Quali saranno i "vertici" della coalizione di destra
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Una leadeship udc
per la nuova destra
LIBERO D'AGOSTINO


Dopo le batoste elettorali alle cantonali e alle federali, la Lega assomiglia al "Visconte dimezzato" di Italo Calvino. Divisa tra il richiamo primitivo della protesta e le responsabilità istituzionali con due ministri al governo. Ma a differenza del nobile Medardo di Terralba, per il leghismo non si vede nessun dottor Trelawney, nessun leader, capace di ricucire assieme le due parti. Anzi, c’è chi come l’ex presidente democentrista Pierre Rusconi ritiene indispensabile una fusione con l’Udc per compattare la nuova destra ticinese. Una destra che avrebbe, però, sulla plancia di comando il partito di Piero Marchesi. Per uomini, programmi e propositività  politica,  solo l’Udc è oggi in grado di assicurare la leadership di un’area che raccoglie quasi il 30% dei consensi.
La Lega non è morta. È in coma. Ma a rianimarla non sarà il nuovo quadrumvirato, Boris Bignasca, Michele Foletti, Roberta Pantani e il ministro delle Istituzioni Norman Gobbi, che ha sostituito il regime dei colonnelli e di cui il Mattino non ha dato neanche notizia. Nè basterà rispolverare l’anima sociale con gli slogan del 2007 sulla tredicesima Avs e la cassa malati unica, perché il leghismo del 2019 non più essere quello del ‘91, come ha ben capito Gobbi. Per questa nuova fase mancano, però, idee e programmi.
Persino il Mattino, che era il vero propulsore della Lega, non fa più presa. Con la sua maniacale ripetitività  è ormai solo l’eco triste del declino di una forza politica che tra il 2011 e il 2015 aveva più che raddoppiato i suoi elettori passando dal 7,4% al 15,4%, mentre negli ultimi sei mesi ha perso quattro seggi a Bellinzona e uno a Berna. Ma manca, soprattutto, un leader, quella  "Guida" invocata da tutti, capace di reinterpretare lo spirito originario, di "emozionare la gente" per dirla col deputato  Andrea Censi.
"L’Udc ci sta sopravanzando perché lavora bene, da noi non si sa più chi comanda" ha avvertito Riccardo Braga, autentico leghista della prima ora. A guardare lo stato maggiore di via Monte Boglia non si vedono potenziali leader. Il giovane Bignasca ha l’irruenza del padre Giuliano ma non la sua genialità; Marco Borradori è troppo accomodante per rilanciare con polso fermo il movimento; Foletti è eccessivamente istituzionale; il ministro Claudio Zali è poco empatico e per nulla comunicativo; Pantani e Lorenzo Quadri hanno determinazione ma non carisma. L’unico leader possibile, se non fosse impedito dalla carica ministeriale, sarebbe Gobbi: ottimo comunicatore, idee chiare e autorevole agli occhi del popolo leghista, nonostante stia a mezzadria con l’Udc. Ma, forse, anche per questo avrà un ruolo di spicco nella destra sovranista a guida democentrista.
Tutt’altre prospettive per l’Udc che, per quanto ancora elettoralmente al di sotto della Lega, nella scorsa legislatura le ha dettato l’agenda politica con un diluvio di atti parlamentari, col successo dell’iniziativa "Prima i nostri",   la richiesta del referendum finanziario obbligatorio,  col voto che ha affossato la sperimentazione della riforma scolastica e le 11 iniziative sugli sgravi fiscali per il ceto medio e le imprese.
La nuova destra ticinese ha già una leadership ben profilata: il presidente udc Marchesi che ha segnato con successo la svolta del partito,  Sergio Morisoli, il teorico di quel "liberalconservatorismo" che potrebbe evitare ai democentristi il rischio esaurirsi nella monotematicità antieuropea, e Marco Chiesa, il volto moderato di un sovranismo che piace anche alla destra del Plrt e del Ppd.
ldagostino@caffe.ch
(2 - continua)
10.11.2019


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