Il populismo inquina il confronto delle idee tra i liberali
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Nel Plrt si è inceppata
...la politica culturale
LIBERO D'AGOSTINO


Sostenere la cultura quale motore di progresso civile ed economico", si legge nel programma di legislatura 2019-2023 del Plrt. Volenteroso impegno, ma altrettanto arduo per i liberali radicali, poiché quel "motore", oggi, si è inceppato. Sotto i colpi di un ottuso neonazionalismo che, con le sue perverse pulsioni protezionistiche ed etno-identitarie, ha brutalmente ristretto gli spazi di quella società aperta che, sino a qualche decennio fa, era stata la migliore palestra per un esercizio della cultura come propulsore della crescita civile e sociale.
È sull’infido terreno di questa "grande regressione" che si misura la debolezza della politica culturale del Plrt. Un partito che ha visto nell’ultimo trentennio suoi esponenti di punta artefici della realizzazione di prestigiose istituzioni culturali: Giuseppe Buffi e Giorgio Giudici per l’Università, Giovanna Masoni per il Lac di Lugano e Carla Speziali per il PalaCinema di Locarno, ma che al tempo stesso ha svilito questo slancio con le miserevoli ragioni della politichetta locale. Quelle che, ad esempio, hanno portato all’estromissione di Masoni dalla cabina di regia del Lac, dopo aver permesso, senza tentare un minimo di reazione, che la municipale luganese, "la principessa sul pisello", venisse per anni massacrata dalla Lega per la "megalomania faraonica del GuttaLax". Quel Centro culturale di cui ora si fregiano in tanti.
È sempre questa politichetta, nel suo risvolto più pateticamente strapaesano che, ancora a Lugano, ha portato al braccio di ferro con un artista di caratura mondiale quale Daniele Finzi Pasca, e che ha mortificato un Maestro, noto sulla scena musicale internazionale, come Diego Fasolis. E c’è, poi, un altro risvolto, quello biecamente primanostrista, che ha trascinato nelle polemiche personaggi come Lorenzo Sganzini e Michel Gagnon, rei di non aver rispettato la legge sulle commesse pubbliche, ossequiandone, assurdamente, lo spirito protezionista anche nel campo delle attività culturali.
Derive di una Lugano a maggioranza leghista, ma a cui il Plrt non ha trovato la forza, o il coraggio, di opporsi, per non finire "pittato" sul Mattino. Forza e coraggio che sono mancati anche per sabotare quell’iniziativa della Lega che ha addirittura portato il Gran consiglio ad istituire una speciale commissione parlamentare di controllo sull’Usi e la Supsi. Di cedimento in cedimento si è permesso che il dibattito pubblico e il lessico della politica venissero profondamente inquinati da un aggressivo populismo, segnando un vistoso arretramento della cultura civica del Paese.
Tra i liberali radicali c’è chi rimpiange i tempi di "Ragioni critiche" e dei convegni "Scienza e società" di Locarno, organizzati da quell’infaticabile promotore culturale che era Antonio Spadafora e da Giancarlo Olgiati. Allora il Plrt era al centro del dibattito culturale e, soprattutto, produceva una cultura politica capace di sollecitare il confronto delle idee.
Certo, oggi ci sono il Circolo liberale di cultura Carlo Battaglini,  grandi vecchi del liberalismo ticinese come Franco Masoni sono stati l’anima dell’Associazione Carlo Cattaneo, mentre a sinistra i radicali, riuniti attorno a Diego Scacchi, assieme ad esponenti del Ps hanno dato vita ad "Incontro democratico". Esperienze lodevoli, senza dubbio, che promuovono iniziative di notevole interesse ma a circuito chiuso. Inadeguati, perciò, per rivitalizzare quel legame tra cultura e politica che è il vero "motore del progresso civile ed economico".
ldagostino@caffe.ch
(2 - continua)
11.08.2019


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