Lo sciopero del clima, gli slogan e il futuro per gli studenti
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"Lanciamo un segnale
per fermare i veleni"
ANDREA BERTAGNI


Siamo qui per lanciare un segnale ai governanti: per fermare le emissioni ci sono le soluzioni". Gli sguardi avanti, le voci in alto. Erano migliaia i giovani che hanno sfilato in corteo venerdì a Bellinzona, urlando a squarciagola "giù le mani dal nostro futuro". Giovani provenienti da tutto il Ticino, che hanno raccolto l’invito dell’attivista svedese Greta Thunberg a mobilitarsi per il primo sciopero mondiale per il clima. "Scioperare però non servirà a niente, se non partirà già domani l’impegno ecologico". A parlare è Usman Iffhkbar, studente di 18 anni di Lugano. Accanto a lui c’è Giacomo Ponti, suo coetaneo e amico. "Riciclare il clima non è possibile: bisogna agire prima che sia troppo tardi". Hanno le facce serie. A volte sorridono. Altre urlano i ragazzi che hanno scelto di scendere in strada per riprendersi il futuro. "Molte persone a parole dicono di spendersi a favore della sostenibilità - aggiunge Dana Paluello, 16enne di Lugano - ma in realtà fanno ben poco". Ecco perché il "popolo di Greta" chiede fatti. Non discorsi. "Facciamo sentire la nostra voce altrimenti non cambierà mai niente", sostiene Erica Bulian, 17 anni. Chiara Ceres, 18 anni, arriva anche lei da Lugano. "Il potere economico è in mano a poche persone: basterebbe prendere alcuni provvedimenti e la Terra ne gioverebbe". Hanno le idee chiare. E vogliono farle sentire. "Se oggi manifestiamo è perché abbiamo a cuore il nostro futuro - prosegue Nickolas Raguso, 17 anni - è normale avere a cuore la natura, o no?".

an.b.
17.03.2019


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