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I consigli anticrisi del presidente del Ps, Christian Levrat
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"Si difendano i salari
ma anche i lavoratori"
ANDREA BERTAGNI


Non basta sostenere gli infermieri applaudendoli ogni sera dai balconi, ora è arrivato il momento di aiutare davvero le persone che ci hanno aiutato a ridurre l’impatto della pandemia e dare una mano a chi è rimasto indietro". Christian Levrat, presidente del Partito socialista (Ps) svizzero, vuole insomma passare dalle parole ai fatti, dagli applausi agli interventi concreti. Come dice in questa intervista - che ha rilasciato in esclusiva al Caffè, al SonntagsBlick e a LeMatinDimanche - in cui spiega la campagna di solidarietà lanciata dal Ps il cui simbolo è una bandiera rossa.
Ripartire dunque, ma come?
"La ripresa non potrà non passare dai lavoratori e dagli investimenti. Servono subito stipendi e condizioni di lavoro dignitose soprattutto per quelle persone che sono state al fronte e molto spesso sono mal pagate. Penso agli infermieri, al personale della vendita, ai servizi postali, agli impieghi nella logistica. La solidarietà non può essere solo di facciata, non può andare bene solo nelle situazioni di emergenza. Bisogna anche agire".
Agire significa anche maggiori investimenti?
"Assolutamente sì. Soprattutto in questo momento è necessario riprendere in mano e accelerare tutti quegli investimenti nelle opere pubbliche che sono stati interrotti o sono stati pianificati. Mi rivolgo alla Confederazione, ai Cantoni, ai Comuni. A tutti gli enti pubblici chiedo di realizzare subito tutti i progetti sul tavolo e nel cassetto per ridare fiato all’economia".
Quindi, secondo lei, finora non si è fatto abbastanza?
"Se penso alle prime misure in favore dell’economia mi viene da dire che sono state abbastanza lacunose, perché hanno lasciato indietro le persone che facevano più fatica, penso, ad esempio, ai lavoratori indipendenti. Tutti questi lavoratori hanno dovuto fare salti mortali e li stanno ancora facendo".
Suona quasi come una bocciatura per il Consiglio federale.
"Sul piano sanitario l’Esecutivo ha agito in modo competente, anche se certe decisioni sono state prese in ritardo soprattutto pensando a quello che è avvenuto in Ticino e in Romandia. Se però oggi possiamo dire di aver voltato pagina nel contrasto al coronavirus è anche merito delle scelte prese".
Quindi l’errore è stato lasciare indietro chi faceva più fatica.
"Sì, e questo è stato certamente uno sbaglio. Il successo di una democrazia, di un Paese, si dimostra anche e soprattutto nell’impegno di uno Stato a favore dei più deboli. E purtroppo questa pandemia ha scoperchiato una situazione allarmante con l’emergere di nuove fasce di popolazione che sono precipitate nella povertà".
Da qui le vostre richieste. Ma dove prendere i soldi?
"Crediamo che la Banca nazionale svizzera (Bns) debba sforzarsi di più per sostenere l’economia senza limitare troppo i suoi interventi. L’obiettivo è quello di evitare a tutti i costi una rivalutazione del franco svizzero. Solidarietà significa sopratutto aiutare il potere d’acquisto dei cittadini, non favorire le aziende con inutili sgravi fiscali e perseguendo le ricette della destra che puntano allo smantellamento dello Stato sociale".
Sembra quasi una difesa dello Stato, la sua.
Lo è. La pandemia ha dimostrato la capacità di uno Stato solido come il nostro di far fronte a un’emergenza sanitaria senza precedenti. Il coronavirus ha messo in evidenza l’importanza di un ente pubblico forte. E ora bisogna continuare a difenderlo. Perché è continuamente sotto attacco".
Prima della pandemia si parlava di onda verde. È già affievolita?
"No, per niente. Gli investimenti a cui ho fatto riferimento prima devono essere promossi soprattutto a favore dell’ambiente, delle energie rinnovabili, degli impianti fotovoltaici. Sono da fare ora. Anche per dare lavoro alle aziende".
abertagni@caffe.ch
23.05.2020


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