I nodi da sciogliere nella nuova legislatura con più "verde"
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Cercare i compromessi
non risolve le sfide future
CATTACINI, GUILLAUME, STOJANOVIC E LOB


Il clima prima di tutto. Sia perché l’emergenza ha raggiunto punte preoccupanti, sia perchè la cosiddetta Onda Verde che ha caratterizzato recenti elezioni nazionali influenzerà il dibattito politico e la ricerca di soluzioni. L’agenda della legislatura che si appresta ad iniziare, dopo i ballottaggi cantonali per i seggi al Consiglio degli Stati, sarà indubbiamente influenzata dal dibattito ambientale. Molto e molto più di prima secondo le analisi dei notisti di politica federale del Caffè. Ma a costruire il Dna del dibattito dei prossimi quattro, saranno anche temi e problemi che da tempo la Svizzera affronta e si trascina senza trovare una soluzione efficace e condivisa. I costi della salute, con la conseguente esplosione dei premi delle casse malati, i rapporti con l’Unione europea e i loro addentellati diretti e indiretti con la presenza degli stranieri e il mercato del lavoro.


La ricerca del compromesso non facilita le sfide globali
Sandro Cattacin
La legislatura passata non è stata generosa con le soluzioni ai problemi che assillano la Svizzera. Il parlamento eletto nel 2015 rimarrà segnato dalla discussione sulla tassa sul carburante, dalla revisione dell’Avs e, dopo il voto del 9 febbraio 2014, dalla crisi nelle relazioni con l’Ue.
I tre dossier non sono avanzati e i relativi problemi chiave restano da risolvere nella nuova legislatura. Infatti, negli ultimi quattro anni, l’aumento della tassa sul carburante è stata rifiutata dal Consiglio nazionale, la revisione dell’Avs è stata accettata dal popolo solo dopo un lungo e difficile dibattito, ma in ogni caso resta un compromesso scoraggiante, ed infine, è rimasta irrisolta la questione dell’accordo quadro con l’Unione Europea.
Questo bilancio poco esaltante non indica una mancata volontà di risolvere problemi da parte dei nostri parlamentari, ma piuttosto il blocco del parlamento durato quattro anni, spiegabile con la presenza di posizioni conservatrici e inconciliabili. Infatti, le elezioni del 2015 si sono svolte sotto il segno dell’iniziativa antieuropea e antistranieri dell’Udc, accettata dal popolo.
Anche le elezioni dello scorso ottobre hanno avuto una caratteristica di voto popolare. Non sono stati più l’Europa e la migrazione al centro della campagna, ma l’ecologia, tema che ha sensibilizzato una parte importante della popolazione. Eccetto i partiti della destra conservatrice, quasi tutti gli altri si sono schierati per una svolta ecologica della Svizzera.
Se il risultato delle elezioni del 2015 ha premiato le posizioni Udc e filo-Udc, quello del 2019 le posizioni ecologiche. La legislatura che si apre ora sarà marcata da questo voto e possiamo aspettarci delle risposte legislative negli ambiti che riguardano la salvaguardia dell’ambiente: tassa sui carburanti, uscita proattiva dal nucleare, svolta energetica, sostegno all’economia verde.
Ma cosa succederà con gli altri problemi da affrontare? La revisione dell’Avs inizierà in questa legislatura, ma non possiamo aspettarci quel salto di qualità che tutti vorremmo. È un nodo intricato che oppone posizioni distanti: quelle più sociali e garantiste, contro quelle più liberali volte a smantellare diritti acquisiti.
Anche l’Europa non sarà un capitolo facile da trattare, poiché la discussione sarà avvelenata dall’iniziativa dell’Udc contro la libera circolazione, ed inquinata dalle sorti della Brexit.
Anche se possiamo immaginarci di trovare un compromesso per un accordo quadro con l’Unione Europea sostenuto dalla coalizione pro-europea, che sembra avere una maggioranza anche nel nuovo parlamento, non possiamo dedurne un’accettazione da parte di Bruxelles.
Il sistema politico svizzero, dei compromessi, delle molte possibilità di blocco, della lentezza, utile a trovare soluzioni accettabili a sinistra e a destra, ma anche valide per tutti i 26 cantoni, sembra essere poco adeguato a rispondere alle sfide globali che necessitano reattività, ma soprattutto una partecipazione al concerto internazionale, con precisi doveri e diritti.
Il nuovo parlamento è ringiovanito e cambia anche volto dal punto di vista delle maggioranze. Magari questa aria nuova sarà in grado di cambiare le dinamiche di voto in direzione di scelte più coraggiose e meno ostruzioniste.


La sfida climatica ci "riscalderà"
Michel Guillaume
Gli eletti che inizieranno la nuova legislatura il prossimo 2 dicembre non avranno tempo di scoprire il fascino della città di Berna. Dovranno chinarsi subito sul dossier complesso del clima, prima ancora di affrontare la riforma dell’Avs e la questione europea.
Il tema più caldo sarà sicuramente la sfida climatica. Per rispettare gli impegni presi alla Conferenza di Parigi del 2015, il Consiglio federale punta alla neutralità climatica nel 2050. Per arrivarci, bisogna concretizzare una legge sul Co2. Una missione ardua che in un primo momento è naufragata un anno fa in Consiglio nazionale.
Ma quest’anno, il Consiglio agli stati ha ripreso il dossier, decidendo per misure vincolanti, di cui la più simbolica è la tassa sui biglietti aerei, che oscillerà da 30 a 120 franchi a seconda della destinazione. Il senato ha previsto anche delle misure compensatorie per l’importazione di veicoli che consumano più di 95 grammi di Co2 per chilometro. Non è proprio una tassa in senso stretto, ma si tradurrà lo stesso in un aumento del prezzo della benzina da 10 a 12 centesimi al litro. Il dossier ora passa al Consiglio nazionale. Un referendum appare inevitabile, il popolo dovrà decidere a fine 2020.
Secondo dossier importante: la riforma dell’Avs. Dopo il fallimento in votazione popolare del progetto "Previdenza vecchiaia 2020" di due anni fa, il Consiglio federale ha separato i due pilastri, affrontando prima l’Avs, prima di passare alla previdenza professionale. Qui, il progetto del ministro Alain Berset non è così esplosivo come le proposte degli esperti dell’Ocse o dei giovani Plr, che hanno immaginato questa settimana l’innalzamento dell’età della pensione a 66 anni o a 67 anni per tutte le donne e per tutti gli uomini. Tuttavia: il Consiglio federale vuole armonizzare l’età pensionabile, che si traduce nell’aumento da 64 a 65 anni per le donne. Anche se il goveno ha previsto per le donne delle misure compensatorie, la sinistra rifiuta di entrare in materia fintanto che la parità salariale non sarà realizzata. Quanto alla destra, essa contesta l’innalzamento dello 0.7% dell’Iva previsto per combattere il deficit dell’Avs.
Terzo dossier chiave: l’Europa. L’acceso dibattito di una campagna elettorale non si è prestato a un dibattito razionale e il Consiglio federale ha preferito congelare il dossier sull’accordo istituzionale negoziato dal segretario di Stato, Roberto Balzaretti. Per non turbare Bruxelles, il governo ha preferito non andare oltre. Lo scorso giugno, piuttosto che sottoscrivere l’accordo, ha scritto una lettera alla Commissione europea, poi non ha fatto altri passi. In questa lettera, domanda chiarimenti su tre punti controversi in Svizzera: le misure di accompagnamento per proteggere il livello dei salari svizzeri, gli aiuti di Stato e la direttiva sulla cittadinanza che garantirebbe un accesso facilitato ai cittadini europei alle nostre assicurazioni sociali.
Il dossier resterà bloccato fino alla votazione sull’iniziativa dell’Udc che vuole disdire l’accordo con l’Ue sulla libera circolazione delle persone, prevista nel maggio 2020. L’associazione mantello "economiesuisse" vorrebbe sottoscrivere l’accordo più velocemente, ma i sindacati vogliono riaprire le negoziazioni, anche se l’Ue lo ha sempre escluso. Impossibile quindi prevedere quando il popolo si pronuncerà su questo oggetto.

L’incertezza degli Accordi con l’Ue
Nenad Stojanovic
Questa domenica 10 novembre conosceremo l’esito di tre ballottaggi per il Consiglio degli Stati. Salvo sorprese, Ginevra dovrebbe eleggere alla Camera dei cantoni due rappresentanti della sinistra, Carlo Sommaruga (Ps) e Lisa Mazzone (Verdi). Anche nel Canton Vaud si attende una vittoria della sinistra, con Ada Marra (Ps) e Adèle Thorens (Verdi), e quindi l’uscente Olivier Français (Plr) potrebbe non farcela. Nel Canton Friburgo, infine, dovrebbero essere rieletti gli uscenti Christian Levrat (Ps) e Beat Vonlanthen (Ppd). Quest’ultimo è però incalzato dalla candidata del Plr Johanna Gapany che non si è ritirata dopo il primo turno, provocando mugugni in casa Ppd. Sarebbe però una sorpresa se Vonlanthen, di lingua tedesca, non dovesse farcela, anche perché ciò significherebbe che questo cantone bilingue sarebbe rappresentato da due francofoni (Levrat e Gapany).
Nelle rimanenti due domeniche di novembre si svolgeranno gli ultimi ballottaggi (fra cui quello ticinese, il 17 novembre). A quel punto conosceremo la composizione definitiva del Consiglio degli Stati e, quindi, dell’insieme dell’Assemblea federale. Sarà importante saperlo vista l’elezione (di fatto il rinnovo) del Consiglio federale, prevista per mercoledì 11 dicembre. Riusciranno i Verdi (13,2%, zero consiglieri federali) a ottenere un seggio in Consiglio federale a scapito del Plr (15,2%, due consiglieri federali) o forse del Ps (16,8%, due consiglieri federali)? È uno scenario poco probabile, nel contesto attuale. Bisognerà attendere almeno fino alle elezioni 2023 per vedere se i Verdi sapranno aumentare o per lo meno stabilizzare la loro quota di consensi.
Anche se i Verdi non riusciranno ad entrare nell’esecutivo federale, è poco ma sicuro che la loro avanzata senza precedenti (17 seggi in più nel Consiglio nazionale e probabilmente tre nuovi seggi nel Consiglio degli Stati), così come quella dei Verdi liberali (nove seggi in più nel Consiglio nazionale) avrà un impatto sull’agenda parlamentare della prossima legislatura. I temi ambientali saranno molto di più al centro dell’attenzione e diventerà più facile trovare maggioranze su alcune leggi in favore del clima, per esempio quella su CO2.
I nuovi rapporti di forza avranno ripercussioni anche su un altro tema caldo: i rapporti con l’Ue. Un tema che ha già dominato la scena nella legislatura 2015-2019, dapprima con il dibattito sulla (non) attuazione dell’iniziativa popolare "contro l’immigrazione di massa", dopo in relazione all’accordo quadro fra Svizzera e Ue. Accordo osteggiato dalla sinistra sindacale e dalla destra nazionalista. Ma nel Parlamento attuale risultano indeboliti sia la sinistra sindacale (non sono stati rieletti, per esempio, i socialisti bernesi Corrado Pardini dell’Unia e Adrian Wüthrich, presidente di TravailSuisse, anche se non bisogna sottostimare il ritorno di Pierre-Yves Maillard, presidente dell’Unione sindacale svizzera), così come la destra nazionalista (l’Udc ha perso 12 seggi al Nazionale e la Lega uno su due). È pensabile quindi che i nuovi rapporti di forza possano sbloccare la situazione. Non va però dimenticato che su questo tema potrebbe essere di nuovo il paopolo a dettare l’agenda: molto dipende infatti dall’esito dell’iniziativa popolare dell’Udc "Per un’immigrazione moderata", su cui si voterà forse già nel maggio dell’anno prossimo. Un suo successo porterà probabilmente alla fine degli accordi bilaterali e aprirebbe un periodo di grande incertezza sul piano politico, economico e sociale (Brexit insegna).

Aerei da combattimento... in pista
Gerhard Lob
Dopo le elezioni di ottobre e gli ultimi ballottaggi in novembre il 2 dicembre 2019 inizia la nuova legislatura della assemblea federale (la 51a). Governo e parlamento non hanno tempo di tergiversare visto che ci sono tanti temi urgenti che devono essere affrontati. Cominciamo con la politica estera. Che futuro ha l’Accordo istituzionale fra la Svizzera e l’Unione europea (Ue)? La sfida è molto grande per il consigliere federale Ignazio Cassis se rimane Capo del dipartimento esteri. Riesce a chiudere questo dossier? Molto importante per i rapporti con l’UE sarà l’esito della votazione sulla Iniziativa per la limitazione lanciata dall’Udc che in sostanza chiede una fine della libera circolazione delle persone. La battaglia si preannuncia aspra. Se non si vuole rischiare di perdere questa battaglia il consiglio federale ma anche il parlamento devono pensare di consolidare rispettivamente creare nuove misure fiancheggiatrici per proteggere il mercato di lavoro. Con la recente proposta di una rendita ponte per gli over 60 senza lavoro che hanno esaurito le indennità di disoccupazione si è fatto un passo. Ma sarà sufficiente?
Tante discussioni possiamo aspettarci nell’ambito della politica interna per il tema eterno della previdenza vecchiaia. Il finanziamento della Avs come pure delle casse pensioni non è assicurato a lungo termine. Si devono trovare soluzione e l’innalzamento dell’età pensionistico sarà uno dei temi più caldi della legislatura, anche se il Consiglio federale per intanto vuole innalzare questa età solo per le donne da 64 a 65 anni. Una proposta che ha già creato reazioni negative della sinistra. Invece i giovani liberali come pure i verdi liberali vogliono alzare la soglia a 66 anni per ambedue i sessi, altri parlano di nuovi modelli di calcolo che tengono conto dell’aspettativa di vita.
Un ulteriore campo di battaglia - nel vero senso della parola - sarà l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. In settembre la proposta ha superato un primo scoglio nella Camera dei Cantoni, già in questo dicembre il Nazionale potrebbe discutere il messaggio che consente l’acquisizione di nuovi jet per un massimo di sei miliardi di franchi. Quasi sicuramente - in caso di approvazione - verrà lanciato un referendum, in autunno 2020 ci potrebbe esser la votazione popolare che sarà una sfida in particolare per la consigliera federale Viola Amherd se vuole evitare la debacle che ha subito il predecessore Maurer col Grippen nel 2014.
Nell’ambito della politica economica c’è l’iniziativa popolare "Per imprese responsabili" depositata nel 2016 che chiede più rispetto delle imprese per i diritti umani riconosciuti a livello internazionale e le norme ambientali. Questa verrà sottoposto prossimamente al popolo visto che finora il parlamento non ha trovato una via che soddisfi gli iniziativisti.  Anche nell’ambito della politica sanitaria sono pendenti iniziative. Si aspettano proposte sia dal consiglio federale sia dal parlamento (come affrontare la esplosione dei costi).
"Last but not least" c’è tutta la politica ambientale. Dopo il rafforzamento del blocco Verde, dovreebbe crescere la pressione del parlamento sul governo affinché presenti proposte concrete contro il cambiamento climatico. Nuove proposte si aspettano dalla consigliera socialista Sommaruga capo del dipartimento competente.
10.11.2019


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