ecologico". Un’ulteriore spintarella da parte dello Stato sarebbe tuttavia benvenuta. "Indubbiamente quella degli incentivi può essere una proposta interessante - sostiene -, come tutte le misure che vanno nella giusta direzione". Giovine è però più scettico su un’altra idea di Galeazzi, quella di introdurre un marchio ecologico da assegnare alle aziende più virtuose. Un marchio che, a detta del democentrista, permetterebbe al consumatore di premiare chi si impegna attivamente a ridurre il consumo di plastica. "Il discorso andrebbe allargato - sostiene Giovine -, poiché non è solo la plastica a causare problemi all’ambiente".
La plastica è tuttavia un tema di grande attualità. Dopo decenni di euforia, ci si sta finalmente rendendo conto dei suoi effetti dannosi. "Ne discutiamo quasi giornalmente - afferma Alessandra Alberti, direttrice della Chocolat Stella di Giubiasco -. Noi non abbiamo grandi utilizzi di plastica, ma la tematica ci sta molto a cuore. Del resto sono i clienti a chiedere sempre più prodotti con un basso impatto ecologico e noi siamo felici di andare incontro alle loro aspettative".
A parole sembra che la plastica non piaccia a nessuno. Mal si capisce, quindi, il record svizzero. "Io – spiega Emanuele Centonze, patron del Gruppo Ecsa - faccio parte del board di Science Industries, l’associazione dove sono presenti le maggiori imprese chimiche, della farmaceutica e della biotecnologia. E questo problema delle plastiche e dell’ambiente è una delle nostre priorità. È un tema strategico. La proposta di offrire incentivi per eliminare le plastiche? Siamo pronti a discuterla, è nel nostro interesse trovare soluzioni per il bene di tutti".
Mostra apertura anche Ari Lombardi, titolare del caseificio Agroval di Airolo. "Noi imprenditori nel settore lattiero caseario siamo sempre stati sensibili ai problemi ambientali – sostiene – e dunque ben vengano queste proposte se sono trasparenti. Nel senso che davvero devono aiutare chi produce e non creare nuovi costi. Poi, so che ci sono studi per arrivare a produrre imballaggi biodegradabili, bene l’importante è che ci garantiscano l’integrità del prodotto".
Più sfumata la posizione di Migros Ticino. "Non possiamo escludere un sostegno a tali misure - afferma il portavoce Luca Corti - se possono effettivamente portare a un miglioramento della situazione. Ma bisogna sottolineare che già oggi esiste un interesse a limitare gli imballaggi, poiché rappresentano un costo a livello di produzione, trasporto e smaltimento". L’unica voce fuori dal coro è quella di Alberto Siccardi, fondatore e presidente di Medacta. "Gli incentivi sono cose che lasciano il tempo che trovano - afferma -. L’azienda non sempre può sostituire la plastica con altri materiali. E il contributo cantonale potrebbe non bastare a coprire il disagio economico". Piuttosto, rimarca Siccardi, "andrebbe maggiormente finanziato e diffuso il sistema di riciclaggio. E andrebbero pesantemente sanzionati coloro che smaltiscono la plastica in modo scorretto".

astern@caffe.ch
10.02.2019


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