Uno storico e un letterato scrivono al Governo
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Due lettere aperte
alla 'nuova' politica
MAURO SPIGNESI


Spente le luci, dimenticata l’euforia e gli occhi lucidi, la soddisfazione di chi ha vinto e la rabbia di chi ha perso, resta da chiedersi davvero come sarà la prossima legislatura uscita dalle urne.  Resteranno le tensioni e le contrapposizioni? Il Caffè ha chiesto una prima impressione sul futuro prossimo, una prima valutazione a due attenti osservatori della vita sociale e politica. Un letterato e uno storico che hanno scritto una "lettera aperta" ai neo eletti. Moniti alla luce del passato. Auspici per il futuro. E qualche utile suggerimento


Lo storico
In questa legislatura non ribaltate le vecchie abitudini
Andrea Ghiringhelli
Storico, intellettuale di area liberal-radicale

Onorevoli Consiglieri di Stato e deputati, osservo in questi giorni di grande concitazione politici che fanno i calcoli di chi ha vinto e di chi ha perso, soppesano il seggio in più o in meno, verificano chi è uscito e chi è entrato. Mi chiedo, incuriosito, se in cuor loro sono più preoccupati per il futuro del paese o del proprio partito.
Forse, bisognerebbe tener presente, a consolazione degli sconfitti, che la buona politica non è una questione di quantità ma di qualità. Certo, i numeri contano e credo che l’entrata in Governo di una personalità di solida cultura e cumulata esperienza sarà un valore aggiunto, come credo che il rafforzamento della pur variegata e scomposta sinistra radicale contribuirà a dare senso alla democrazia che, per essere sana e vitale, deve fondarsi sul dissenso, sull’opposizione che sa dialogare con gli avversari e pure contrastare con decisione le tentazioni sovraniste e gli effetti perversi di un certo modo di intendere l’economia liberista che non ci stanno portando, così ad occhio, verso il migliore dei mondi possibili. Quindi ben venga la sinistra radicale, a condizione che sappia abbandonare gli sterili dogmatismi ideologici.
Forse tutti, dalla destra alla sinistra, dovrebbero tener presente il consiglio di Gobetti: perorava l’intransigenza operativa sui valori, ma la faceva discendere dalla capacità di sospendere il giudizio, di ascoltare e ammettere le ragioni dell’altro. Dopo di che, l’opposizione deve essere dura, intransigente e perfino distruttiva, ma sempre propositiva.
Ciò detto, onorevoli consiglieri di Stato e deputati, le passate legislature non sono state un modello di virtuosità politica: via uno scandalo ne arrivava un altro, e pure la contrapposizione fra un governo arroccato e un parlamento piuttosto sbadato in materia di trasparenza e di rigore etico ha offerto al paese uno spettacolo mortificante. Ecco il mio primo auspicio: c’è da sperare che certe abitudini non si ribaltino nella nuova legislatura.
Ciò che nella precedente legislatura ho colto con fastidio è l’indifferenza etica, l’assordante silenzio al cospetto della disumanizzazione della politica e delle continue violazioni dell’articolo 7 della costituzione federale: troppi gli episodi e le brutture passati sotto silenzio dai partiti storici che hanno voltato il capo da un’altra parte. Fatto grave e deprecabile.
Il filosofo Ortega y Gasset concludeva che "oggi è la volgarità intellettuale a esercitare il suo imperio nella vita pubblica". Scriveva nel 1930, ma è il ritratto della nostra contemporaneità. Noi siamo arrivati a sdoganare la volgarità in politica: le parole hanno sostituito i contenuti, ma soprattutto hanno cancellato qualsiasi legame con i principi elementari di etica pubblica. Il leit motiv ripetuto quasi ogni giorno: l’irrilevanza penale scagiona gli imputati. D’accordo, ma vale anche in politica? Ecco, il mio secondo auspicio: che la nuova legislatura ripristini la capacità di vergognarsi e alcuni principi di etica pubblica e di responsabilità politica, oggi in disuso.
E, se veniamo ai partiti, ciò che mi preoccupa è la loro incapacità di guardarsi allo specchio, di fare una seria autocritica, di interrogarsi sul perché del baratro crescente fra politica e società civile, sul discredito e la sfiducia che elezione dopo elezione li erode e li consuma.
Nel 2015 qualche zelante politico annunciò che, per recupere il consenso perduto, era in corso il rinnovamento della politica da parte delle nuove generazioni. Il dubbio è che il rinnovamento di un partito non dipenda necessariamente dall’anagrafe. Ultimamente gli studiosi hanno cominciato ad associare la politica all’ignoranza e qualcuno ha concluso sconsolato che "il ceto politico non è mai stato così ignorante". C’è chi con disinvolto eufemismo parla di "scarsa attitudine" di molti politici e di un "evidente deficit di elaborazione". Non sarei così perentorio, perché sono in tanti, giovani e meno giovani, che si danno da fare in politica con impegno e dedizione, ma il rischio di soccombere di fronte alla categoria in espansione, diciamo così, dei "meno avveduti" è reale. Per dirla tutta, anche i toni e i contenuti di questa campagna elettorale non hanno stimolato i pensieri forti: più che cercare di creare il consenso attorno ai veri temi, hanno rincorso il consenso subitaneo con le solite lusinghe populiste: identità, sicurezza, territorio, patria, focolari e tradizioni sono le parole più abusate dai candidati dei partiti. Magari gli intenti erano diversi ma la sostanza è sempre quella: calcare sulla contrapposizione fra noi e loro e la frontiera è sempre in mezzo. E allora ecco il mio ultimo auspicio: vorrei che i prossimi anni smentiscano questa visione poco incoraggiante della politica, vorrei una politica che sappia formulare progetti, prospettive, leggi che rimettano al centro la libertà, l’eguaglianza, la giustizia sociale.


Il letterato
Vi abbiamo eletti per prendere decisioni coraggiose
Renato Martinoni
Professore ordinario di Letteratura italiana nell’Università di San Gallo

Onorevoli Consiglieri di Stato (e Granconsiglieri) eletti! Ecco che finalmente, dopo la mobilitazione, avete potuto rompere le righe. Molti, nel nostro chiassoso paese, hanno ravvisato mutamenti negli esiti elettorali. Anche se tutto o quasi è come prima. Siamo dei conservatori e abbiamo paura dei cambiamenti. Il clima generale è comunque segnato dalla soddisfazione.
Avete ereditato un paese che sta abbastanza bene. Sarà vostro compito fare in modo che le cose migliorino. Alla sinistra viene da dire: non continuate a odiare i ricchi. Dividere il mondo fra buoni (chi ha meno) e bastardi (chi ha di più) è solo una scappatoia. Del resto non ci sono solo i nababbi e i miserabili. Ci sono anche gli onesti e i disonesti, i lavoratori e gli scansafatiche, le persone affidabili e i lavativi. Non è soltanto questione di sostanza, ma anche di responsabilità sociale. Alla destra viene da dire: smettetela di giocare sulla pelle degli altri. Finitela con la demagogia. I cittadini non devono vivere di false promesse. Basta con le facce angeliche e sorridenti di chi poi si fa réclame grazie a giornali che insultano e diffamano.
Chi non vuole dissociarsi da questi giochi sporchi, abbia almeno l’onestà di togliersi la maschera. Il nostro è un paese schizofrenico. Da un lato si schiera, in una sorta di religiosa venerazione, contro chi osa criticare le istituzioni; dall’altro è sempre pronto a mettere alla gogna questo o quel rappresentante delle istituzioni. Si scagliano le pietre e poi si nasconde la mano. Ma questi, direte, sono dettagli. Veniamo allora al sodo. Onorevoli Consiglieri di Stato! Non abbiate timore di scaldare le vostre scranne. Perché il lavoro si fa in ufficio. Non tagliando nastri e tenendo discorsi uguali dappertutto. Per andare in giro resta sempre il fine settimana. Introducete una novità: la tessera da timbrare. Così potrete esibire le vostre ore produttive. Due volte al mese andate a mangiare tutti insieme. Se è un pranzo di lavoro, i cittadini ve lo offriranno volentieri.
È un’occasione per prendere decisioni collegiali. Se invece andate a cena, con i compagni di partito, lasciate in Governo le auto con gli autisti. Usate la vostra. Nel tempo libero leggete più di un buon libro. Un briciolo di cultura, di cultura soda, non guasta mai. Due volte all’anno chiedete a turno alle vostre mogli di organizzare una gita per le consorti dei vostri colleghi: se diventano amiche tutto filerà liscio come l’olio e il paese ci guadagnerà. E invece di finire al grotto a darvi pacche sulle spalle, organizzate delle cene a casa vostra. Chi invita cucina e gli altri porteranno il vino o il dessert. Una volta al mese prendete tutti insieme, all’unanimità, una decisione eroica. Bloccate un ecomostro, denunciate le idee balzane che oramai trasudano da ogni poro: quelle di trasformare le rive in beach, i laghi in passerelle, i monti in resort, le golene in discoteche. Sapete, l’arte è normalità. Così la vita. Salvateci pertanto dalle fantasie astruse che servono solo a nascondere i problemi veri. Né abbiate paura di essere giudicati.
Vi abbiamo eletti per prendere delle decisioni coraggiose. Non per tergiversare pilatescamente o per vedere da che parte tira il vento. O perché andiate dove vi porta il cuore dell’opportunismo. Meno che meno perché cominciate già ora a fare le vostre campagne elettorali. Approfittatene infine per guardare all’interno dei vostri partiti. Fate un po’ di pulizia: ce n’è davvero bisogno! Alzate l’asticella della qualità! Siamo stufi di scandali e scandaletti, e non sono mica sempre i media a inventarseli. Al diavolo la mediocrità! Al diavolo le mezze calzette! Finitela poi con le esternazioni fatte in ogni occasione: alla tivù, alla radio, sui giornali, nei "sòscial". Una volta alla settimana, il venerdì sera, organizzate una conferenza stampa. Basta e avanza. Onorevoli Consiglieri! Siamo nelle vostre mani. E soprattutto nelle vostre mani ci sono i nostri pilleri. Usateli con misura e impiegateli con la testa. Molti fedelissimi vi hanno votato perché siete del loro partito. Altri, come me, perché vorrebbero che il panorama politico migliori. Fate che questo sogno non resti un’utopia.
14.04.2019


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