Incontri
Hugh Hefner
DI CLAUDIA LAFFRANCHI
Più che un uomo è ormai un simbolo, una marca, un brand. Hugh Hefner, fondatore di Playboy, 81 anni portati benissimo, non è solo un acuto businessman, ma anche un vero e proprio genio del marketing. Da anni si presenta in pubblico affiancato dalle sue fidanzate-cloni: giovani, belle, bionde e maggiorate. Oggi sono tre, ma il record è stato di sette. In privato non abbandona mai la sua mise storica: pigiama di seta nero, pantofole di velluto nero, vestaglia corta bordeaux con risvolti neri.
E poco importa se c’è chi pensa che anche Hefner, Viagra o non Viagra, vada spesso a letto presto con una tisana invece che con tre conigliette: in un certo mondo, si sa, è l’immagine che conta.
“Lo dico senza falsa umiltà, sono l’uomo più fortunato del mondo. Quando lanciai Playboy, nel dicembre del 1953, con Marilyn Monroe in copertina, non avevo nessuna idea - confessa al Caffé - che le cose sarebbero andate così. Ero un semplice editore, ma dopo qualche anno iniziai a vivere la vita descritta nella rivista. Una vita da sogno”. Siamo nella mitica Playboy Mansion, famosa per le sue feste frequentate da attori, politici, jet-set vario e belle donne. Lo spunto è il successo del reality-show “Le ragazze di Playboy”, diffuso in Italia su Sky, canale 114, e incentrato sulle tre “fidanzate” che vivono con lui nella Mansion. Ma Hefner è come un fiume in piena, felice di parlare della sua vita, di politica, del puritanesimo americano e del perchè Playboy sia l’unica rivista maschile (porno esclusi) che non abbia ancora chiuso i battenti.
“Playboy sopravvive perchè non è la moda del momento. Ci sono sempre le belle ragazze, fotografate con gusto - spiega - ma ci sono anche articoli interessanti e incisivi. Abbiamo sempre pubblicato autori di spessore, da Gore Vidal a Ian Fleming, il creatore di James Bond. Dopo 50 anni il nostro marchio è sempre alla moda. Forse perchè siamo stati costantemente al passo coi tempi. Siamo stati la prima rivista americana ad avere un sito internet, e i primi a produrre un programma televisivo. E ora abbiamo questo reality che va fortissimo, specie tra il pubblico femminile - il che è una piacevole sorpresa -, e dopo molti anni stiamo per aprire un nuovo Playboy club a Las Vegas”.
Le protagoniste dello show sono Holly Madison, 27 anni, la fidanzata storica; Bridget Marquardt, 34, una delle donne più “vecchie” di Hef; e la new-entry, la ventiduenne Kendra Wilkinson passata direttamente dal liceo alla Mansion. Ma è tutto oro quel che luccica? E come si vive con tre ragazze la cui età, se sommata, è più o meno quella del loro pigmalione, nato il 9 aprile 1926?
“Tutto ciò non è stato programmato. Dopo il divorzio dalla mia prima moglie, nel ’59, non ho più pensato al matrimonio, approfittavo delle possibilità che la mia posizione mi dava. Poi nel 1989 mi sono risposato, e sono stato fedele per otto anni. Uscivo da un periodo professionale difficile, avevo avuto un infarto e il matrimonio mi sembrava un porto tranquillo. Dopo il divorzio, nel ’98, ho iniziato una storia con Brande Roderick, una giovane attrice, e con due gemelle, Sandy and Mandy Bentley. Lo so che i nomi sembrano usciti da una cattiva telenovela, ma è la realtà. È stata chiaramente una questione di compensazione, ma anche di timing: qualche mese dopo il divorzio, durante il weekend del mio compleanno, è stato lanciato il Viagra. Proprio un bel regalo, che mi ha permesso di fare questo tipo di vita… È andata così per qualche anno, finchè le fidanzate sono diventate sette e la situazione si è fatta incontrollabile. Comunque trovo che sia più facile gestire tre fidanzate che non una moglie”.
Hugh Hefner ci presenta le sue fidanzate, che lo salutano con una mielosa litania di “honey”, tesoro. Viste da dietro sembra di vedere triplo. “Mi è sempre piaciuto lo stesso tipo di donna: giovane, bella, bionda, prosperosa. È un ideale femminile che risale alla mia giovinezza, quando per sfuggire a un clima domestico puritano e repressivo mi rifugiavo al cinema sognando Jean Harlow e le ballerine dei musical di Bugsy Berkely. Inoltre la compagnia di donne giovani e attive mi mantiene giovane, e mi sento meglio ora che non quando avevo 50 anni”.
Attive le tre conigliette lo sono. Playboy a parte, Holly si occupa di decorazione d’interni, e vorrebbe un figlio da Hefner. Bridget, una laurea in comunicazione in tasca, sogna una carriera di presentatrice televisiva. Kendra, appassionata di sport, studia per diventare massaggiatrice. Ognuna è libera di seguire i suoi interessi, ma non di avere altri fidanzati. “Sono un po’ all’antica in questo campo”, ammette Hefner, che condivide il letto con Holly, ma che riceve le visite di Bridget e Kendra un paio di volte alla settimana. “Separatamente” - sottolinea - diciamo che si tratta di tripla monogamia”.
E’ Holly, la padrona di casa, che ci accompagna a fare un giro della Mansion mentre Hefner si occupa di affari: “Andare in pensione è l’inizio della fine” dice. Il parco pieno di pavoni. Lo zoo, con tanto di autorizzazione federale, con scimmie ed uccelli rari. Il padiglione dei giochi. La dépendance dove alloggiano le ragazze che posano per Playboy. Il salone in cui Hefner proietta film per gli amici: il venerdì classici - il preferito è Casablanca -, il sabato a tema libero, la domenica prime visioni. Il campo da tennis. La piscina. E la famosissima grotta-jacuzzi, luogo-clou di molte feste. Ah, se queste mura potessero parlare… Ma la Mansion, coetanea del suo proprietario, non è solo una personale Xanadu da 30 camere e varie dépendances, è una mini-città con 80 dipendenti. Sopra questa corte regna incontrastato Hef. Un uomo la cui vita non rispecchia certo i valori dell’America di Bush e della sempre più potente destra religiosa.
“Gli Stati Uniti - osserva - stanno attraversando una fase conservatrice che però è nel DNA della nazione. Siamo stati fondati da puritani e capisco il loro modo di fare, perchè i miei genitori erano conservatori, puritani, e proibizionisti. Ho avuto un’infanzia serena, ma senza baci e abbracci, perchè i miei sono stati educati così. Sono cresciuto durante la Depressione, mi sono arruolato durante la seconda guerra mondiale. Mi aspettavo un periodo allegro dopo la guerra, ma gli anni ’50 furono conservatori, e la mia reazione fu quella di lanciare Playboy”. Negli anni ’60-70 ci fu la liberazione sessuale, e poi nel decennio successivo l’ondata reazionaria, che in un certo senso non si è mai esaurita. L’America, secondo Hefner, continua a mandare messaggi contraddittori su sesso e piacere. La prova? Il fatto che nello show televisivo vengano oscurati i nudi delle playmate se qualcuno sfoglia un numero di Playboy. “In un certo senso ringrazio mia madre, perchè la sua incapacità di dimostrare affetto mi ha incanalato su questa strada. Mia madre, che non lesse mai Playboy, investì mille dollari nella società dopo che mio padre rifiutò di prestarmeli poichè pensava fosse un’idea fallimentare. E diventò ricca grazie a questo investimento. In un’intervista disse: ‘Sono molto fiera di mio figlio, ma lo sarei altrettanto se fosse diventato un missionario’. Le risposi che in un certo senso sono stato un missionario, per l’influenza che Playboy ha avuto nella società americana”.
Hugh Hefner non è stato solo un paladino della rivoluzione sessuale, ma anche uno dei primi imprenditori a far suonare musicisti di colore nei suoi club. Dal suo amore per il jazz nacque il famoso Playboy Jazz Festival. Oggi Hef sembra davvero felice, e sincero, e non pare affatto solo un uomo che ripete sino alla nausea un mantra promozionale. Ma non c’è davvero nulla che non gli piaccia della sua vita?
“Sì - risponde - ridendo. “Il fatto che debba finire. La grande tristezza dell’uomo è la sua mortalità, e l’unica cosa che la rende accettabile è il fatto che sia universale. Ognuno di noi deve rendersi conto che siamo molto fortunati di essere qui e che è nostro dovere celebrare la nostra esistenza, cercando di vivere bene e di far vivere bene chi ci circonda. Forse è questo il senso della vita”.
18-02-2007 00:00