I popolardemocratici e il sovranismo in vista del voto
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"Dal Ppd la gente
vuole risposte chiare"
CLEMENTE MAZZETTA


Sovranista a chi?". Se c’è una cosa che va riconosciuta al presidente del Ppd è l’avversione per l’astrazione, per le definizioni, per le teorie. "Chi mi conosce lo sa: sono un uomo pratico - dice Fiorenzo Dadò -. Il problema è semplice: la politica deve dare sicurezza ai cittadini. E per quel che mi riguarda il Ppd deve dare risposte chiare ai problemi di oggi. Faccio un esempio: ho parlato con gli studenti dell’Usi e della Supsi. Stanno anni sui libri, le loro famiglie spendono soldi per farli studiare. E poi alla fine non trovano lavoro perché al loro posto viene assunto qualcuno pagato 3mila franchi, qualcuno che ogni giorno passa la frontiera. C’è rabbia per questo".
Parole che più che riaffermare l’identità del Ppd, sembrano inseguire la Lega e l’Udc sulla  battaglia "primanostrista" del mercato del lavoro. "Ma non è una questione di sovranismo, di prima i nostri, di rincorrere la Lega o l’Udc - ribatte Dadò -. Voglio semplicemente dire che la libera circolazione sta creando dei grossi problemi alla nostra gente e che occorre ridiscuterla con l’Europa. È di questo che dobbiamo parlare".
Se per sovranismo si intende la riaffermazione della sovranità nazionale rispetto alla cessione di diritti a enti o organizzazioni internazionali, allora Dadò è pienamente sovranista. E con cognizione di causa. "Fintanto che una nazione vuol chiamarsi tale, ha tutti i diritti di esistere e di tutelare le proprie priorità. È pura utopia pensare di far convivere popoli, paesi differenti, con salari diversi, con differenze abissali", aggiunge, pur non negando la necessità di rapporti internazionali, del dialogo con l’Unione europea. In questo contesto ribadisce la necessità di ridare coerenza e chiarezza al Ppd senza rifugiarsi negli slogan del passato. "Ma un partito come il mio, che si rifà ai principi dei valori e della centralità dell’uomo, non può accettare tutto in nome della globalizzazione dei mercati. Un partito come il mio, non può accettare l’esportazione facilitata di armi verso Paesi dittatoriali. Non può accettare lo sfruttamento delle persone, delle donne, della natura, dell’ambiente. Va fatto un discorso serio. Va verificato se questo sistema porta vantaggi alla collettività o solo a pochi. E poi agire di conseguenza. Nel senso che prima del libero mercato, occorre privilegiare l’equità e la solidarietà".
Principi forti e chiari in nome di un’identità nazionale sempre difficile da definire per una "Willensnation" come la Svizzera, multiculturale, multilinguistica. "Siamo una nazione con culture diverse, ma stiamo assieme perché condividiamo i valori della democrazia, della solidarietà su cui sarebbe necessario aprire un dibattito, coinvolgendo gli intellettuali senza dar la colpa di tutto alla politica - aggiunge Dadò -. Va rivendicata la piena sovranità della Svizzera, senza creare eccessivi conflitti che non portano a nulla, ma senza la debolezza che alcune volte manifesta il Consiglio federale trattando con l’Ue".
Ma non ci si salva da soli. Soprattutto in un’epoca in cui si esasperano, i nazionalismi, i protezionismi e i "sovranismi" come ha ricordato recentemente il vescovo Valerio Lazzeri sul passo del San Gottardo. Un concetto pienamente condiviso da Maurizio Agustoni, capogruppo parlamentare ppd: "Certamente  non possiamo pensare di costruire il nostro benessere a discapito degli altri. Ma allo stesso modo dobbiamo essere consapevoli che uno Stato è tale in quanto sovrano. Se uno Stato non è sovrano non è democratico, perché i suoi cittadini non possono decidere".
Parole prese a prestito dal generale Charles De Gaulle, secondo il quale l’Europa doveva essere un patto federativo tra Stati sovrani, non una sovranità superiore agli Stati. Perché altrimenti l’Unione si sarebbe ridotta al potere di alcuni Stati su altri. "Nella società c’è bisogno di avere delle prospettive più ampie, che vadano oltre alla semplice gestione quotidiana della cosa pubblica - aggiunge Agustoni -. Noi come Ppd non possiamo fare a meno di considerare la dottrina sociale della chiesa. Poi, certo, questi valori vanno vissuti e tradotti nell’attività politica. Cosa non facile. Perché non c’è un solo modo per tradurli. Per questo il nostro partito è stato sempre interclassista, con diverse anime, una più sociale dell’altra. Ma avere una visione di società alta aiuta non solo all’identità, ma anche ad elaborare proposte elettorale coerenti". Per questo Agustoni non ritiene ineluttabile il declino del Ppd: "Non siamo in una fase di ascesa, ma facciamo parte di una grande corrente di pensiero politico".

cmazzetta@caffe.ch
(3 - continua)
16.09.2018


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