Hanno tra 15-34 anni, saranno la metà della forza lavoro
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Il futuro è dei Millennial
sanno autopromuoversi
ROSELIINA SALEMI


Coccolati alle sfilate, lanciati come influencer, studiati all’Università. Sono un brand, una categoria, un fenomeno. Sono i Millennial. La prima generazione ad avere un’identità forte e definita dopo i Boomers. Rivoluzionari, ma senza slogan, né cortei. Disinibiti, ma senza rivendicare. Tecnologici, ma con naturalezza. Vivono sui social, hanno un’app per tutto, si muovono online e offline. Hanno già le loro star. Lily-Rose Depp (il papà è Johnny). Gigi e Bella Hadid modelle-stiliste-icone sexy. Lucky Blue Smith, teen idol già padre a 19 anni. Ma anche ragazzi emersi dalla rete con mestieri difficilmente classificabili. Rupi Kaur è diventata una poetessa da un milione di copie postando pensieri e disegni su Instagram. Jenna Marbles, è famosa per i video comici. Un po’ come Whinderssonnunes, (Whindersson Nunes) ventiduenne che ama farsi vedere a torso nudo mentre recensisce film. PewDiePie, (Felix Kjellberg) il "re" è un gamer svedese seguito da 54 milioni sul suo canale You Tube. È diventato ricco commentando videogiochi, ha sfornato il bestseller "This book love you", raccolta di  frasi motivanti del tipo: "Non essere te stesso. Sii una pizza. Tutti adorano la pizza".
Secondo Forbes, i Millennial (definiti in maniera ampia tra i 15 e i 34 anni) nel 2020 saranno il 51% della forza lavoro. Il 54% è laureato, contro il 49% della "generazione X" e il 36% dei Boomers: sulla carta sono in vantaggio. Ma l’accelerazione è ancora più forte nel caso dei Millennial puri, detti anche Generazione Z, nati cioè tra fine del secolo scorso e l’inizio del nuovo, si fanno notare, eccome. Non solo scalpitanti "figli di" come Kaia Gerber, nuova stella nel firmamento delle top model (la mamma è Cindy Crawford) e Thylane Blondeau, ex bimba scandalo delle foto sexy su Vogue quando ancora andava alle elementari, ma attrici nate come le quattordicenni Bella Ramsay (Lyanna Mormont nell’acclamata serie il Trono di Spade) e Millie Bobby Brown (minidiva di Stranger Things). Quindici ne ha Elisa Maino, web talent di Riva del Garda che non canta, non balla, ma ha un milione di followers su Musical.ly, il social dei playback e un altro mezzo milione su Instagram. Trasmette emozioni. Pubblica pensieri che migliaia di ragazzi leggono, ascoltano, vedono. Il suo primo romanzo "#Oops" (Rizzoli) è in classifica.
"I sedici-diciottenni hanno già tutte le caratteristiche di un profilo di rottura", sostiene Paolo Ferri, ordinario di Teoria e Tecniche dei nuovi media all’Università di Milano-Bicocca, autore di "Nativi digitali" (Rizzoli). Puntano al "fare"/ giocare, a risolvere problemi. "Padroneggiano una forma di comunicazione trans-mediale del tutto nuova - riprende Ferri -, usano il networking come modo di affermazione. Piuttosto che fare concorsi, s’inventano qualcosa. Creano app, producono video che sono un’integrazione della loro identità. Scrivono su piattaforme di social reading come Wattpadd però poi si autopromuovono e trovano un editore. Non vanno a chiedere un prestito in banca, sperimentano forme di crowfounding per le loro start-up". Sono connessi 24 ore su 24. Se vogliono un paio di scarpe nel cuore della notte, non pensano "e tutto chiuso". Vanno su Yoox Net-à-Porter, Shoescribe, Zalando e confrontano le offerte. Mentre sono in metropolitana, prendono un appuntamento su Tinder, vendono e comprano su Shpock (Shop in your PocKet) mercatino online via cellulare. Non hanno bisogno di negozi, né agenzie di viaggio. È in atto un profondo mutamento dell’economia. Spendi per quello che ti serve, non per adeguarti a uno status. Avreste previsto il successo del car sharing? Vuol dire l’auto non è più must-have.
Ma c’è anche qualcos’altro. "Sono l’ennesima incarnazione del mito della giovinezza", osserva Giulia Sissa, storica dei comportamenti e delle idee, docente all’Università della California. Nel secolo scorso venivano valorizzate esperienze e conoscenze, oggi l’età ha valore in quanto tale. Contemplare la giovinezza permette di partecipare alla giovinezza. "Niente è più ricorrente del culto del ricominciare - nota Sissa -, delle forze nuove, della freschezza. I giovani sono belli quindi piacciono a tutti; i vecchi a nessuno, neppure a loro stessi".
08.07.2018


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