Anche Santa Chiara, Faido, Castelrotto e Italiano
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Altre strutture sanitarie
in aiuto ai centri Covid
R.C.


Data la crescita dei casi di contagio (1401 l’ultima comunicazione, questa mattina, giovedì 26) e 7 nuovi decessi per un totale di 67, il Dipartimento della sanità in accordo con l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) ha preso in considerazione la possibilità di creare nel percorso di presa a carico e di cura dei pazienti colpiti da coronavirus una “terza fase”, per così dire, di ospedalizzazione. A tale scopo, avendo necessità di alleggerire i reparti dei due ospedali covid del cantone - La carità di Locarno e la clinica Luganese Moncucco - si è pensato di coinvolgere sia la clinica Santa Chiara di Locarno sia l’ospedale di Faido e l’ospedale Malcantonese a Castelrotto. A questi si aggiungono gran parte dei reparti dell’ospedale Italiano di Lugano. Alla Santa Chiara saranno creati 50-60 posti letto, a Faido e a Castelrotto altrettanti. L’Italiano dovrebbe arrivare a questo punto a un’ottantina di posti.
La scelta si sta rendendo necessaria, come detto, per gradualmente alleggerire il carico della Carità e della Moncucco (ma anche in funzione, nelle prossime settimane, di un ritorno graduale alla normalità, una volta superato il picco del contagio e dei ricoveri). La Santa Chiara, l’ospedale di Faido, la struttura sanitaria di Castelrotto e l’Italiano dovrebbero dunque svolgere un ruolo di istituti post-acuto. Ovvero la prima fase, in questa emergenza santaria, è rappresentata dal ricovero nelle cure intensive dei reparti della Carità e della Moncucco; la seconda fase (che può anche essere prima, ovvero non tutti hanno necessità delle cure intensive) è l’ospedalizzazione in uno dei reparti acuti, quindi covid, creati sempre alla Carità e in clinica a Lugano. La terza fase, quella  che si sta rifinendo in queste ore e che dovrebbe venire comunicata, è quella rappresentata dal ricovero nelle strutture prima dette. Ma saranno anche, Santa Chiara, Faido, Castelrotto e Italiano strutture per l’ospedalizzazione di chi pur non avendo necessità di entrare in un reparto acuto sarebbe meglio non restasse a casa propria.
Qualche perplessità in queste ore sta destando la possibilità che la Santa Chiara di Locarno mantenga, contemporaneamente ai reparti di post acuto covid spazio per la maternità. Una “vicinanza” che potrebbe rivelarsi pericolosa. Per la maternità l’Ente ospedaliero ha da tempo ormai organizzato l’ospedale di Bellinzona e di Lugano soprattutto per la ginecologia. È stata come si ricorderà, una decisione comunicata circa una settimana fa.
Dalla Clinica Santa Chiara, in una dichiarazione a TicinoNews, in proposito si fa sapere che "ciò (ndr. la creazione degli spazi post acuti per Covid) non avverrà prima di aver totalmente isolato il reparto da tutto il resto della clinica".
Nei reparti di cure intensive solitamente i pazienti, sia a Locarno sia a Lugano restano dalle tre alle quattro settimane, poco meno nei reparti covid degli ospedali. Ed è appunto per alleggerire questa seconda fase che si stanno creando gli spazi nelle strutture suddette. Spazi per il post acuto.
26.03.2020


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