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Le nuove generazioni alla prova elettorale federale
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I giovani alla conquista
della 'vecchia' politica
CLEMENTE MAZZETTA


La politica non è roba da vecchi". Damiano Oleggini, 26 (Generazioni giovani Sottoceneri- Ppd), tecnico del suono, interpreta così i sentimenti delle giovani generazioni: "Mi sono candidato per dimostrare che anche i giovani tengono al proprio paese, al proprio partito. Non siamo disinteressati alla politica". I care, verrebbe da dire: "Mi importa, mi sta a cuore". E non è neanche roba per soli uomini, sostiene Caroline Schlunke, 26 anni, della lista "più donne", praticante avvocato. Ha un passato nel volontariato sociale.  Per lei il Ticino è ancora troppo maschilista: "Mi batto per la parità di genere, per l’uguaglianza uomo/donna. Siamo ancora in poche dentro le istituzioni".
Si muove in un contesto più ideologico Lea Schertenleib, 19 anni, del Partito comunista (lista Verdi e Sinistra alternativa), studentessa di pedagogia a Friborgo: "La nostra responsabilità è quella di spostare gli equilibri più a sinistra, conquistando il secondo seggio - spiega -. I temi che mi stanno a cuore sono la lotta al precariato e quello per il diritto allo studio". Politicizzato anche il giovanissimo Yannick Demaria, 18 anni, studente, che elenca le ragioni del suo impegno: "Lotto per una società diversa rispetto a quella attuale, dove esistono forti disparità salariali, dove la gente fa più fatica, dove il lavoro è sempre più precario, dove l’emergenza climatica è ormai una priorità". Identiche a quelle degli altri ragazzi però le motivazioni di fondo: "È ora che i giovani ci mettano la faccia per il futuro di tutti, per dare nuova linfa ad una politica invecchiata, non più attenta ai bisogni della popolazione".
Cambiamento è la parola che Kevin Pidò, 23 anni, impiegato nella logistica, nel movimento di Montagna Viva da quando aveva 18 anni, mette al centro del proprio impegno: "I giovani di qualsiasi parte politica, di destra e di sinistra, hanno in comune una visione nuova della realtà e del futuro. Cambiamento è la parola che ci accomuna".
Valérie Baggi, 23 anni, studentessa a Ginevra (Generazioni giovani del Sopraceneri), si è messa in gioco con una visione "adulta", molto ‘politique politicienne’: "Voglio dare il mio contributo per rafforzare i partiti di centro, che non sono quelli della via di mezzo, ma quelli che sanno dare risposte concrete ai problemi reali", afferma, convinta della bontà della congiunzione Ppd e Plrt. Il suo tema di battaglia è l’emigrazione. Ha alle spalle diverse esperienze di solidarietà a favore dei migranti a Catania, Como, Giubiasco.
In politica "perché noi nel 2050 ci saremo ancora", riflette Andrea Ghisletta, 25 anni, economista, del Ps: "Perché le condizioni di vita fra trent’anni dipenderanno dalle scelte che si fanno adesso. Quello che accomuna i giovani di tutti i partiti è uno sguardo che va al di là del presente, che considera il lungo termine". Senza troppe illusioni elettorali: "Esserci è importante per portare i primo piano le questioni che ci stanno a cuore per cambiare la Svizzera". I suoi: quello ambientale e quello pensionistico. "Due temi dove esiste un grande conflitto generazionale".
Il futuro è il "leitmotiv" di Emanuele Mobiglia, 20 anni, studente di medicina, dei Verdi liberali. "Sono entrato in politica perché se il futuro appartiene alle giovani generazioni è meglio iniziare subito". Per lui la questione più importante è quella ambientale. Ma senza ‘ismi’: "Niente in contrario allo sciopero per il clima, ma attenti: non bisogna sacrificare la nostra preparazione, la nostra istruzione. Quella ambientale è una sfida da affrontare senza esasperazione. Facendo qualcosa di concreto. Non ci accontentiamo più delle parole".
cmazzetta@caffe.ch
13.10.2019


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