La cancelliera isolata e debole dopo 13 anni di successi
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C'era una volta
la Germania di Merkel
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Una Kanzlerin così debole i tedeschi non l’avevano mai vista. Ai vertici di Bruxelles Angela Merkel non riesce più ad imporre la sua politica migratoria al blocco dei cosiddetti Paesi di Visegrad. Anche un ex partner come l’Italia ora pone veti alla Regina di Berlino. E persino in Germania la cancelliera si ritrova contro la Csu bavarese, guidata (ma per quanto ancora?) da un coriaceo Horst Seehofer, il ministro degli Interni a Berlino sempre più allergico alla cancelliera.
Dopo i 13 tranquilli anni dell’era Merkel non è solo l’attuale crisi di governo a Berlino a turbare i sonni dei tedeschi. Anche la figuraccia degli ex campioni del mondo in Russia, la Nazionale così spenta di Jogi Löw, eliminata dopo appena tre partite, ha scaraventato i tifosi in uno stato di mesta catalessi: nella storia della Repubblica federale non era mai successo che i tedeschi non arrivassero agli ottavi.
Possibile che la mitica, efficiente, disciplinata Germania, nell’ultimo decennio locomotiva economica e guida di una Ue sempre più divisa e in preda a pulsioni sovraniste, stia scivolando in una crisi morale, oltre che politica ed economica? "Es war einmal ein starkes Land", ha titolato il settimanale Der Spiegel: c’era una volta un Paese forte… Guidato, dopo le riforme economiche dell’era Schröder, da una Merkel celebrata su Time, nel 2015, come "Person of the Year", e già ribattezzata "Frau Europa". Certo, problemi di lavoro i tedeschi non ne hanno, anzi. "Il mercato del lavoro, assicura l’istituto Ifo di Monaco, conosce solo sviluppi positivi". Le imprese assumono sempre più personale e a fine giugno erano registrati 2,2 milioni di disoccupati, l’indice più basso dal 1990. Eppure anche nelle prestazioni dell’azienda Germania si addensano segnali negativi, specie nel settore quattroruote e macchinari. Non è solo la debole congiuntura mondiale o l’aggressivo protezionismo di Trump a dar filo da torcere alle esportazioni "made in Germany". Se per i tifosi tedeschi è stato uno choc perdere 1 a 0 con il Messico e incassare due reti dalla Corea, per i dipendenti delle quattroruote (oltre un milione e mezzo di lavoratori) il 19 giugno scorso è stato un trauma apprendere dal telegiornale che Rupert Stadler è stato arrestato.
Secondo gli inquirenti di Monaco l’amministratore delegato della Audi, le auto di lusso del gruppo Volkswagen, "poteva occultare delle prove". Visto che il boss di Ingolstadt è accusato di aver venduto, negli Usa come in Europa, centinaia di migliaia di Audi con i software alterati. Da settembre 2015 ad oggi solo al colosso Vw lo scandalo dei Diesel truccati è costato, fra sanzioni e richiami, sui 30 miliardi di euro. Più dei miliardi bruciati è l’immagine del "made in Germany" (lo slogan delle Audi è pur sempre Vorsprung durch Technik, all’avanguardia della tecnica) e dell’ingegneria tedesca ad aver patito dalla lunga serie di scandali. E non solo nel settore automobilistico: la sezione della Deutsche Bank che non passa gli stress test negli Usa è ancora una quisquiglia rispetto alla catastrofe senza fine del nuovo aeroporto di Berlino che, nonostante i 6,5 miliardi sinora investiti, non riesce a decollare.
E le ultime notizie parlano di "Dubbi che l’aeroporto apra nel 2020", per citare la Berliner Morgenpost. Crisi e scandali economici. Merkel debole e crac al governo di Berlino. Fallimenti anche della "Mannschaft", la Nazionale di calcio. "Negli ultimi anni - così Der Spiegel ha sintetizzato il malore tedesco - la Germania si sentiva tranquilla e sicura di se stessa, anche prepotente". Tempi passati. Di fatto, dal settembre 2015, inizio della sua politica migratoria, la Kanzlerin ha perso molto del suo charme e del suo potere. E ora i boss delle quattroruote tedesche dovranno "ripulire" le loro auto, e inventarne di nuove. Mentre la Nazionale dovrà schierare un’altra squadra, ed entrare in campo meno "prepotente".
08.07.2018


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