Il direttore del Dss e i rapporti con l'"ospedale del cuore"
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'L'iniziativa del Cardio?
Non ricordo se ho firmato'
ANDREA BERTAGNI


No, non ricordo se ho firmato l’iniziativa del Cardiocentro". Raffaele De Rosa, neo consigliere di Stato ppd alla testa del Dipartimento della sanità e della socialità (Dss), al Caffè dice proprio così. Senza alcun imbarazzo: "Non ricordo se ho firmato o meno. Ma che problema c’è - aggiunge candidamente -!?. C’è un prima e un dopo. Prima della mia candidatura e dopo. Dopo cioè la mia elezione in governo e la decisione di assegnare a me il Dss. Quand’anche avessi firmato l’iniziativa del Cardiocentro… non ci sarebbe alcun problema. Oggi io sono un ministro superpartes".
Il neo ministro della Sanità cerca di spazzare via così, con poche parole, le polemiche che a distanza di neanche una settimana dalla sua elezione, lo stanno travolgendo. E lo stanno investendo soprattutto per le dichiarazioni pubbliche dei vertici della Fondazione che dal 1995 gestisce la struttura sanitaria privata attigua al Civico. Più di una volta in queste ultime settimane e in questi ultimi giorni, dopo la nomina di De Rosa alla testa del Dss, hanno espresso soddisfazione per il suo arrivo al posto di Paolo Beltraminelli, con il quale da tempo i rapporti si erano incrinati. E si erano incrinati incomprensibilmente, dato che proprio un anno fa fu tutto il governo, tutti e cinque i consiglieri di Stato, ad inviare al Cardiocentro e all’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) un progetto per l’integrazione del Cardio nell’Ente, d’altra parte così come previsto dagli statuti e dagli atti di fondazione del Cardiocentro. Tutto il governo e non solo Paolo Beltraminelli. Un progetto che prevede il graduale passaggio, lungo cinque anni, a partire dal 2021. Dovrebbe dunque continuare ad essere questo l’obiettivo del governo, sebbene quindici giorni dopo quella lettera il Cardiocentro rispose picche e proponendo ulteriori incontri chiese di non più avere al tavolo delle trattative il direttore del Dss in qualità di "arbitro" in quando siede nel Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero.
Ora ha destato non poca meraviglia negli ambienti politici e sanitari quella sorta di dichiarazione di simpatia del Cardiocentro verso il nuovo responsabile del Dss. Una "simpatia" dimostrata già in campagna elettorale quando l’associazione Amici del Cardiocentro pubblicamente scrisse: "Sosteniamo chi sostiene il Cardiocentro. Raffaele De Rosa: candidato al Consiglio di Stato e sostenitore dell’iniziativa popolare Grazie Cardiocentro. Grazie Raffaele!". Dunque, a leggere quanto fu scritto in campagna elettorale De Rosa, in qualche modo, disse o fece intendere al Cardiocentro di sostenere quell’Iniziativa che oggi chiede di mantenere l’attuale autonomia finanziaria della struttura benché, volente o nolente, nel 2021 il Cardio sarà integrato nell’Ente ospedaliero.
Raffaele De Rosa al Caffè parla chiaro. E dice di non voler piegarsi ai "giochi politici di questi ultimi giorni. Mi sembra di assistere ad una sorta di caccia alle streghe. Ho già detto che il Cardiocentro è un’eccellenza del cantone, ma lo stesso posso dire dell’Ente ospedaliero cantonale. Un gioiello". Ma certamente queste dichiarazioni non basteranno a cancellare le polemiche di queste ultime ore in parte contenute in una articolata interrogazione firmata da due socialisti e da un liberale radicale. La Mantia, Ghisletta e Quadranti. Le loro domande non riguardano solo l’attuale posizione di De Rosa ma anche la sua reale indipendenza in campagna elettorale, e quindi anche ora, rispetto al Cardiocentro. Dubbi sono stati sollevati sul finanziamento della campagna elettorale e su questo punto De Rosa ha già risposto di non aver avuto alcun sostegno economico dal Cardio. La cifra da lui indicata è di 40mila franchi spesi in totale ma, data la pubblicità a tappeto, c’è chi parla di almeno 100mila franchi se non di più.

an.b.
14.04.2019


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