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Le tradizionali forze politiche in perdita d'attrazione
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Le nuove liste civiche
alternative ai partiti
CLEMENTE MAZZETTA


Per la serie "il partito me lo faccio da me", anche in questa tornata elettorale si assiste a un fuggi-fuggi dai partiti tradizionali. Soprattutto da quelli di centro, dal Ppd e dal Plrt, che costituiscono l’ossatura del sistema democratico-partecipativo del cantone, usciti malconci dalle ultime votazioni cantonali e federali.
Ecco qualche esempio: a Locarno il consigliere Marko Antunovic se ne va dal Plrt. Per le elezioni comunali di aprile si presenta in lista con i Verdi dove troverà Fiorenzo Cotti, in passato Ppd (era in lista per "Generazione giovani" nel 2003). A Lugano, Giovanni Albertini, giovane promessa dei popolari democratici, si candida con un partito tutto suo (Ticino & Lavoro). Imbarca sulla lista per il Municipio anche Sara Beretta Piccoli, un’altra ex ppd, votatissima quattro anni fa ma esclusa dalla lista per il municipio. A Vico Morcote il sindaco plrt, Giona Pifferi, si candidata con una lista civica, contro quella ufficiale del suo partito. Così pure a Morcote, il sindaco uscente Nicola Brivio - che nel 2017 era in corsa per diventare presidente del Plrt - ha messo in campo una lista civica con tutti e tre i suoi municipali liberal-radicali. Contro quella del Plrt. Quest’ultimo è solo il caso più paradossale dei tanti episodi di abbandono della "casa madre", del partito di riferimento.
Ma non può essere soltanto una questione di incomprensioni e litigi. Solo banali storie di ambizioni. Questa sequela di episodi conferma piuttosto il calo di appeal del partiti tradizionali, usciti delegittimati dalle ultime elezioni (a rappresentare il Cantone a Berna, agli Stati, ora è la sinistra rosso-verde e la destra Udc-lega). E quasi una legge fisica: perdendo voti, diminuendo il loro volume, il loro peso "sociale", perdono anche capacità di attrazione. La gente se ne va.
La forza centripeta dei partiti, che in passato era data dall’autorevolezza, dall’ideologia - ma anche dalla capacità di assegnare posti e di promuovere carriere - non riesce più a tener legato nessuno. Non solo gli elettori, ma anche gli attivisti, i municipali, escono dall’orbita di attrazione. Ne è un esempio Michele Bertini, vicesindaco di Lugano, che ha preferito la carriera professionale ritirandosi da quella politica. "Non mi riconosco più nelle dinamiche partitiche", ha detto chiudendo il discorso.
Nei partiti si sta come su un’auto che corre all’impazzata sulla tangenziale, spinti all’esterno e senza barriera di protezione. E così si ripiega sul partito à la carte, a proprio gusto. Proliferano le liste civiche a Morcote, Monteceneri, Mendrisio, ma anche a Biasca, Riva San Vitale, Gambarogno,  Balerna….
"È un movimento lento ma inarrestabile", sottolinea Giovanni Cossi, sindaco di Vernate, che festeggia quest’anno i vent’anni della sua lista civica. "Noi rappresentiamo la risposta alla crisi dei partiti, sempre più incapaci di dare risposte ai problemi e la gente. Chiusi nelle loro quattro mura soltanto a nominare funzionari e rappresentanti nei vari consigli d’amministrazione in base a criteri di fedeltà e non di competenza", spiega Cossi, che pur proviene dalle fila del Plrt. Si considera liberale, ma reputa i partiti incapaci di confrontarsi con la realtà. "Oggi la gente si forma un’opinione con la tv, i social, la radio non più nei grotti o nelle sacrestie".
Proprio le nuove modalità comunicative, i social, che hanno bisogno di immediatezza e sintesi, hanno da una parte agevolato il sorgere di movimenti, liste civiche, e dall’altra reso evidente i limiti dei vecchi partiti, dei loro rituali, incapaci di comunicare nell’immediatezza del presente.
cmazzetta@caffe.ch
09.02.2020


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