Il pontefice a Palermo ricorda le parole di Wojtila
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Il papa contro i boss:
"Non siete credenti"
REDAZIONE CAFFÈ


"Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore". Papa Francesco, ieri, sabato, sul lungomare di Palermo sembrava Karol Wojtyla, il pontefice polacco che venticinque anni fa nella Valle dei Templi, ad Agrigento, alzando il dito verso il cielo davanti a migliaia di giovani disse ai mafiosi: "Cambiate vita! Dio ha detto ‘Non uccidere!’. Convertitevi, verrà il giudizio di Dio".
Con lo stesso impeto, papa Francesco è sceso a Palermo, cinque anni dopo il suo primo viaggio pastorale a Lampedusa dove aveva denunciato il dramma dei profughi, per ricordare don Pino Puglisi, il parroco del quartiere Brancaccio, ucciso dalla mafia il 15 settembre del ‘93. Don Puglisi è stato il primo martire di mafia, proclamato beato cinque anni fa per essere stato ucciso "In odium fidei" (in odio alla fede). Quella del papa non è la prima condanna della mafia. Nel 2014 sulla piana di Sibari (in Calabria) disse chiaramente che la Chiesa era contro la ‘ndrangheta. Fece anche elaborare un vademecum sulla scomunica per corruzione e associazione mafiosa per dare ai vescovi e ai parroci  delle norme di comportamento.  
Questa volta, in Sicilia, davanti a 80mila pellegrini, papa Francesco, più volte applaudito, ha detto: "Oggi abbiamo bisogno di uomini di amore, non di uomini di onore; di servizio, non di sopraffazione". Parlando anche in siciliano. Dicendo "piccioli" per condannare la ricerca di "soldi", "potere" e "piacere" attraverso cui "il diavolo ha le porte aperte".
E poi ancora: "Se la litania mafiosa è ‘Tu non sai chi sono io’, quella cristiana è ‘Io ho bisogno di te’. Se la minaccia mafiosa è ‘Tu me la pagherai’, la preghiera cristiana è ‘Signore, aiutami ad amare’. Perciò ai mafiosi dico: cambiate! Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi, il sudario non ha tasche, non potete portare niente con voi. Convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo! Altrimenti, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte".  
Un discorso forte per spronare la Chiesa siciliana a scrollarsi da ogni tipo di legame con la mafia che si nutre anche di simboli religiosi. In precedenza il pontefice, nella diocesi di Piazza Armerina in provincia di Enna, una zona povera e dall’alto tasso mafioso, ha parlato ad una folla di 40mila persone. Qui ha invitato alla "convivenza giusta, piacevole e amabile" e a combattere le "piaghe" come "disoccupazione, usura e dipendenze".
16.09.2018


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