Il mito di Tahiti e dell'arcipelago caro a Paul Gauguin
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Le isole della Polinesia
un paradiso per artisti
GIÒ REZZONICO


Ho creduto di essere arrivato nei giardini dell’Eden". Così Louis Antoine de Bougainville, grande esploratore francese, descrisse nel 1768 Tahiti nel suo "Voyage autour du monde". Da allora le isole della Polinesia sono diventate leggenda, dipinte come un paradiso da artisti e scrittori legati spesso a cliché rimasti pressoché immutati nel corso del tempo.
"La notte dell’8 giugno (1891 ndr), dopo 63 giorni di varia navigazione, giorni per me di ansiosa attesa, di inquiete fantasie sulla terra desiderata, scorgiamo lungo il mare una linea serpeggiante di curiosi fuochi. Contro un cielo tetro si stacca, frastagliato, un cono nero. Giriamo attorno a Morea per scoprire Tahiti". Sono queste le righe iniziali di "Noa Noa", lo scritto in cui l’artista Paul Gauguin racconta il suo primo soggiorno in Polinesia. I capolavori del grande pittore francese hanno certamente alimentato il mito di questa terra meravigliosa, anche se quando lui vi soggiornò era già molto cambiata - e in peggio - rispetto ai tempi di Bougainville.
Sandro Prato Previde descrive in modo efficace questo cambiamento nel suo libro "Polinesia", edito dall’Istituto geografico De Agostini. "La generosità del suolo, gli splendidi paesaggi ricchi di una luce nuova e arcana, il clima mite, l’ingenuità e l’assoluta mancanza di inibizioni degli indigeni, la vita pacifica e oziosa che essi conducevano avevano presentato al vecchio mondo (di fine Settecento, ndr) l’immagine vivente di antichi miti, sogni e illusioni perenni". Il leggendario ammutinamento del Bounty nel 1789, inscenato dall’equipaggio per far ritorno nella terra incantata, contribuì ulteriormente "a far balenare nel cuore dell’uomo di fine Settecento, già scosso dai nuovi ideali della Rivoluzione francese, una soluzione alternativa, un modo per rendersi libero e felice col ritorno alle origini, alla vita secondo natura". Immagini che alimentavano il mito del "buon selvaggio" espresso da Diderot. Ma i duri navigatori europei del 18. e 19. secolo con la loro facile infatuazione, dovuta più a spinte materiali che a esigenze spirituali, "non sapevano di stringere Tahiti e le altre isole di quel ‘mare delle meraviglie’ in un abbraccio soffocante, mortale. Ciò che essi vi portarono, in cambio di tante sensazioni eccitanti e rigeneranti, furono infatti le malattie micidiali e immonde, la lenta subdola rovina dell’alcoolismo, il denaro che corrompe sostituendosi alla logica del baratto e spesso anche, triste a dirsi, i missionari con un astruso concetto del peccato". È di questa Tahiti che Gauguin dipingerà "l’irrimediabile decadenza e la rassegnata disperazione".
Questa lunga premessa è necessaria per non banalizzare la proposta turistica della Polinesia Francese, dove, come già testimoniava Gauguin, rimane poco del passato narrato dai suoi scopritori. Resta ciò nonostante un Paese meraviglioso con il mare forse più bello al mondo per i colori e la nitidezza delle sue acque. Il verde delle isole contrasta con le tinte dei fondali che propongono tutte le gradazioni dal blu al turchese. I paesaggi con le palme che si sporgono su un mare popolato da pesci di ogni genere sono davvero da cartolina. Gli abitanti avranno anche perso quella spontaneità descritta dai primi visitatori, ma sono gentili, dolci e ospitali e fanno sentire il turista a proprio agio. Anche se la meta è davvero tanto lontana (dista oltre 20 ore di aereo dalla Svizzera) vale il viaggio per chi ama il mare, la natura e la navigazione. Sì, navigare. Perché il modo migliore per godersi le meraviglie di queste isole è certamente quello di visitarle in nave o in barca. Chi scrive l’ha fatto a bordo di un catamarano con 6 cabine, spostandosi a vela da un’isola all’altra.
Ma prima di descrivere la nostra crociera nell’arcipelago delle Isole della Società soffermiamoci su Tahiti, la capitale della Polinesia francese (sui rapporti tra Francia e Polinesia si veda "Appunti di viaggio" a pagina 18), dove visse Paul Gauguin a due riprese (dal 1891 al 1893 e dal 1895 al 1901) prima di ritirarsi alle Isole Marchesi, ultima tappa della sua vita.

Papeete, il capoluogo
La nostra visita inizia da Papeete, capoluogo dell’isola. Si tratta di una cittadina di medie dimensioni, di scarso interesse turistico. Negli ultimi decenni il centro storico coloniale è andato quasi completamente distrutto. Vale comunque la pena di intrattenersi una mezza giornata in città per visitare l’animato mercato coperto e per passeggiare sul lungomare. Anche una breve incursione nel quartiere amministrativo può essere interessante per intuire i rapporti di queste isole tanto lontane con la Francia di cui la Polinesia fa parte pur avendo garantita un’elevata autonomia (vedi "Appunti di viaggio" a pagina 18). Dove un tempo sorgeva il palazzo della regina Pomare IV oggi hanno sede gli edifici governativi, la cui buona fattura architettonica denota un interesse di Parigi per queste terre recondite. Nel quartiere diversi cartelli esplicativi raccontano, con un forte accento di orgoglio isolano, la storia della Polinesia e l’evoluzione dei suoi rapporti con la madrepatria.
La Tahiti di Gauguin
Gauguin, deluso da Papeete, fuggì da questa città così com’era scappato dall’Europa. Trovò l’ispirazione per i suoi celebri quadri nelle campagne, dove cercò e incontrò il vero volto di questa isola nei suoi uomini e soprattutto nelle sue donne. Con Titi, la sua prima compagna tahitiana, noleggiò un carro e viaggiò lungo la costa sud cercando per sè e per la sua "vahine" (donna) una capanna in un mondo incontaminato. Purtroppo per il turista odierno è difficile ripercorrere le tracce del grande pittore sull’isola, anche perché il museo a lui dedicato è chiuso da anni.
Oggi, a distanza di oltre un secolo, la costa su cui si stabilì Gauguin è la più abitata e costruita. Tahiti è un’isola a forma di un otto in posizione obliqua. La parte alta, più grande, è denominata Tahiti Nui, mentre quella bassa, più piccola e meno turistica, Tahiti Iti. Sono collegate tra loro da uno stretto istmo su cui si trova la cittadina di Taravao.

Il giro dell’isola
Il giro di Tahiti lo si può effettuare comodamente in una giornata. Gli amanti della natura potranno visitare spiagge nonché grotte e cascate immerse in una vegetazione lussureggiante, un paradiso tropicale dove cresce ogni ben di Dio: palme da cocco e da banane, canna da zucchero, cotone, caffè, verdure, ananas, agrumi e frutti di ogni sorta come papaia, mango, avocado fra strelitzie, ibischi e fiori di ogni genere. La flora si può ammirare in modo particolare lungo la costa sud nei giardini della sorgente di Vaipahi e nei "Jardins Botaniques" creati all’inizio del XX secolo da uno studioso americano. Sempre sulla costa occidentale si può visitare il "Musée de Tahiti et des Îles", che dedica una sezione alla geografia, una alla storia naturale e una alla cultura precoloniale e coloniale.
Della storia delle isole prima dell’arrivo degli europei si conosce poco, anche perché le popolazioni indigene non possedevano una lingua scritta. Gli studiosi presumono che i primi abitanti provenissero dalle regioni sud orientali dell’Asia. Si trattava di popolazioni agricole che per ragioni non conosciute abbandonarono la propria terra e secolari abitudini per trasformarsi in gente di mare, dando inizio a quelle migrazioni oceaniche che nel corso di 2500 anni popolarono gli arcipelaghi del Pacifico centrale. Risalenti al periodo precoloniale, a Tahiti così come nelle altre isole, rimangono interessanti testimonianze archeologiche. Si possono infatti visitare lungo la costa meridionale diversi "marae", cioè luoghi di culto che secondo gli studiosi riproducevano il cosmo e dove l’uomo incontrava gli dei e cercava di ingraziarseli con cerimonie di vario genere, inclusi sacrifici umani.

Il paradiso del surf
Lasciamo la costa sud di Tahiti Nui per seguire la strada litoranea meridionale della più piccola e selvaggia Tahiti Iti, che termina al villaggio di Teahupoo, famoso tra gli appassionati di surf per la sua onda gigantesca, dove ogni anno si svolge il Billabong Pro Thaiti, una specie di campionato del mondo di questo sport. Ritorniamo sui nostri passi per percorrere questa volta alcuni chilometri sulla costa nord di Tahiti Iti. Una strada in salita di 7 chilometri attraversa un’idilliaca valle verdeggiante, dal paesaggio alpino con le mucche al pascolo, per giungere a un belvedere da cui si gode un fantastico panorama sull’istmo di Taravao e su Tahiti Nui. Il rientro a Papeete avviene lungo la litoranea nord di Thaiti Nui, molto più selvaggia e meno abitata di quella sud. La strada offre splendide vedute sulla costa rocciosa, dove intraprendenti surfisti cercano di cavalcare le onde. A Pointe de Venus, pochi chilometri prima di Papeete, il capitano Cook aveva installato a fine Settecento il suo osservatorio per calcolare la distanza tra il sole e la terra.

(1 - continua)
08.07.2018


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