La nuova strategia elettorale per ridare slancio i partiti
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La voglia d'indipendenza
che attraversa la politica
CLEMENTE MAZZETTA


Caccia agli "indipendenti" come soluzione per rilanciare i partiti, altrimenti destinati all’estinzione come i ghiacciai. L’idea emersa dal dibattito in casa Ppd, dove Stefano Gilardi, sindaco di Muralto, "pipidino doc", chiede di "avere il coraggio di abbattere gli steccati e aprire agli indipendenti", era stata il cavallo di battaglia dei Verdi. Con il risultato di aprire le porte a persone e idee assai diverse rispetto al "mainstream" degli ambientalisti. Un nome su tutti, Franco Denti dell’area del Ppd. L’obiettivo era quello di rafforzare il partito oltre gli steccati ideologici. "In verità nell’ultima elezione del 2015 siamo scesi da 7 a sei deputati", ricorda Ronnie David, uno dei 5 coordinatori ambientalisti che alla fine si sono trovati "divisi" a meta. Ora in parlamento i Verdi sono "separati in casa": tre da una parte, tre dall’altra. "Le posizioni di quelle persone erano troppo distanti dall’idea di base del nostro movimento - commenta David che mette sull’avviso da operazioni elettorali di questo tipo -. Alla fine non rendono". Si dice comunque aperto ad "influenze esterne": "Ben vengano personalità della società civile che vogliono mettersi in gioco. Quella degli indipendenti è una fonte di arricchimento che permette di uscire da una concezione troppo politicizzata, che rischia di far perdere di vista gli obiettivi reali della politica". Indipendenti come portatori di freschezza, di novità. Oltre gli schematismi. "Certo, ma aprire agli indipendenti ha senso solo se si condividono o idee di fondo o il programma - avverte Alex Farinelli, capogruppo plrt - altrimenti si eleggono delle persone che difficilmente saranno poi capaci di agire per una visione comune". Una concezione in cui prevale l’etica della responsabilitò, rispetto a quella dei principi, della convinzione.
"Noi del Ps non pretendiamo che una persona per far politica da noi sia obbligatoriamente iscritta al partito", dice Igor Righini, presidente del Ps. Che in parlamento un indipendente ce l’ha davvero: Jacques Ducry. "Ma ce ne sono altri a livello comunale - aggiunge -, dove persone d’area rosso-verde si mettono assieme per il bene comune. Stare in un partito vuol dire credere e lavorare per un’idea di società. Aprirsi semplicemente al pensiero individuale vuol dire essere poi in balia dei capricci di ognuno". Anche ridurre i partiti a taxi per ambizioni personali. Quello che si rimprovera alla Lega che ha raccolto molti esponenti di varia provenienza.
"Oggi i partiti non hanno più la presa ideologica o familiare di un tempo. Per questo i ticinesi ci sostengono. Perché essere leghisti è uno stato d’animo - osserva Attilio Bignasca, ex coordinatore della Lega, che non si fa incantare da chi si dice indipendente -. Lo sono tutti, fino a quando c’è da occupare una sedia".
Un giudizio che Righini gli ritorce contro: "La Lega è cresciuta con la lotta alla partitocrazia, ma alla fine qualche sedia l’ha occupata. Alcuni, Lorenzo Quadri per non fare nomi, anche troppe". L’Udc ha aperto e chiuso con gli indipendenti. "Abbiamo incorporato alcuni membri di Area Liberale che ha portato la sua azione politica del nostro partito - spiega Piero Marchesi, presidente dell’Udc -. Non vediamo molte altre soluzioni che interpretare a livello di temi le preoccupazioni e le ambizioni dei ticinesi. Ma al di là di quale struttura, bisogna chiedersi quali sono i temi importanti per la gente - aggiunge Marchesi - visto che un sondaggio precedente gli elettori del Ppd avevano indicato lavoro e frontalierato. Anche se poi il Ppd sul ‘Prima i nostri’, una possibile soluzione, ha votato contro".

c.m.
12.08.2018


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