Scarcerato l’ex dipendente dell’ospedale di Mendrisio
Immagini articolo
In libertà l’infermiere
accusato di omicidio
R.C.


È uscito dal carcere dopo nove mesi, mercoledì 14 agosto, l’infermiere 45enne accusato di aver deliberatamente ucciso alcuni anziani pazienti (forse quattro, forse cinque... alterando il dosaggio di alcuni farmaci) in fase terminale e ricoverati in questi ultimi anni all’ospedale Beata Vergine di Mendrisio. L’avvocato dell’accusato, Micaela Antonini Luvini, ha vinto il ricorso alla Corte dei reclami penali (Crp) dopo che lo scorso mese, alla terza scadenza della carcerazione preventiva, il 19 luglio, la procura aveva chiesto e ottenuto altri tre mesi di prigione.
Dimostrare la fondatezza dell’accusa principale, omicidio intenzionale, non è e non sarà facile per la magistratura, il caso è nelle mani del procuratore Nicola Respini.
Trovare il nesso di causalità fra la morte dei pazienti e l’alterazione del dosaggio di alcuni farmaci, come la morfina, è particolarmente complesso. La magistratura ha chiesto perizie e analisi nella Svizzera francese. Evidentemente i risultati non sono ancora arrivati o, se già nelle mani della procura, non sono tali da giustificare il mantenimento in carcere dell’ex infermiere del Beata Vergine.
Altre accuse pesano sulle spalle dell’uomo, la cui personalità, stando alle carte e a quanto filtrato in questi mesi dalla magistratura, ha una personalità fortemente deviata dal punto di vista sessuale. A fare da corollario all’accusa principale, sono soprattutto le molte fotografie scattate dall’infermiere ad alcuni pazienti. In modo particolare anziani. Immagini che hanno indubbiamente violato la privacy delle persone soprattutto per aver fotografato parti intime.
Decine e decine di immagini. Anche da qui i molti interrogatori condotti dagli inquirenti. Sono stati interrogati numerosi parenti di pazienti ricoverati in passato a Mendrisio. Si è tornati con i fatti e la memoria anche a cinque o più anni fa. Si sono confrontate le cartelle cliniche con le dichiarazioni dell’imputato e con i ricordi dei familiari.
Il quarantacinquenne ha agito sempre e soltanto da solo? E quanto sapevano i suoi colleghi di reparto, Medicina 1, delle sue manie, delle sue perversioni.
Per quanto riguarda le fotografie, decine e decine trovate sul suo smartphone e sul suo computer, indizi e sospetti fanno propendere per un’ipotesi inquietante. Quelle immagini, quali e quante non è dato sapere per ora, sono condivise un una chat di whatsapp. Colleghi, amici, conoscenti...
L’inchiesta è dunque particolarmente difficile, dovendo anche indagare sulla particolare personalità dell’uomo. Era attratto dalla morte.
14.08.2019


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