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In barca a vela
per rinascere
MAURO SPIGNESI


La barca e il mare come scuola di vita. Come stimolo per programmare un percorso di crescita. "Perché stare in crociera è un impegno, si passano le giornate in un ambiente piccolo, racchiuso in pochi metri e pochi ambienti.  Tutti si mettono alla prova". Cristina Lombardi ha fatto la skipper per tanti anni, ha partecipato a crociere e navigazioni in solitaria. E proprio durante un viaggio ha incontrato un gruppo di ragazzi che sulla barca a vela cercavano di scacciare le difficoltà, di crescere. "È un metodo che mi è piaciuto molto, e allora l'ho portato con me, in Ticino".
Così, con alcuni amici, Lombardi tre anni fa ha fondato "Il Sorgitore", associazione "no profit" che si occupa appunto di progetti per lo sviluppo delle capacità individuali di ragazzi in difficoltà. "La navigazione a vela è uno straordinario strumento educativo per la prevenzione e il recupero del disagio psico sociale degli adolescenti".  Il primo viaggio è stato fatto l'anno scorso. "Siamo partiti per 8 settimane, quest'anno saranno 10. Ci sembra un periodo adeguato, perché si perde qualche giorno nell'ambientamento e  alla fine, quando c'è già aria di ritorno a casa, non c'è concentrazione".
I cinque ragazzi, tutti ticinesi, che un mese fa hanno mollato gli ormeggi, hanno fatto tappa in Sicilia, a Vulcano. Sono giunti da La Spezia e hanno fatto rotta su Napoli. Poi faranno sosta in Sardegna e infine punteranno in alto mare per un lungo tratto di dieci giorni dal Portogallo alle Azzorre. Il tutto a bordo di una Sun Kiss 47 (14 metri) del 1989, attrezzata per la navigazione d'altura. "L'idea è quella di lanciare una sfida, ma non in senso agonistico. Piuttosto con se stessi, superare le paure, far saltare certe convenzioni e sviluppare il rapporto con gli altri - riprende Lombardi -. Per stare in una barca così tanto tempo servono regole condivise e certe, alcune dettate dalle situazioni che vengono a crearsi, e molta disciplina. Anche se noi poi cerchiamo di non fare un decaloghi troppo rigidi perché i ragazzi, soprattutto a quell'età, devono avere il loro spazio d'azione e non sentirsi prigionieri. Chi vuole può sbarcare in qualsiasi momento". Secondo il progetto dell'associazione il mare serve per creare una "rottura con l'ambiente abituale, serve per responsabilizzazione i ragazzi, sollecitare maggiore autostima necessaria per superare i problemi. In una barca, in un ambiente piccolo e chiuso, tutto diventa più difficile, siamo tutti in prova, si stacca ogni legame con la realtà. Non hanno neppure telefono, a bordo".
L'associazione è nata sulla falsariga di altre realtà che esistono e funzionano molto bene in Francia e Italia. "Ho incontrato alcuni di loro - racconta Lombardi - durante una regata. Io vado a vela da tanti anni, ho compiuto anche attraversate in solitaria. Ed era arrivato il momento, mi sono detta, di fare qualcosa di nuovo, di mettere le mie conoscenze, la mia esperienza a disposizione degli altri. Soprattutto di chi non ha la possibilità di salire su una barca, di chi ha difficoltà a trovare una strada propria". Ecco la nascita di skipper che diventano educatori, fanno capire ai ragazzi che se si impegnano riescono a concludere un progetto. Insomma, possono farcela.
"In questa mia avventura - nota - ho incontrato le persone giuste, che avevano la stessa idea. Ecco perché, come si dice, siamo partiti con il vento giusto".
Lo stesso vento che spinge i ragazzi nella giusta rotta. Della vita.mspignesi@caffe.ch
27.05.2012


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